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Giorgio de Chirico, «Malinconia d’autunno (Piazza d’Italia con squadre metafisiche)», 1972 (particolare)

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Giorgio de Chirico, «Malinconia d’autunno (Piazza d’Italia con squadre metafisiche)», 1972 (particolare)

Dalí, de Chirico, Hartung e Paolini: il Novecento in asta da Aste Bolaffi

Al fianco dell’inattesa presenza di Gustavo Rol, il top lot è una «Piazza d’Italia» appartenente alla cosiddetta fase neometafisica del pittore nato in Tessaglia

Monica Trigona

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La prossima asta di primavera di arte moderna e contemporanea (Torino, 12 maggio) di Aste Bolaffi presenta tra i lotti opere iconiche, pezzi unici e multipli in un percorso che attraversa l’intero Novecento fino ai giorni nostri. Il top lot è una «Piazza d’Italia» di Giorgio de Chirico del 1972, appartenente alla cosiddetta fase neometafisica, quando il «Pictor Optimus» torna deliberatamente sui propri temi fondativi per rileggerli alla luce della propria storia pittorica. In questa tela del 1972 lo spazio tipico della «Piazza d’Italia», ordinato e prospetticamente stabile, viene incrinato da una serie di elementi che sembrano rompere il piano di appoggio tradizionale. Gli oggetti si dispongono con un dinamismo inatteso, quasi come se attraversassero lo spazio pittorico con un moto centrifugo. Come di consueto, non mancheranno i multipli, un terreno che nel secondo Novecento diventa laboratorio di sperimentazione linguistica. 

Accanto a una raccolta rara di incisioni di Umberto Boccioni e a una serie di ceramiche di Pablo Picasso, alcuni esempi emblematici della libertà inventiva degli anni Sessanta. Tra questi un prezioso «Teatrino» di Lucio Fontana e i multipli assemblati in materiali inusuali di Enrico Baj, che ha trasformato collage, oggetti e decorazioni in un linguaggio ironico. 

La seconda parte della vendita, dedicata ai pezzi unici, comprende opere di Felice Casorati, Filippo de Pisis, Hans Hartung, Salvo, Giovanni Anselmo, Giulio Paolini e Carol Rama, in un percorso che attraversa linguaggi e generazioni. Due disegni, in particolare, il primo è di Amedeo Modigliani e restituisce la sintesi lineare che rende immediatamente riconoscibile la sua mano. Il secondo è un acquarello di Salvador Dalí, studio per i costumi del personaggio di Vaneur in Come vi piace di William Shakespeare, realizzato per la celebre regia romana del 1948 di Luchino Visconti: un documento raro dell’incontro tra Surrealismo e teatro europeo del dopoguerra. 

Tra i lavori più sorprendenti una grande tela di Enrico Baj degli anni Settanta, che non è il consueto generale grottesco che popola la sua iconografia ma «il Generale» come figura archetipica (la serie dei «Generali», sviluppata a partire dagli anni Sessanta, rappresenta uno dei momenti più espliciti della sua satira del potere). Di segno completamente diverso è invece la presenza di una tela di Salvo intitolata «Ottobre».

I suoi paesaggi, costruiti su una luce quasi artificiale e su colori saturi, trasformano la tradizione della veduta in un’immagine mentale. E c’è anche una delle celebri «Rose» di Gustavo Rol. Figura enigmatica della cultura italiana del Novecento, noto soprattutto come sensitivo, Rol attribuiva a queste immagini un valore simbolico e quasi alchemico. 

Salvador Dalì, Bozzetto di costume teatrale per «Come vi piace», 1948

Monica Trigona, 28 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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