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Il 15 gennaio BUILDING dà il via alla programmazione espositiva 2026 con l’inaugurazione, in contemporanea, di tre mostre che occupano l’intero spazio dell’edificio: nella BUILDING GALLERY, fino al 14 marzo, «Un mondo tutto all’aperto. Alice Cattaneo, Marco Andrea Magni», a cura di Giovanni Giacomo Paolin; nella vetrina di BUILDING BOX, per un anno, con la consueta rotazione mensile, «Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia», a cura di Alberto Fiz, e a BUILDING TERZO PIANO, fino al 14 febbraio, «Virginia Zanetti. La danza del sale», a cura di Giulia Bortoluzzi.
Il titolo della duplice personale di Alice Cattaneo (Milano, 1976) e Marco Andrea Magni (Sorengo, Svizzera, 1975) è tratto dal racconto «Dall’opaco» di Italo Calvino (in La strada di San Giovanni, 1990, autobiografia postuma), in cui l’autore esplora i concetti di limpidezza e opacità, dell’aperto e del suo contrario, radicando la sua indagine nello stesso ambito battuto da figure come lo scrittore e saggista francese-antillano Édouard Glissant (1928-2011) e il filosofo sud-coreano, docente a Berlino, Byung-Chul Han (1959), che si appellano entrambi all’«opacità» come apertura al mondo, di cui si riconosce la molteplicità valorizzando le differenze: una forza, dunque, che costringe il pensiero ad attivarsi («Rivendico il diritto all’opacità, ossia a non essere compreso totalmente e non comprendere totalmente l’altro», Glissant), di cui la mostra si appropria anche nell’allestimento, organizzandosi intorno a moduli angolari che, come dispositivi di opacità, alterano la relazione con gli ambienti che la ospitano. I lavori dei due protagonisti si susseguono tra il piano terreno e il primo piano, posti a dialogare gli uni con gli altri, e accomunati, all’ingresso, dalla prevalenza della linea e del segno, mentre al primo piano i principi unificanti sono quelli della piega e dell’assemblaggio come fondamenti dell’atto della costruzione, in un equilibrio-disequilibrio che non si può narrare ma che va esperito di persona. Si avrà così l’occasione di vedere anche le altre mostre, iniziando con il capitolo inaugurale del ciclo annuale di «Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia», che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni diverse, accomunati in questo progetto dall’uso del tessile: nella vetrina, visibile ogni giorno per 24 ore, si alterneranno arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site specific, molti inediti, declinati in questo linguaggio che nell’ultimo decennio, specie dalla Biennale veneziana del 2017 «Viva Arte Viva» curata da Christine Macel, ha acquisito una vitalità crescente grazie alla sua «corporeità» e tattilità, in opposizione all’incorporeità del digitale.
I primi tre artisti coinvolti da Alberto Fiz sono, tra gennaio e febbraio, il collettivo Numero Cromatico (Roma, 2011), con «Frontiera del mio amore», 2025; da metà febbraio a metà marzo Paola Anziché (Milano, 1975), con l’installazione «Imparando dalle forme», 2019-2025 e, tra marzo e aprile, Maurizio Donzelli (Brescia, 1958), con un enigmatico tessuto jacquard ispirato agli «Arazzi dei Mesi» (1503-1508, su disegno di Bramantino, Castello Sforzesco di Milano) realizzato facendo interferire i dettagli di due di essi.
A BUILDING TERZO PIANO va invece in scena il lavoro di Virginia Zanetti (1981), che riunisce fotografi, sculture e video sul tema dell’impermanenza, frutto dell’intervento site specific e delle performance collettive messe in atto nel 2023 nella salina di Margherita di Savoia (Bt), in cui il sale diventa simbolo dell’impermanenza, della fugacità, che l’artista cerca di «combattere» imprimendone il calco nel vetro, mentre la comunità dei «salinieri» e degli abitanti del luogo, con i suoi gesti antichi e identitari, è protagonista di una sorta di rito collettivo e condiviso.
Alice Cattaneo, «Untitled», 2019 (particolare). Photo: We Document Art. Courtesy of the artist
Maurizio Donzelli, «Giardini Del Quasi», 2025 (particolare). Photo: Maurizio Donzelli