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Redazione
Leggi i suoi articoliTra le numerose iniziative che caratterizzano la stagione estiva del mercato dell’arte, l’asta organizzata da Catawiki in collaborazione con «Il Giornale dell’Arte», in programma dal 5 al 15 giugno, si distingue per l’ampiezza cronologica della proposta e per la varietà dei linguaggi rappresentati. Suddivisa in cinque sezioni, Classical and Modern, Post-War & Contemporary, Prints & Multiples, Photography e Direct from the Artist, la vendita costruisce un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità, offrendo al pubblico un percorso che attraversa oltre quattro secoli di storia dell’arte europea e internazionale. Particolarmente significative appaiono le sezioni Classical and Modern e Post-War & Contemporary, che rappresentano due poli fondamentali della vendita: da un lato la grande tradizione pittorica occidentale, dall’altro le ricerche che hanno ridefinito il concetto stesso di opera d’arte nel corso del Novecento. La sezione Classical and Modern si apre all’insegna della pittura antica, con una serie di opere che testimoniano la persistenza di modelli iconografici e linguaggi destinati a influenzare la cultura figurativa europea per secoli. «De Kruisafneming» attribuito a un seguace di Peter Paul Rubens richiama immediatamente la monumentalità e il dinamismo che resero celebre il maestro fiammingo, il cui linguaggio continuò a essere imitato e reinterpretato ben oltre la sua epoca. Alla stessa tradizione appartengono la monumentale «Sacra Conversazione con San Giuseppe, San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila» di Giuseppe Bartolomeo Chiari e la delicata «Madonna col Bambino e San Giovannino» riferita all’ambito di Jacopo Vignali, testimonianze della ricchezza della pittura religiosa italiana tra Seicento e primo Settecento. In questo contesto trovano posto anche opere che guardano al mondo dell’allegoria e della mitologia classica. «Allegoria della Medicina» di Fedele Fischetti rivela tutta l’eleganza della cultura figurativa napoletana del tardo Settecento, mentre il «Trionfo di Galatea» di Johann Herman Faber ripropone un tema caro alla tradizione accademica europea. Di grande fascino appare inoltre l’«Allegoria dell’Inverno» derivata da Leandro Dal Ponte detto Bassano, opera che richiama la lunga fortuna della celebre bottega veneta, così come il monumentale «Annuncio ai pastori» riferito a un seguace di Francesco Bassano il Giovane, esempio di quella pittura narrativa e intensamente teatrale che rese celebre la famiglia Bassano. Un ruolo importante è svolto anche dal paesaggio, genere che tra Seicento e Settecento conquista una crescente autonomia. In questo senso il «Repos au bord de l’eau» di Gaspard Dughetrappresenta uno dei momenti più alti della selezione. Cognato di Nicolas Poussin (la sorella Anna si sposò con il celebre pittore) e protagonista della stagione del paesaggio classico romano, Dughet contribuì a definire un ideale di natura ordinata e armoniosa che avrebbe influenzato generazioni di artisti. Più dinamico e narrativo appare invece il «Paesaggio fluviale con barche a vela e figure» di Karel Breydel, dove la presenza umana anima la scena senza alterarne l’equilibrio compositivo. La componente vedutistica costituisce uno dei fili conduttori dell’intera sezione.
Silvestro Lega, «Borgo toscano». Courtesy of Catawiki
Eugène Delacroix, «Study for The Death of Hamlet». Courtesy of Catawiki
Le due vedute veneziane ottocentesche dedicate all’isola di San Giorgio Maggiore e alla Basilica della Salute restituiscono il fascino intramontabile della Serenissima, mentre la «Marina con pescatori all’alba» della scuola veneta del XVIII secolo aggiunge una nota poetica affidata agli effetti atmosferici della luce mattutina. Venezia e l’acqua, del resto, tornano più volte nel percorso espositivo, quasi a suggerire una continuità ideale tra il vedutismo storico e la sensibilità moderna. L’Ottocento costituisce probabilmente il fulcro di questa prima sezione. Qui il paesaggio, il ritratto e la scena di genere diventano strumenti privilegiati per raccontare una realtà osservata con crescente attenzione. Il disegno di Eugène Delacroix per «La morte di Amleto» possiede un interesse particolare poiché consente di entrare nel laboratorio creativo di uno dei massimi interpreti del Romanticismo europeo. Anche in una semplice fase progettuale emerge infatti quella tensione drammatica che caratterizza la sua produzione più celebre. Accanto a Delacroix si sviluppa un articolato panorama di esperienze pittoriche. Albert Lebourg, con «Bateaux sur la Seine à Rouen», dimostra una straordinaria sensibilità per la luce e le variazioni atmosferiche, anticipando in parte gli esiti dell’Impressionismo. Di segno diverso ma altrettanto significativa appare la presenza di Silvestro Lega.
Silvestro Lega, «Borgo toscano». Courtesy of Catawiki
Pietro Fragiacomo, «Porto di Trieste». Courtesy of Catawiki
Il suo «Borgo toscano» testimonia quella ricerca di verità e immediatezza che fece dei Macchiaioli una delle esperienze più originali dell’arte italiana dell’Ottocento. La rappresentazione del paesaggio trova ulteriori declinazioni nel poetico «Porto di Trieste» di Pietro Fragiacomo, pittore che seppe trasformare lagune, marine e scorci portuali in autentici esercizi di sensibilità luministica. Lo stesso interesse per gli effetti atmosferici ritorna nella veduta marittima di Marius Reynaud e nella raffinata veduta di Bruges firmata da Jules Postel, mentre Joaquín Sunyer, con la sua «Ragazza nel prato», introduce una sensibilità già proiettata verso le sintesi formali del Novecento. L’Ottocento è magnificamente rappresentato anche attraverso la figura umana. «La Chiacchiera» di Emilio Torrini restituisce il gusto per la narrazione quotidiana tipico della pittura di genere, mentre Jean-Gabriel Domergue, con il suo «Portrait d’élégante en robe», offre un’immagine sofisticata della femminilità moderna, sospesa tra mondanità e raffinatezza psicologica. Tra le opere più affascinanti dell’intera sezione spicca senza dubbio «Luce in Cattedrale» di Alessandro Zezzos. Qui l’artista veneziano trasforma l’interno sacro in una complessa orchestrazione di bagliori, riflessi e ombre. La luce diventa protagonista assoluta dell’opera, costruendo una dimensione quasi mistica. Particolarmente interessante appare anche il «Ritratto di donna araba» di Angelo Garino. La posa composta, la ricchezza dei tessuti e l’attenzione ai dettagli del costume raccontano quel gusto orientalista che attraversò la cultura europea tra Otto e Novecento. L’opera evita ogni enfasi folkloristica e si distingue piuttosto per l’eleganza con cui l’artista costruisce la presenza della figura. Lo sguardo verso Oriente trova una naturale prosecuzione nella veduta della Moschea Dolmabahçe sul Bosforo di Fausto Zonaro. Pittore italiano attivo alla corte del sultano ottomano, Zonaro occupa un posto singolare nella storia dell’arte nazionale. Le sue vedute di Istanbul rappresentano un incontro tra cultura europea e sensibilità orientale che continua ancora oggi a esercitare un notevole fascino. A completare il percorso interviene la vigorosa «Natura morta con cacciagione e ortaggi» di Gioacchino Toma, opera che testimonia la vitalità di un genere spesso considerato minore ma capace di raggiungere esiti di grande intensità pittorica.
Albert Lebourg, «Bateaux sur la Seine à Rouen». Courtesy of Catawiki
Emilio Torrini, «La Chiacchiera». Courtesy of Catawiki
Se la prima sezione racconta la costruzione della tradizione figurativa occidentale, Post-War & Contemporary documenta invece la sua progressiva trasformazione nel corso del Novecento. Il punto di partenza non può che essere «Architecton/Proun» di El Lissitzky, presenza di assoluto rilievo storico. Le opere della serie Proun rappresentano infatti uno dei momenti più innovativi dell’avanguardia russa, collocandosi in quella zona di confine tra pittura, architettura e progetto che avrebbe influenzato profondamente l’arte del secolo successivo. Accanto al maestro russo si collocano altri protagonisti della modernità europea. Giorgio de Chirico è presente con un disegno che richiama il suo universo mitologico e metafisico, mentre Hans Richter testimonia la stagione delle avanguardie storiche attraverso una composizione che conserva intatta la forza sperimentale del suo linguaggio. Marino Marini, con uno «Studio di nudo» del 1940, offre invece una sintesi esemplare della sua ricerca sulla figura umana. Il nucleo più compatto della sezione è quello dedicato all’astrazione italiana del secondo dopoguerra. Agostino Bonalumi, Antonio Corpora, Dadamaino, Getulio Alviani, Elio Marchegiani e Piero Dorazio rappresentano differenti declinazioni di una stessa aspirazione volta al superamento della pittura tradizionale. Le superfici estroflesse di Bonalumi trasformano la tela in un oggetto tridimensionale; Dadamaino esplora il rapporto tra spazio e movimento; Alviani costruisce sofisticate vibrazioni percettive; Dorazio affida alla trama cromatica il compito di generare energia visiva; Corpora e Marchegiani sviluppano percorsi autonomi ma ugualmente orientati verso una nuova concezione della forma. Qua emerge con particolare vigore la figura di Fausto Melotti.
Igor Mitoraj, «Asclepios». Courtesy of Catawiki
Getulio Alviani, «Superficie a testura vibratile». Courtesy of Catawiki
La sua «Araba Fenice» è una delle opere più poetiche presenti in catalogo. Nelle sue strutture leggere e musicali convivono scultura, architettura, ritmo e pensiero. Un diverso capitolo della storia artistica nazionale è rappresentato dalla Pop Art italiana. Franco Angeli e Mario Schifano incarnano due approcci complementari a una riflessione sul mondo delle immagini e dei simboli contemporanei. La falce e martello che domina una delle opere di Angeli, «Senza titolo» del 1963, testimonia la sua capacità di trasformare l’iconografia politica in materia pittorica mentre la superficie astratta e vibrante di Schifano rivela tutta la libertà gestuale che caratterizza la sua produzione più intensa. La sezione prosegue attraverso personalità fortemente individuali. Leonor Fini introduce l’universo visionario e ambiguo che la rese una delle figure più originali del Surrealismo europeo. Carlo Levi offre una natura morta di raffinata eleganza, mentre Chiara Dynys con «Clean your eyes» propone una riflessione contemporanea sullo sguardo e sulla percezione. Mimmo Germanà conferma invece la forza espressiva della Nuova Figurazione italiana con il vivace «Rosso». La scultura è rappresentata da due presenze di grande richiamo. Igor Mitoraj, con «Asclepios», rilegge la classicità attraverso la frammentazione e la memoria archeologica, trasformando il corpo antico in una metafora della condizione contemporanea. Juan García Ripollés, con l’imponente «Hombre peinado», sceglie invece un linguaggio più ironico e monumentale. Tra le proposte più recenti si segnalano le opere di Damien Hirst, testimonianza di una ricerca che continua a occupare una posizione centrale nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Diverso ma ugualmente riconoscibile è l’approccio di Mr Brainwash, che utilizza immagini della cultura popolare e dell’immaginario collettivo per costruire opere immediate e comunicative. Accanto a loro trovano spazio la ricerca tridimensionale di Maxim Wakultschik, l’elegante figurazione di Giulia Montesi, il colorismo di Athos Faccincani e l’insolita, ma gradita, testimonianza grafica di Karl Lagerfeld. Particolarmente interessante risulta infine la presenza di Salvo, artista sempre più apprezzato dal collezionismo internazionale. Se «Pianura» rappresenta uno degli esiti più riconoscibili della sua produzione paesaggistica, «Capriccio» sorprende per la struttura a rilievo e per il dialogo tra memoria classica e invenzione fantastica che attraversa l’opera.
Agostino Bonalumi, «Blu». Courtesy Catawiki
Fausto Melotti, «Araba fenice». Courtesy of Catawiki
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