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Una veduta degli scavi per la Basilica di Vitruvio a Fano

Foto MiC

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Una veduta degli scavi per la Basilica di Vitruvio a Fano

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Che cosa ne sarà della Basilica di Vitruvio a Fano?

Il re nudo • No a interventi invasivi, bensì utilizzo della luce e della tecnologia virtuale in spazi limitrofi per una migliore comprensione del sito e della città

Se a Fano gli scavi in piazza Andrea Costa hanno confermato i resti della Basilica di Vitruvio, unico edificio che gli studiosi conoscono su cui l’architetto abbia lavorato e che menziona specificatamente nel suo trattato De Architectura, la scoperta di certo rappresenta un ritrovamento di eccezionale valore, considerata la fama del progettista e dell’edificio, descritto come «esemplare» per la progettazione di basiliche pubbliche nell’antica Roma e successivamente modello per quelle cristiane. L’uso della pietra arenaria come materiale costruttivo a vista, la metrica e la definizione sistemica dei rapporti proporzionali interessano inoltre tanto la Basilica, quanto il Tempio di Giove, in asse con la prima e localizzabile al di sotto dell’attuale Chiesa di Sant’Agostino. 

Si ipotizza pertanto, vista la scala e l’insieme degli edifici considerati, Fano quale laboratorio per una vera e propria concezione urbanistica. In questa prospettiva siamo dinanzi a una testimonianza a cielo aperto in cui Vitruvio sperimenta temi e soluzioni spaziali, nonché compositivi, in edifici diversi del foro, dando vita a una sorta di primo piano regolatore documentabile per una città antica. Questa visione progettuale su larga scala, trasferita alla gestione del ritrovamento nel centro storico, pone oggi quesiti di estremo interesse sulla sua valorizzazione, per soluzioni che debbono però superare i facili sensazionalismi o comunque affrettate soluzioni vernacolari in nome invece della costituzione di un auspicabile «parco archeologico urbano» di eco internazionale. Al di là della straordinaria qualità scientifica del rinvenimento, ritengo poco probabile l’ipotizzato ampliamento della superficie degli scavi per il contesto storico su cui insiste, ma nel contempo credo che sia proprio questa dimensione civica, viva e vissuta, a poter fornire una chiave di lettura più puntuale e circostanziata su quella che sarà l’accessibilità e l’identità del sito

Vi è infatti un problema di narrazione, di racconto, che deve essere affrontato e che potrà porre la cittadina marchigiana nel novero delle buone pratiche gestionali per quanto concerne la condivisione del bene pubblico nell’ottica della visione vitruviana. A mio avviso, ricostruzioni fisiche non dovrebbero essere prese neanche in considerazione, in quanto inutili soprattutto se oggetto di spettacolari superfetazioni, mentre bisognerebbe avvalersi della tecnologia virtuale, aumentata e immersiva, in spazi limitrofi dedicati, per offrire gli idonei strumenti per la comprensione del sito e dell’intera città romana. Tutto ciò che permetterà l’evidenza fisica della stratificazione, anche a cielo aperto, sarà invece auspicabile, così come qualsiasi intervento non invasivo, perché no anche impiegando la luce, pensato fenomenologicamente per l’area. Importante sarà anche il racconto contestuale e continuamente rinnovato del rinvenimento, del suo progetto di restauro e il suo inserimento nel contesto cittadino (azione importante sarebbe quella di far «rientrare» l’Atleta di Fano dal Getty di Los Angeles) secondo una calendarizzazione di iniziative che seguano un andamento realizzato su diversi livelli, ponendo l’attenzione sulle fonti, sull’eredità e attualità di Vitruvio e, infine, su una panoramica territoriale più estesa (soprattutto accostando diacronicamente il protagonista con il Rinascimento di Urbino e Pesaro). Grazie a questo rinvenimento, ecco allora la costruzione di un insieme di reti, provinciali e vettoriali (Via Flaminia in primis), naturali per una regione plurale come le Marche, per avvicinare, coinvolgendoli, all’archeologia i tanti interessati che trovano nella scoperta nuovo stimolo per decifrare e capire la complessità, l’autenticità e la bellezza della storia attraverso queste rinnovate radici. 

Solidità, utilità e bellezza, la triade vitruviana, in fondo possono ancora guidarci e rappresentare oggi un messaggio necessario, più che contemporaneo.

Statua del giovane vittorioso («Atleta di Fano»), Los Angeles, Villa Getty

Andrea Bruciati, 12 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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