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BIENNALE ARTE DI VENEZIA 2026
Accanto alla dimensione istituzionale e spettacolare della Biennale, Venezia ospita un tessuto di gallerie d’arte contemporanea eterogeneo e spesso poco leggibile dall’esterno. Un sistema frammentato, distribuito tra centro storico e terraferma, che lavora su tempi lunghi e su un rapporto delicato con il contesto urbano, segnato da turismo, residenzialità ridotta e forte pressione simbolica. Le gallerie veneziane operano oggi tra vocazione internazionale e necessità di radicamento locale, muovendosi in equilibrio tra ricerca curatoriale, sostenibilità economica e visibilità globale.
Ma i termini dell’affermazione, secondo le ricostruzioni del settimanale locale «Daily Maverick», non sussistono. «È prassi comune che i padiglioni siano finanziati da una serie di soggetti, dagli sponsor tecnologici ai collezionisti, dai musei alle gallerie, ecc.», ha spiegato l’artista
All’Arsenale una grande installazione attraverso la quale «spiare» due mondi in un gioco di realtà e illusione
Durante la Biennale 2026, la mostra veneziana di Amoako Boafo si annuncia come uno dei momenti più attesi del programma collaterale: un confronto tra la storia del ritratto europeo e una pratica pittorica che rivendica nuove centralità, nuove soggettività e nuovi immaginari.
L’artista serba ha deciso di iniziare le celebrazioni del suo ottantesimo compleanno nella città lagunare instaurando un confronto diretto con alcuni dei capolavori del Rinascimento veneziano
L’annuncio dell’artista che parteciperà alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte, però, ha portato nuovamente sotto i riflettori la presenza del Paese, il cui Padiglione nel 2024 era rimasto chiuso al pubblico
«Non crediamo che sia diritto o dovere di un Ministro prescrivere o limitare ciò su cui artisti, comunità sportive e pubblico possono o non possono riflettere o reagire», hanno dichiarato Gabrielle Goliath e Ingrid Masondo. Nel frattempo il secondo partito del Paese ha chiesto al Public Protector di aprire un’indagine
Secondo Gayton McKenzie l’opera di Gabrielle Goliath è «altamente divisiva», perché parla di un conflitto internazionale in corso. Ritirare un progetto che parla anche del genocidio a Gaza, per l’artista e il team curatoriale è un abuso di potere e una violazione del diritto costituzionale alla libertà di espressione
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A Punta della Dogana, dal 29 marzo al 22 novembre 2026, una grande mostra dedicata a Lorna Simpson. Il progetto, curato da Emma Lavigne e realizzato dalla Pinault Collection in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York, presenta una selezione ampia e rinnovata del lavoro dell’artista nordamericana
La 61ma Mostra Internazionale d’Arte è l’occasione per inaugurare nuovi allestimenti: dalla Pinault Collection alle Gallerie dell’Accademia, dalla Collezione Guggenheim alla Fondazione Prada...
Un progetto a cura di Luigia Lonardelli con l’Archivio Storico-Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee, per mesi ha messo in dialogo Oriente e Occidente, con un itinerario che, partito in Cina, è ora in India. Nel 2026, destinazione Mongolia (e, per l’Asac, una nuova sede all’Arsenale)
«Helter Skelter» pone in dialogo i due artisti intrecciando identità black, mascolinità bianca e cultura pop in un dialogo senza compromessi
Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, Palazzo Grassi ospita un grande progetto di Amar Kanwar, artista e filmmaker indiano. Al centro della mostra spicca l’installazione «The Peacock’s Graveyard» (2023), parte della Pinault Collection, che racconta oltre trent’anni di ricerca tra cinema documentario, installazione e archivio
Nell'anno della Biennale, Ca’ Pesaro annuncia quella che sarà una delle mostre da non perdere in Laguna la prossima stagione: Jenny Saville, dal 28 marzo al 22 novembre 2026, a cura di Elisabetta Barisoni
La curatrice Diane Lima ha scelto le artiste Rosana Paulino e Adriana Varejão per un padiglione ispirato alla pianta Dieffenbachia, molto bella ma altrettanto tossica
Cresciuto nello Utah, Alma Allen è lo scultore autodidatta scelto per rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia 2026: dalla sua pratica autonoma emerge un’arte che trasforma la materia















