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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliViene presentato oggi, 4 marzo, il restauro, sostenuto dalla Fondazione svizzera Isabel e Balz Baechi, di sei statue seicentesche, realizzate in stucco grezzo, paglia, panni, sostegni lignei e in ferro, risalenti alla decorazione originaria del celebre Teatro Farnese all’interno del Palazzo della Pilotta. Le opere, da tempo conservate nei depositi del museo, vennero danneggiate durante il bombardamento degli alleati il 13 maggio 1944 che praticamente distrusse il teatro poi ricostruito negli anni ’50 e ’60: realizzate insieme al resto della decorazione scultorea in stucco tra il 1617 e il 1618, sono assegnate a Luca Retti (o Reti, Laino, Co, 1598 ca-Parma, 1660 ca), plasticatore ticinese attivo alla corte farnesiana, e alla sua bottega ed erano probabilmente parte di un gruppo scultoreo di figure che miravano a contrapporre allegoricamente la Guerra e la Pace.
«L’intervento di restauro, spiegano le restauratrici Elena Zichichi ed Elena Russo che hanno operato sotto la direzione lavori di Gisella Pollastro, è stato avviato eseguendo le operazioni preliminari di rimozione dei depositi incoerenti e di messa in sicurezza delle porzioni fragili delle statue, come i frammenti distaccati dello strato di finitura e preparatorio dello stucco e di quelli dello strato di imprimitura della tela. Le aree di quest’ultimo interessate in modo critico da un difetto di adesione sono state consolidate e sono anche state eseguite stuccature di contenimento e di sigillatura delle fratture per conferire maggiore stabilità alle superfici e proseguire successivamente con la pulitura».
Le sculture, che raffigurano tre alfieri, due angeli e una figura femminile con decorazione floreale sul petto, sono state posizionate a una a una sul «lettino» delle restauratrici e sottoposte a pulitura, consolidamento strutturale e reintegrazione selettiva delle lacune, operazioni non semplici proprio per la natura polimaterica degli oggetti. Le radiografie a raggi X eseguite con l’Università di Parma e gli studi d’archivio sono serviti a orientare le scelte conservative e il riposizionamento delle opere, solo per alcune nel luogo per il quale vennero realizzate nel Seicento: i due alfieri verticali sono tornati nelle nicchie del proscenio del teatro, mentre per i putti si è pensato a un allestimento nel sottoscala, dove un video documenta le fasi dell’intervento nonché l’integrazione virtuale in 3D nell’allestimento originale. Raccomandano le esperte: «Le opere presentano condizioni di fragilità intrinseca riconducibili sia alle tecniche esecutive e agli interventi subiti nel tempo sia alla complessa vicenda conservativa, segnata da eventi distruttivi e prolungati periodi di ricovero nei depositi: ciò concorre a rendere i manufatti particolarmente sensibili a sollecitazioni meccaniche, vibrazioni, movimentazioni e variazioni ambientali. Raccomandiamo perciò di evitare, se non strettamente necessario, qualsiasi operazione di movimentazione»
Un’immagine della statua dell’alfiere del Teatro Farnese
Un’immagine della statua del puttino del Teatro Farnese
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