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Dall’altro a sinistra in senso orario i 4 curatori: Michele D’Aurizio, Ilaria Gianni, Lorenzo Gigotti e Marta Papini

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Dall’altro a sinistra in senso orario i 4 curatori: Michele D’Aurizio, Ilaria Gianni, Lorenzo Gigotti e Marta Papini

«Cosa sarà» nelle sezioni curate di Arte Fiera - Fotografia e dintorni

In attesa dell’apertura della fiera, abbiamo intervistato i curatori delle sezioni: Marta Papini parla della fotografia come medium poroso e in trasformazione, del suo approccio curatoriale basato sulle immagini e sui temi dell’identità e di come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il nostro rapporto con la fotografia e la realtà


 

Davide Landoni

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Arte Fiera, dal 6 all’8 febbraio, apre un nuovo corso sotto la direzione artistica di Davide Ferri e la direzione operativa di Enea Righi. Il titolo, «Cosa sarà», guarda al futuro e al rinnovamento del formato fiera, mantenendo viva la dimensione di scoperta che lega pubblico e collezionisti. In fiera, accanto alla Main Section, sono presenti le sezioni curate dagli esperti. Abbiamo intervistato Marta Papini per «Fotografia e dintorni», Lorenzo Gigotti per «Multipli», Ilaria Gianni per «Pittura XXI» e Michele D’Aurizio per «Prospettiva».

Marta Papini
La sezione assume il nuovo nome Fotografia e dintorni, suggerendo un’idea di medium poroso. Quali «dintorni» le sembrano oggi imprescindibili per leggere la fotografia contemporanea?
Sarò sincera, non mi aspettavo l’invito del direttore Davide Ferri a curare la sezione di Fotografia: mi sono sempre occupata di arte contemporanea, includendo nelle mostre che ho curato media molto diversi tra loro, senza prediligerne uno in particolare. Ma è vero che mi sono sempre occupata di immagini, e questo è stato il punto di partenza per ragionare su una sezione aperta alle contaminazioni e ai dialoghi con altri media, dalla pittura al collage fino alla scultura, ma anche con pratiche che riflettono su archivi, circolazione delle immagini e cultura visiva contemporanea.

Nel dialogo tra autori storicizzati e giovani talenti, quali criteri l’hanno guidata per evitare una narrazione generazionale lineare o gerarchica?
Coerentemente con il mio approccio curatoriale sono partita dalle immagini: mi interessava indagare l’idea di mascolinità e successo, virilità e emotività, fallimento e fragilità, senza porre limiti generazionali. Le opere della sezione raccontano le storie senza tempo di identità mutevoli, di corpi che falliscono, soggettività fragili, uomini autoironici, corpi così intrappolati nello stereotipo maschile da risultarne vittime, ma anche di donne che quello stereotipo lo indagano, lo abitano e lo mettono in discussione. Il dialogo avviene quindi sul piano simbolico e visivo, non su quello generazionale.

In che modo la fotografia, spesso percepita come medium riproducibile, si confronta oggi con le logiche del collezionismo in fiera?
Molti collezionisti iniziano a collezionare proprio partendo dall’acquisto di opere d’arte fotografiche, per ragioni economiche, certo, ma anche perché spesso più compatibili con lo spazio domestico. La fotografia è una porta di accesso al collezionismo e per questo credo sia importante che la fotografia in fiera venga presentata come parte dell’arte contemporanea tout court, non come un linguaggio ancillare o una mera tecnica.

Alla luce del titolo «Cosa sarà», pensa che la fotografia stia vivendo una fase di ridefinizione della propria identità o una radicale perdita dei confini?Intendo la fotografia come uno dei tanti medium a cui ogni artista può rivolgersi per creare il proprio lavoro, senza per questo negarne le specificità: anche quando è digitale, per come l’abbiamo intesa finora la fotografia è sempre stata trattata come dato di realtà, per quanto manipolabile, un segno. L’avvento dell’intelligenza artificiale sta trasformando la nostra lettura dell’immagine e cosa ci aspettiamo da una fotografia: la prima cosa a cui pensiamo è che sia falsa. È un cambio di paradigma che sta modificando il nostro rapporto con l’attualità e anche con la Storia, facendoci dubitare che ciò che è stato fotografato sia realmente accaduto.

 

 

Marta Papini, curatrice della sezione Fotografia e dintorni. Foto Andrea Guermani

Davide Landoni, 29 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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