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Pieter Paul Rubens, «Ritratto di Giovan Carlo Doria a cavallo», 1607-08 ca, Musei Nazionali di Genova-Galleria Nazionale della Liguria (particolare)

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Pieter Paul Rubens, «Ritratto di Giovan Carlo Doria a cavallo», 1607-08 ca, Musei Nazionali di Genova-Galleria Nazionale della Liguria (particolare)

Da Genova a Venaria: le superbe collezioni dei Dogi

Nella Reggia alle porte di Torino sono accolte un centinaio di opere che dimostrano come nella Repubblica ligure i veri sovrani erano i mercanti

Che cosa lega la Reggia di Venaria, già proprietà reale dei Savoia, con la storia dell’antica Repubblica marinara di Genova (1099-1797)? Storicamente la cosiddetta «Superba» (Francesco Petrarca), un’oligarchia retta da un piccolo gruppo di famiglie mercantili da cui veniva scelto il supremo magistrato della Repubblica, il doge, fu un’antica «mira» del Ducato di Savoia (1416-1792). L’ex Stato genovese venne definitivamente assegnato al nascente Regno d’Italia, retto dai Savoia, con la Restaurazione del 1815 e così il primo nucleo ante Unità fu di fatto l’annessione di un territorio dove il sentimento repubblicano era da secoli fortissimo. Tale «carattere genetico» lo si vede se si scorre la ricca storia di Genova, soprattutto nel suo periodo di maggior fulgore; si profilò in particolare a partire da Andrea Doria (1466-1560) che favorì l’incremento delle enormi ricchezze della città, che tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII poteva contare su 20mila mercanti e banchieri in Spagna (nel 1621-26 le banche genovesi erano creditrici per il 76% dell’intero debito della Spagna). 

A rappresentare questa ricchezza, ancora oggi evidente nei magnifici palazzi pubblici e privati di Strada Nuova, contribuirono una lunga serie di artisti, tra i maggiori mai vissuti, le cui vicende sono narrate proprio alla Reggia di Venaria nella mostra «Le Magnifiche collezioni della Genova dei Dogi con i capolavori di Rubens, Van Dyck, Gentileschi e Reni», visitabile dal 10 aprile al 7 settembre e a cura di Gianluca Zanelli, Marie Luce Repetto, Andrea Merlotti e Clara Goria, in collaborazione con i Musei Nazionali di Genova Palazzo Spinola e Galleria Nazionale della Liguria. 

Antoon van Dyck, «Ritratto di Ansaldo Pallavicino bambino», 1625-26, Musei Nazionali di Genova-Palazzo Spinola

Orazio Gentileschi, «Sacrificio di Isacco», 1611-15 ca, Genova, Musei Nazionali di Genova-Galleria Nazionale della Liguria

I nomi evocati dal titolo sono i vertici dell’arte che contribuì a creare «forza visiva», trasformando di fatto i signori di tali edifici in sovrani: in particolare, la mostra mette al centro il Palazzo Spinola di Pellicceria, dal 1958 sede della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, fatto erigere dal nobile Francesco Grimaldi (1543-1613) a fine Cinquecento e dal 1599 incluso nel sistema dei Rolli, l’elenco di dimore genovesi destinate a ospitare ambasciatori, aristocratici e regnanti stranieri in visita in città. Il palazzo venne inserito in I palazzi di Genova, il libro pubblicato da Pieter Paul Rubens nel 1622 e oggi è al centro della mostra alla Venaria, che illustra non solo la raccolta dei marchesi Spinola, ma anche le collezioni di altre famiglie del patriziato genovese: i Pallavicino, i Doria, i Balbi. Un centinaio di opere distribuite in 13 sale analizzano la collezione e i gusti di Giovan Carlo Doria (1576-1625), esemplificati, a inizio percorso, dallo straordinario «Ritratto di Giovan Carlo Doria» eseguito da Rubens nel 1606, e da altri dipinti di Bernardo Strozzi, Giovanni Battista Paggi, Giulio Cesare Procaccini e Battistello Caracciolo, seguiti dalla collezione dogale seicentesca di Agostino Pallavicino (1577-1649) e del figlio Ansaldo, di cui spicca il ritratto dipinto nel 1625 circa da Antoon van Dyck, autore anche del coevo «Ritratto di Caterina Balbi Durazzo», affiancato da lavori di Domenico Fiasella, Ferdinando Tacca e il Grechetto. La terza parte della rassegna, «Mode e modi. Roma e l’Europa a Genova, tra dimore private e spazi pubblici», ospita, tra gli altri, «Amor sacro e Amor profano» di Guido Reni e tele di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, del Borgognone e di Filippo Parodi, nonché vari oggetti allestiti lungo l’intero percorso, cui segue la sezione «Una collezione dogale nel Settecento. La quadreria di Costantino Balbi» con ritratti di Joos van Cleve e Luca Giordano, tra gli altri. Le due sezioni conclusive approfondiscono gli ultimi periodi delle raccolte aristocratiche, comprese le acquisizioni statali iniziate nel 1954 e che portarono nel 1993 alla nascita della Galleria Nazionale della Liguria: tra i presenti, dipinti di Orazio De Ferrari, Gioacchino Assereto, Domenico Piola, Angelica Kauffman e Anton von Maron, i cui lavori di fine Settecento chiudono questa lunga storia della Repubblica genovese.

Stefano Luppi, 04 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

Da Genova a Venaria: le superbe collezioni dei Dogi | Stefano Luppi

Da Genova a Venaria: le superbe collezioni dei Dogi | Stefano Luppi