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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliOltre alla riconsiderazione storico artistica e alla riflessione critica sull’opera, la rassegna a cura di Vera Fortunati, «Bartolomeo Cesi (1556-1629). Pittura del silenzio nell’età dei Carracci», fino al 22 febbraio al Museo Civico Medievale di Bologna, rappresenta un contributo alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico locale grazie al restauro di quattro opere dell’artista bolognese. Si tratta di dipinti in parte di difficile accesso per il pubblico: «La Trinità e la Vergine adorate dai santi Bernardino da Siena e Sebastiano» (1585-95) della Direzione Generale Irccs-Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna-Policlinico Sant’Orsola, la pala raffigurante «La Madonna con il Bambino in gloria e i santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco» (1590 ca) conservata nella Chiesa agostiniana di San Giacomo Maggiore (proprietà dello Stato attraverso il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno), «San Benedetto seduto» (1590) della Città metropolitana di Bologna e «San Francesco in preghiera» (1607) dei Frati Minori Cappuccini dell’Emilia-Romagna.
Quello di San Giacomo Maggiore (il particolare del volto di san Giovanni Battista) è senz’altro il dipinto più noto per qualità artistica, stratificazione linguistica complessa e anche perché commissionato per la cappella della famiglia Paleotti, quella del cardinale Gabriele (1522-97), che giocò un ruolo fondamentale nell’ambito della «rethorica divina» della Controriforma e nel Concilio di Trento. I lavori sull’opera, iniziati nell’agosto 2025 e terminati due mesi dopo, sono stati diretti da Luca Maioli e Monica Verzani (Soprintendenza unica della Città metropolitana di Bologna) ed eseguiti da Giovanni Giannelli e Barbara Morettini, Laboratorio di restauro Ottorino Nonfarmale di San Lazzaro di Savena (Bo): «All’avvio dell’intervento, spiegano i responsabili, le condizioni conservative dell’opera erano severe, con criticità evidenti relative sia alla struttura di supporto sia agli strati pittorici. La pellicola presentava crettature molto in rilievo, ossidazioni e viraggi cromatici delle numerose e sovrapposte stesure di vernici di restauri passati (documentati quelli del 1773, 1847, 1959, 1986) e delle numerose integrazioni pittoriche pregresse». Dopo indagini diagnostiche, «la pulitura graduale e selettiva della pellicola pittorica, con la conferma della presenza di molti pentimenti in fase pittorica e di alcuni accomodamenti nel tracciamento di alcuni dettagli anatomici, colti e interpretati in fase di restauro e ora pienamente bilanciati e apprezzabili. Il restauro pittorico infatti, sapientemente condotto da Barbara Morettini, ha richiesto una costante e puntuale valutazione critica e una misurata sensibilità nei confronti di un ductus così colto e raffinato, in cui le pennellate di questo straordinario brano pittorico sono a tratti quasi solo sussurrate».
Per quel che riguarda la «Trinità», è stata operata una risarcitura in corrispondenza dello sfondamento della tela vicino al piede di san Sebastiano e sono state rimosse varie sostanze sovrapposte alla pellicola pittorica originale; sono inoltre emersi ripensamenti per la testa di san Bernardino. In merito al «San Benedetto», la restauratrice Patrizia Moro fa notare che dopo la pulitura risulta evidente come il pastorale, finemente elaborato e descritto, si presenti troncato, forse per una collocazione molto alta rispetto all’osservatore. Infine il «San Francesco»: «L’opera, spiega Maura Favali, è stata montata su un nuovo telaio, rintelata e pulita. Eseguiti alcuni ritocchi pittorici, abbiamo proceduto all’eliminazione del particolato atmosferico e alla disinfezione preventiva del telaio ligneo di recente fattura e della cornice».
Bartolomeo Cesi, «La Madonna con il Bambino in gloria e i santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco», 1590 ca, Bologna, Chiesa agostiniana di San Giacomo Maggiore
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