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David Hockney, «The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven)», 26 April, 2011»; stima: £ 120mila-180mila

Courtesy Phillips

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David Hockney, «The Arrival of Spring in Woldgate, East Yorkshire in 2011 (twenty eleven)», 26 April, 2011»; stima: £ 120mila-180mila

Courtesy Phillips

David Hockney apre le January Editions di Phillips a Londra

«Arrival of Spring» guida una vendita che consolida il mercato delle edizioni moderne e contemporanee

Monica Trigona

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L’apertura dell’anno da Phillips con Evening & Day Editions, dal 22 al 24 gennaio a Londra, è una messa in scena calibrata del tempo: stagionale, storico, simbolico. «Arrival of Spring in Woldgate» di David Hockney, immagine già metabolizzata dall’immaginario globale,  funziona qui come soglia narrativa: la primavera come promessa ciclica, come ritorno rassicurante, come valore stabile in un mercato che continua a presentarsi sotto il segno dell’innovazione. L’uso dell’iPad da parte di Hockney, ormai normalizzato e musealizzato, diventa il paradigma perfetto dell’edizione contemporanea: tecnologica ma nostalgica, riproducibile ma firmata, democratica solo in apparenza. La stima, 120mila-180mila sterline, prudentemente alta, collocano l’opera in una zona di comfort per il collezionista globale, dove il rischio è ridotto al minimo e l’immagine lavora come marchio. In questo senso, Phillips propone un ritorno garantito, un blue-chip «emotivo» prima ancora che finanziario.

 

Pablo Picasso, «Portrait de Jacqueline au chapeau de paille (Portrait of Jacqueline in a Straw Hat)»,1962; stima: £100mila-150mila. Courtesy of Phillips

Il fulcro teorico della vendita, tuttavia, è altrove. La presenza massiccia di Picasso (diciannove opere!) non va letta come semplice omaggio al canone, ma come riaffermazione del ruolo strutturale della grafica nella costruzione del valore moderno. Dal «Repas frugal»(80mila-120mila sterline)  alla «Jacqueline au chapeau de paille» (100mila-150mila sterline), la stampa diventa il luogo in cui l’autorialità si moltiplica senza dissolversi. È un Picasso seriale, ma non industriale; intimo, ma già mediatizzato. La scelta di Phillips sembra suggerire che il mercato delle edizioni non sia un sottoprodotto del Modernismo, bensì uno dei suoi motori principali. Attorno a questo asse storico ruota una costellazione di icone che funzionano come segnali di riconoscimento immediato. Warhol è presente nella sua doppia veste: Marilyn come archetipo (20mila-30mila sterline) dell’immagine infinita e «Reigning Queens»(100mila-150mila sterline) come dispositivo di potere visivo, dove la serialità pop incontra la simbologia istituzionale. Non c’è ironia residua in questi lavori; ciò che resta è una superficie perfettamente leggibile, pronta per essere reinserita nel flusso del capitale culturale.

Interessante è il posizionamento di Gerhard Richter, sincronizzato con la retrospettiva parigina. In «Orchidee II» (20mila-30mila sterline) la natura filtrata, sfocata, tradotta in edizione, diventa una sorta di controcampo concettuale rispetto a Hockney. Se Hockney digitalizza la visione, Richter la opacizza. Entrambi, però, convergono in un punto preciso: l’immagine come oggetto di desiderio controllato, mai eccessivamente perturbante.

La presenza di Louise Bourgeois - con incisioni e puntesecche - introduce una tensione diversa, più interna, più psichica. Ma anche qui, l’edizione funziona come addomesticamento del trauma. Le forme organiche, i simboli corporei, vengono tradotti in un linguaggio collezionabile, quasi intimo, perfettamente compatibile con il white cube domestico. Il debutto della Contemporary Editions: Online Auction (20-29 gennaio) rappresenta forse il gesto più rivelatore dell’intera stagione. I nomi degli artisti coinvolti? Christopher Wool, Damien Hirst e Julian Opie, solo per citarne qualcuno. L’online è una piattaforma dove l’edizione diventa unità di scambio rapida, condivisibile, potenzialmente globale. Phillips risponde a una domanda già esistente, ma allo stesso tempo la struttura, la normalizza, la rende ripetibile. Nel complesso, questa asta «racconta» una stabilizzazione sofisticata del mercato delle edizioni, dove la distinzione tra opera e prodotto è ormai secondaria rispetto alla qualità della narrazione che le circonda.

Monica Trigona, 16 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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