Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Arte digitale, scienza e memoria si intrecciano nell’installazione site specific «Vanishing Trees» realizzata dall’artista italo-brasiliana Debora Hirsch per Palazzo Citterio e Mnad, il nascente Museo Nazionale dell’Arte Digitale di Milano, in collaborazione con l’Orto Botanico di Brera e con il supporto scientifico del New York Botanical Garden. Il progetto, curato da Clelia Patella, sarà visibile (gratuitamente) dal 15 gennaio al 15 aprile sul grande ledwall che si trova al piano terreno di Palazzo Citterio-Grande Brera, quinto episodio del ciclo aperto nel dicembre 2024 da Refik Anadol e proseguito nel 2025 con Masbedo, Kevin Abosch e Quayola. Protagonisti (parlanti) del video sono tre alberi a rischio di estinzione ospitati nell’Orto Botanico di Brera (Ginkgo biloba, Pterocarya fraxinifolia e Torreya taxifolia), che qui si esprimono in prima persona attraverso le parole dello studioso Lucas Mertehikian e che scorrono sul grande schermo in un susseguirsi di immagini che evocano i cicli vitali degli alberi, sostituendo allo sguardo umano l’occhio della natura.
Debora Hirsch (San Paolo del Brasile, 1967, vive a Milano) si muove da tempo nel territorio della tutela della biodiversità e di recente ha scelto il campo d’indagine del Plant Humanities, ambito di ricerca che pone al centro dell’indagine le piante intese come entità bioculturali, portatrici di storie che hanno modellato in profondità le culture umane dell’intero pianeta (è in uscita nel prossimo aprile, per Harvard University Press, il volume Plant Humanities di Yota Batsaki e Anatole Tchikine, che illustrano qui il ruolo delle piante come costruttrici di ecosistemi e come agenti culturali «capaci, spiegano gli autori, di tracciare le eredità del colonialismo, capitalismo, razzismo e delle sfide connesse del cambiamento climatico antropogenico e della perdita di biodiversità»).
Con singolare sensibilità e poesia, Debora Hirsch traduce questi concetti in immagini toccanti, in cui l’albero diventa simbolo di resilienza. E paradossalmente sono proprio le recentissime tecnologie generative, così ben padroneggiate dall’artista (che, ingegnere di formazione, pratica però anche la pittura) a interpretare i «vissuti» dei tre alberi protagonisti, che si propongono come presenze sospese tra il tempo vitale e il tempo storico, portatrici come sono di memorie ancestrali. Per raggiungere i suoi obiettivi Hirsch si avvale di studi botanici, ecologici, storici e culturali, indagando con questi strumenti molteplici una realtà che solo di recente sta dischiudendo a noi umani i suoi segreti emozionanti.
Debora Hirsch, «Fragmenta»