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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliA Cortina arte e sport si incontrano per suggerire che l’inclusione non è un traguardo da celebrare. È un processo, una pratica quotidiana che prende forma nei gesti, nelle relazioni, nello sguardo condiviso sul limite. Da questa premessa prende avvio «Cortina di Stelle», la mostra di Fulvio Morella, a cura di Sabino Maria Frassà, che ha inaugurato il 3 gennaio al Lagazuoi Expo Dolomiti, spazio espositivo in quota dove la montagna non fa da semplice sfondo, ma diventa parte integrante del racconto.
A 2.732 metri di altitudine, nel punto in cui la terra sembra cedere spazio al cielo, la mostra – patrocinata dal Comitato Italiano Paralimpico e dall’INJA – Institut National des Jeunes Aveugles Louis Braille di Parigi – si inserisce nel percorso di avvicinamento alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, intrecciando arte contemporanea, memoria sportiva e riflessione civile. Non c’è enfasi celebrativa, ma un lavoro paziente sul senso del limite, sulla sua percezione e sulla possibilità di attraversarlo insieme. La scelta di Cortina non è casuale: luogo simbolo dello sport invernale, ma anche «cortina» nel significato più ampio di soglia, velo, spazio che separa e al tempo stesso protegge.
Il progetto, parte del percorso «I limiti non esistono», trova qui il suo approdo naturale. La montagna impone una grammatica precisa: salire significa misurarsi con il proprio passo, con il clima, con il vuoto. È un’esperienza che richiede fiducia, coordinamento, ascolto reciproco. Gli stessi principi che attraversano il mondo paralimpico e che diventano, nella mostra, chiave di lettura estetica e umana. L’arte di Morella dialoga con lo sport non per raccontarne l’eroismo, ma per interrogare l’idea stessa di impresa: non individuale, ma condivisa. Le opere esposte costruiscono un percorso multisensoriale in cui il braille non è traduzione accessoria, ma linguaggio fondante. Nei cicli «Blind Wood», «Braille Stellato» e «Braillight», la materia, il segno e la luce concorrono a mettere in discussione una visione esclusivamente visiva dell’arte. Il limite percettivo diventa occasione di apertura: ciò che non si vede si può toccare, ciò che non si comprende da soli si decifra insieme. È un invito esplicito a superare barriere concettuali prima ancora che fisiche.
Il riferimento a Cortina e alle Olimpiadi si carica così di un significato ulteriore. In mostra – oltre alla presenza di cimeli della prima Olimpiade della storia, Roma 1960, come la Fiaccola Olimpica concessa in prestito dal Museo dello Sport della Repubblica di San Marino – l’esperienza degli atleti paralimpici Renè De Silvestro (portabandiera dell’Italia Paralimpica a Milano Cortina 2026), Moreno Pesce e Francesca Porcellato non è rappresentata come eccezione o modello eroico isolato, ma come esempio concreto di una pratica inclusiva già in atto. Nello sport per atleti ipovedenti, la guida e l’atleta condividono traiettoria, rischio e risultato. La medaglia non appartiene a uno solo.
Una dimensione corale attraversa l’intero progetto espositivo, restituendo l’idea di una comunità in cui il limite individuale viene compensato dalla relazione. Accanto alle opere, i cimeli storici legati alla storia olimpica e paralimpica introducono una dimensione temporale più ampia. Non come celebrazione nostalgica, ma come traccia di un cammino collettivo, fatto di tentativi, conquiste e ritorni. La memoria sportiva dialoga con il presente dell’arte per ricordare che ogni traguardo è sempre provvisorio, ogni vetta prepara una nuova partenza.
In questo contesto, il destino delle opere non è quello di restare oggetti da contemplare, ma di agire come strumenti di relazione. La mostra chiede tempo, attenzione, disponibilità all’ascolto dell’altro. Chiede di accettare che la comprensione non sia immediata e che il senso emerga solo nel confronto. È una posizione netta, che rifiuta la retorica dell’inclusione come slogan e la restituisce come pratica concreta.
«Cortina di Stelle» si chiude così su una riflessione che va oltre l’evento espositivo. L’infinito evocato dalle stelle non è solo quello del cielo alpino, ma quello che si apre quando una comunità accetta di farsi strumento reciproco. L’arte smette di essere immagine isolata, lo sport smette di essere prestazione individuale. Entrambi tornano a essere linguaggi condivisi. In questo spazio sospeso tra terra e cielo, la «cortina» non nasconde: si solleva. E lascia intravedere una possibilità di sguardo comune, in cui il limite non è più una fine, ma un punto di partenza.
Exhibition View «Cortina di Stelle» con le opere Braillight 2024-2025, Fulvio Morella, 2026, Courtesy Cramum e l'artista.
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