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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliDopo aver fatto tappa al San Francisco Museum of Modern Art e al Whitney Museum di New York, dove resterà in mostra fino al 10 agosto, la retrospettiva «American Sublime» dell’artista statunitense Amy Sherald non arriverà come previsto alla Smithsonian’s National Portrait Gallery (NPG) di Washington. La decisione è stata presa dalla stessa artista, che ha annunciato lo stop dell’intera mostra, a causa delle crescenti preoccupazioni legate alla censura e al contesto politico attuale. Al centro della vicenda si trova una delle opere più recenti e simboliche di Sherald, «Trans Forming Liberty» (2024), un dipinto che reinterpreta la Statua della Libertà con le sembianze di una donna transgender afroamericana. L’opera raffigura la figura vestita di blu, con una parrucca rossa e una torcia colma di fiori, immersa in un fondo rosa acceso. Una composizione che sintetizza lo stile inconfondibile dell’artista, tra colori saturi e ritrattistica sospesa.
Secondo quanto riportato dal New York Times, Sherald avrebbe ricevuto segnalazioni circa “preoccupazioni interne” alla NPG, sollevate per via della possibile reazione del presidente Donald Trump, tornato in carica all’inizio del 2025. Il timore che l’opera potesse risultare provocatoria avrebbe portato a ipotizzarne l’esclusione dalla mostra. A quel punto, Sherald ha scelto di non proseguire con la collaborazione. «Quando ho capito che la cornice espositiva non avrebbe più sostenuto pienamente l’integrità del progetto, ho deciso di ritirarmi», ha scritto Sherald in una lettera al segretario dello Smithsonian, Lonnie G. Bunch III. A suo dire, la proposta di sostituire il dipinto con un video in cui diverse persone commentano l’opera e i temi legati alla visibilità transgender avrebbe alterato il significato stesso della mostra. «Non volevo che il valore della presenza trans venisse trattato come oggetto di discussione in un contesto che dovrebbe celebrare la diversità americana, non negoziarla», ha aggiunto.
Amy Sherald, «Trans Forming Liberty» (2024). Image courtesy the artist and Hauser and Wirth. © Amy Sherald. Photo: Kevin Bulluck
D'altra parte, la cautela del museo non pare eccessiva e infondata, con il clima politico attuale che giustifica un atteggiamento conservativo. Lo Smithsonian è già stato bersaglio di critiche da parte dell’amministrazione, in particolare dopo il decreto «Restoring Truth and Sanity to American History», con cui si minaccia il taglio dei fondi a musei ritenuti «ideologicamente distorti». La direttrice della NPG, Kim Sajet, si è dimessa a giugno, pochi giorni dopo che Trump aveva pubblicamente annunciato il suo licenziamento. Per non parlare delle offensive presidenziali verso la comunità LGBTQ+, con le nuove restrizioni all’assistenza sanitaria per giovani trans, la cancellazione di eventi del Pride Month e la rimozione di riferimenti transgender da alcuni siti ufficiali, come quello del Stonewall National Monument.
Nonostante non sembra che l'annullamento abbia generato astio tra le parti, di certo permane del rammarico. Amy Sherald è infatti una delle figure più rilevanti nel panorama del ritratto contemporaneo, con il suo lavoro che è diventato noto a livello globale nel 2018, quando le fu affidato il ritratto ufficiale di Michelle Obama, ora esposto proprio alla National Portrait Gallery. Se l'esposizione si sarebbe concretizzata, sarebbe stata la prima donna nera vivente a ottenere una mostra personale alla NPG. Una grande occasione persa.
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