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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliLe avanguardie storiche, e in particolare il fertile humus modernista che si sviluppò in terra tedesca nella prima metà del ’900, costituiscono il terreno d’elezione del Zentrum Paul Klee di Berna, che infatti con «Schwitters. Ai margini dell’avanguardia» (20 marzo-21 giugno) realizza la più importante mostra svizzera dedicata all’artista negli ultimi 20 anni.
«L’opera di Kurt Schwitters (1887-1948) rimane oggi affascinante per la sorprendente diversità, l’instancabile originalità e il caratteristico senso dell’umorismo di gusto dadaista, ci ha dichiarato il curatore Martin Waldmeier. Figura singolare del XX secolo, Schwitters rifiutò di essere categorizzato in un movimento o stile, come il Dadaismo o il Costruttivismo. Con il termine inventato Merz si creò infatti una posizione artistica che manteneva legami creativi con questi movimenti allo stesso tempo eludendoli. Poté così plasmare un proprio vocabolario, annullando le distinzioni tra arte, design, poesia e vita quotidiana. Tuttavia, la sua vita e la sua opera riflettono anche la frattura storica rappresentata dal nazismo in Germania».
Internazionalmente noto negli anni Venti per l’approccio radicale della sua opera, che spaziava dai collage agli assemblaggi, dalle opere di graphic design alla poesia sonora, Schwitters fu infatti costretto all’esilio alla fine degli anni Trenta in quanto «artista degenerato». Non ritornò mai più nella sua città natale, Hannover. Dal 1937 visse, povero e isolato, prima nelle campagne norvegesi e poi in Inghilterra, ma senza mai venire meno a una vocazione creativa la cui trasversalità Waldmeier ben tratteggia raccogliendo al Pkz circa 200 opere, in cui trovano spazio collage (ben 63) e dipinti, Merz (cioè assemblaggi di materiali, tra cui il capolavoro «Ausgerenkte Kräfte» oggi al Kunstmuseum Bern) e sculture, disegni, acquerelli, opere grafiche e tipografiche (Schwitters fondò la rivista «Merz», di nevralgica importanza per la divulgazione dell’arte d’avanguardia) e filmati dedicati alle sue composizioni letterarie.
Di particolare interesse è la ricostruzione del Merzbau di Hannover, un’installazione accessibile a tutti, distrutta nel 1943, in cui si fondevano architettura, scultura e collage. «Si tratta di una delle prime opere d’arte immersiva mai realizzate, e la traduzione del principio Merz in architettura, precisa Waldmeier. La mostra sottolinea del resto anche aspetti meno noti della carriera di Schwitters, come i paesaggi impressionisti e i ritratti che realizzò per mantenersi durante l’esilio. A lungo trascurate dalla storia dell’arte, queste opere sollevano oggi interrogativi particolarmente interessanti. Come si inseriscono opere apparentemente “tradizionali” nel mito dell’artista d’avanguardia “radicale”? Dovrebbero essere ignorate o, al contrario, offrono una visione più approfondita di un artista che ha cercato di annullare tutte le gerarchie?».
Ma anche molti altri sono i motivi di modernità dell’artista. «Come esiliato, Schwitters fu costretto ad affrontare questioni esistenziali di appartenenza e identità, oggi centrali nei dibattiti relativi a migrazione, sfollamento e politiche della mobilità, conclude il curatore. Mentre il Dadaismo proponeva un approccio basato su provocazione e rottura, Schwitters aspirava all’armonia, alla ricostruzione e alla bellezza: una pratica di assemblaggio, riparazione e reimmaginazione del mondo che partiva dai suoi frammenti. Nell’epoca odierna, connotata dalla polarizzazione e dagli scontri culturali, l’impegno di Schwitters nel risolvere gli opposti e superare le gerarchie appare sorprendentemente attuale. Il suo utilizzo di materiali di scarto, insieme alla critica degli eccessi consumistici, alla riconsiderazione del valore e all’esplorazione della circolarità artistica, anticipano inoltre le preoccupazioni che animano il dibattito artistico e sociale contemporaneo. Ma soprattutto, Schwitters ha vissuto autenticamente il presupposto dell’avanguardia secondo cui arte e vita sono inseparabili, ispirando innumerevoli artisti».
Kurt Schwitters, «The Merz Construction» ad Hannover. Foto: Wilhelm Redmann, 1933. Digital copy of the glass negative Sprengel Museum Hannover