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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliTutte le sere al tramonto, durante le Olimpiadi (26 luglio-11 agosto), in migliaia si sono riuniti nel Giardino delle Tuileries per osservare l’accensione del monumentale braciere olimpico, opera del designer Mathieu Lehanneur, sospeso in cielo a una mongolfiera. Uno spettacolo così suggestivo (si sta ripetendo durante i Giochi Paralimpici, in corso fino all’8 settembre) che la sindaca Anne Hidalgo ha proposto che il braciere trovi una sede permanente in città. Se in un museo o in uno spazio aperto (con relativi problemi di conservazione) è ora oggetto di valutazioni.
Adesso che i Giochi si sono chiusi, è naturale chiedersi: quale «eredità» per la città? Anche perché, per la prima volta, la voce «eredità» figurava nel budget iniziale del progetto «Parigi 2024» (stimato in 50 milioni di euro su 4,4 miliardi, che però sono più che raddoppiati) e perché le ambizioni degli organizzatori in materia di «sostenibilità» erano alte. L’eredità, materiale e immateriale, andrà molto al di là della fiaccola olimpica. Uno degli obiettivi degli organizzatori era di evitare i «mostri edilizi» che sfigurano il paesaggio una volta concluso l’evento, come accadde ad Atene nel 2004. L’idea era quindi di privilegiare infrastrutture smontabili e modernizzare quelle esistenti, costruendo da zero solo strutture utili a riqualificare alcuni quartieri, in particolare la città di Saint-Denis, nella popolare periferia a nord.
Il nuovo Centre aquatique olympique, sorto accanto allo Stade de France, sarà messo a disposizione dei giovani e delle scuole, mentre il Villaggio degli atleti, un «ecovillaggio» di 31 edifici, verrà convertito in quartiere residenziale. Un altro obiettivo era che il 100% dei siti olimpici fossero raggiungibili con i trasporti pubblici e in bici: sono stati realizzati quindi più di 100 chilometri di piste ciclabili e sono state prolungate diverse linee, tra cui la 14 interamente automatica, che collega l’aeroporto di Orly a Saint-Denis. Interventi urbanistici opportuni ma che, senza controlli, rischiano di far aumentare il costo delle case, a svantaggio delle classi popolari locali. «Parigi 2024» prevedeva inoltre di valorizzare il patrimonio storico cittadino, attraverso cantieri di restauro attivi da anni, compreso quello del Grand Palais che ha permesso di ospitare le prove di scherma e taekwondo. Completati anche i restauri della Chiesa della Madeleine e della facciata di Saint-Eustache, oltre che di celebri fontane come la Fontaine des Innocents e la Fontaine Stravinsky, a Les Halles.
Ma il progetto più ambizioso e complesso prevedeva una Senna più pulita (sede delle prove di triathlon e nuoto di fondo), lungo le cui sponde poter aprire sin dal 2025 siti balneabili, favorendo anche la biodiversità. Una battaglia contro i batteri, per la quale sono stati già spesi 1,4 miliardi di euro dal 2016, ma che non si può dire ancora vinta. Al di là delle inevitabili polemiche che hanno investito i Giochi (e la Senna in particolare), Parigi spera di incassare a lungo termine i vantaggi della splendente immagine da cartolina della città che è stata diffusa in mondovisione e della piacevole esperienza per i turisti, sottolineata anche da diversi media internazionali, per il buonumore che si è respirato in città e l’efficienza dei trasporti e dell’accoglienza dei visitatori. Il bilancio definitivo di queste Olimpiadi si potrà fare solo tra diversi mesi o anni. Intanto l’Ufficio del Turismo di Parigi ha pubblicato i primi numeri sull’affluenza: 11 milioni di visitatori in due-tre settimane, a cui si dovrebbero aggiungere 4 milioni attesi per le Paralimpiadi, in linea dunque con le previsioni.
Luana De Micco
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