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Installation View «OPEN», Palazzo Buontalenti, 2026.

Credit Elisa Norcini. Courtesy of the European University Institute.

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Installation View «OPEN», Palazzo Buontalenti, 2026.

Credit Elisa Norcini. Courtesy of the European University Institute.

Come apparirebbe la nostra vita se le dinamiche invisibili che la sostengono venissero finalmente portate alla luce?

L’Istituto Universitario Europeo apre al pubblico Palazzo Buontalenti con «OPEN», una mostra che mette in dialogo arte contemporanea e ricerca accademica. Il percorso esplora le dimensioni invisibili della realtà economica e sociale attraverso opere, installazioni e nuovi spazi dedicati alla cultura e al confronto

Redazione GdA

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In occasione del suo cinquantesimo anniversario, l’Istituto Universitario Europeo (EUI) apre le porte del suggestivo Palazzo Buontalenti, regalando alla città un nuovo spazio espositivo dove la ricerca accademica e le pratiche artistiche contemporanee trovano un terreno di dialogo inedito. Dal prossimo 8 maggio fino al 12 ottobre, il palazzo storico fiorentino ospiterà «OPEN», una mostra che sfida le convenzioni e invita il pubblico a esplorare le zone d'ombra della nostra realtà economica e sociale.

Curata da Sergio Risaliti e Stefania Rispoli, in stretta sinergia con la storica e alumna Johanna Gautier-Morin, l'esposizione porta a Firenze le opere di artisti internazionali del calibro di Agnieszka Polska, Berlinde De Bruyckere, Eglė Budvytytė, Elena Mazzi, Leone Contini, Riccardo Previdi e Pierre Chastel. Il percorso, che si snoda tra gli ambienti interni e il giardino arricchito da installazioni site-specific, ruota attorno a una domanda cruciale: come apparirebbe la nostra vita se le dinamiche invisibili che la sostengono venissero finalmente portate alla luce?

L'indagine si concentra su processi storicamente marginalizzati ma essenziali per l'esistenza collettiva, declinati attraverso quattro concetti chiave che si fondono fluidamente nel percorso espositivo. Si parte dal recupero di ciò che viene scartato, per esplorare poi l'esaurimento inteso come limite fisico dei corpi e degli ecosistemi. La riflessione prosegue affrontando l'irreversibilità causata dai processi estrattivi, per culminare nel tema della mutazione, vista come l'emergere di nuove forme di adattamento e coesistenza. Un progetto che, come sottolinea Patrizia Nanz, Presidente dell'Istituto Universitario Europeo, rappresenta solo la prima espressione di un'ambizione ben più ampia. Nelle sue parole, «OPEN» non vuole essere un museo tradizionale o una semplice galleria d'arte, ma uno spazio di co-creazione aperto ai cittadini di Firenze e dell’Europa. Un vero e proprio «laboratorio vivente» dove la conoscenza prodotta dall'EUI e la pratica artistica possano viaggiare insieme.

Questa visione trova le sue radici nella ricerca «Measuring the Invisible Economy» condotta da Johanna Gautier-Morin, che evidenzia come il nostro mondo sia profondamente cambiato rispetto all'epoca in cui sono stati concepiti gli attuali indicatori economici. La storica ricorda che da quasi vent'anni si lavora a definizioni alternative per misurare risorse essenziali ma invisibili, come il lavoro domestico o lo sfruttamento naturale. Una sfida democratica che richiede un'immaginazione radicale e che trova in «OPEN» la dimostrazione di come un nuovo dialogo tra arte e scienza sia non solo possibile, ma necessario.

A farle eco è la curatrice, Stefania Rispoli, che descrive la mostra come «il frutto di un lavoro corale capace di incrociare saperi ed energie diverse attorno alle grandi emergenze del nostro presente, dal clima alle disuguaglianze sociali. Un invito, spiega, ad aggrapparsi alla forza dell’immaginazione per prendersi cura del tempo turbolento in cui viviamo». Il progetto non si limita inoltre agli spazi espositivi tradizionali. All’interno del complesso restaurato debutta anche la Sala delle Grottesche, un nuovo hub permanente gestito dall’Agenzia del Demanio e dedicato alla valorizzazione del patrimonio pubblico. A inaugurarlo è l’esposizione fotografica «Memoria e visione» della britannica Gina Soden, che con i suoi scatti immortala le architetture in trasformazione di Palazzo Buontalenti, San Miniato al Monte e dell'ex Caserma Redi.

L'apertura ufficiale alla città è affidata a due serate di Grand Opening, previste per l'8 e il 9 maggio dalle 21:00 alle 23:00. Per l'occasione, il Cortile del palazzo si trasformerà in uno spazio immersivo grazie a «PAX», progetto ideato da Sergio Risaliti. L'evento vedrà le videoproiezioni architettoniche di Vincenzo Capalbo dialogare con un «giardino sonoro» animato dall’Inno alla Pace del compositore Andrea Portera, accompagnato dalle parole di Padre Bernardo, Abate di San Miniato al Monte.

Tutto questo prende vita in una cornice d'eccezione. Palazzo Buontalenti, noto anche come Casino Mediceo di San Marco, porta con sé una storia secolare legata a doppio filo alla famiglia Medici. Nato nel Cinquecento su progetto di Bernardo Buontalenti per ospitare le attività alchemiche del granduca Francesco I, il palazzo ha attraversato i secoli trasformandosi da residenza aristocratica a sede di ministeri e tribunali durante gli anni di Firenze Capitale. Oggi, grazie all'assegnazione di una parte del complesso alla Florence School of Transnational Governance dell’EUI, questo gioiello architettonico ritrova la sua vocazione internazionale, riaprendo le sue porte per confermarsi, ancora una volta, crocevia privilegiato tra ricerca scientifica e visione artistica.

Redazione GdA, 30 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Come apparirebbe la nostra vita se le dinamiche invisibili che la sostengono venissero finalmente portate alla luce? | Redazione GdA

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