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Come in un film. Ritrovate 35 acqueforti di Rembrandt in un cassetto di una casa privata nei Paesi Bassi

Dal cassetto di famiglia al museo: una riscoperta che riapre il dibattito sul valore dell’incisione antica

Ginevra Borromeo

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Trentacinque acqueforti di Rembrandt van Rijn sono state recentemente identificate in un’abitazione privata a Zutphen, nei Paesi Bassi orientali, dove erano conservate da decenni in un semplice cassetto. A confermarne l’autenticità è stata la Rembrandthuis di Amsterdam, interpellata dalla proprietaria Charlotte Meyer dopo un esame preliminare delle opere.

Il ritrovamento risale al periodo della pandemia, quando Meyer, trasferitasi in una nuova casa, ha riordinato una cartella di opere su carta ereditata dal nonno. Tra il 1900 e il 1920 l’uomo aveva acquistato le incisioni per pochi fiorini, in un’epoca in cui il mercato delle stampe antiche non godeva dell’attenzione riservata oggi ai dipinti dei grandi maestri. «All’epoca nessuno era interessato alle acqueforti», ha ricordato Meyer ai media olandesi. «Non erano considerate qualcosa di speciale».

La scoperta riporta al centro dell’attenzione un aspetto fondamentale della produzione rembrandtiana: l’incisione come laboratorio tecnico e concettuale. Rembrandt non utilizzò l’acquaforte come semplice mezzo riproduttivo, ma come spazio di sperimentazione autonoma. Attraverso morsure successive, variazioni di inchiostrazione e tirature differenziate, trasformò la stampa in un medium capace di intensità luministica e psicologica pari alla pittura. Opere come Self Portrait in a Fur Cap (1630) testimoniano la precoce consapevolezza dell’artista nel modellare luce e ombra attraverso il segno inciso.

Il ritrovamento avviene in un momento di rinnovato interesse per il mercato delle opere su carta dei maestri antichi. Tra il 2023 e il 2025 Christie’s Londra ha disperso la collezione di stampe rembrandtiane di Sam Josefowitz, registrando risultati significativi: nel dicembre 2025 l’acquaforte Arnout Tholinx, Inspector (ca. 1656) ha raggiunto 4,2 milioni di dollari, stabilendo il record per una stampa di un Old Master. Al tempo stesso, molte altre incisioni si sono attestate sotto i 50.000 dollari, confermando un mercato segmentato in cui rarità, stato di conservazione e qualità dell’impressione incidono in modo determinante. Sul fronte dei disegni, Young Lion Resting (ca. 1638-42) ha recentemente toccato i 17,9 milioni di dollari da Sotheby’s, segnalando la crescente attenzione per le opere su carta non multiple.

Le 35 acqueforti ritrovate saranno esposte a partire dal 21 marzo al Stedelijk Museum Zutphen nella mostra From Dark to Light, insieme ad altre opere raccolte nel tempo dalla famiglia Meyer, tra cui lavori di predecessori, contemporanei e seguaci di Rembrandt. L’esposizione offrirà l’occasione per contestualizzare le stampe non come curiosità domestica, ma come tassello centrale della cultura visiva del Seicento olandese. Al di là del valore economico -che Meyer ha scelto di non rendere pubblico- il caso conferma due elementi strutturali del collezionismo europeo: la persistenza di patrimoni privati stratificati nel tempo e la sottovalutazione storica della grafica rispetto alla pittura. Se il Novecento ha privilegiato il quadro unico come vertice del valore, il presente sembra riscoprire la complessità tecnica e intellettuale della stampa, restituendole una centralità che apparteneva già alla cultura del suo tempo.

Ginevra Borromeo, 28 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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