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Honoré Daumier, «Il collezionista di stampe», 1860-62

© Städel Museum, Frankfurt am Main, property of the Städelscher Museums-Verein e.V

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Honoré Daumier, «Il collezionista di stampe», 1860-62

© Städel Museum, Frankfurt am Main, property of the Städelscher Museums-Verein e.V

Dopo 90 anni Honoré Daumier torna a Vienna

All’Albertina, da cui mancava dal 1936, 200 opere mettono in luce la versatilità dell’artista conosciuto soprattutto per la sua vena satirica

Flavia Foradini

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Benché noto soprattutto per la sua vena satirica, Honoré Daumier (1808-79) fu anche pittore e scultore e la mostra che l’Albertina dedica all’artista marsigliese dal 6 febbraio al 25 maggio col titolo «Honoré Daumier. Specchio della società», mette in luce con 200 opere la sua versatilità. Ai posteri Daumier ha consegnato infatti una produzione variegata, basata fortemente sul mezzo espressivo a lui più congeniale, la litografia, di cui si contano migliaia di opere, ma anche un migliaio di incisioni su legno, 500 dipinti, numerose illustrazioni per opere di Balzac e per la rivista letteraria «La Chronique de Paris» e sculture in terracotta, dalle quali vennero realizzati bronzi postumi. 

Gli inizi della sua carriera alla fine degli anni Venti dell’Ottocento lo videro dapprima fornitore alla rivista «La silhouette» di vignette satiriche dal forte accento antimonarchico, e successivamente collaboratore della rivista «La caricature», per la quale creò nel 1832 la celebre vignetta di re Luigi Filippo nelle vesti del rabelaisiano, cinquecentesco personaggio di Gargantua. Per quella vignetta l’artista dovette affrontare un processo e la prigione, ma la sua carriera di caricaturista proseguì dopo aver scontato la pena, con la collaborazione al nuovo giornale satirico «Le Chiarivari». E nonostante la nuova legge sulla censura che nel 1835 produsse una stretta alla libertà di espressione, Daumier rimase prevalentemente rivolto all’impegno politico, che in particolare nella pittura si espresse in un realismo sociale connotato da empatia nei confronti di protagonisti svantaggiati, derelitti, o ai margini della società: «Daumier fu non solo uno dei più popolari artisti francesi del XIX secolo, ma anche un attento osservatore della sua epoca, spiega Ralph Gleis, direttore dell’Albertina. Sosteneva che per un artista fosse necessario essere ancorati nel proprio tempo. Tuttavia, questa sua incondizionata vocazione all’attualità non significa affatto che la sua arte sia riferita unicamente al suo tempo. Al contrario, anche oggi essa sa essere assai stimolante ed efficace, perché ha saputo unire un’acuta critica sociale, uno spirito spumeggiante e un’eccellente forza espressiva. I lavori di Daumier sviluppano una vera e propria grammatica visiva dell’osservazione politica e sociale, che valica i secoli e giunge fino a noi». 

Da qui l’idea della mostra, che grazie anche a prestiti internazionali, fra cui un corpus di 80 opere dalla collezione Hellwig recentemente donata allo Städel Museum di Francoforte, riporta Daumier a Vienna e all’Albertina, da cui mancava dal 1936, allorché una grande esposizione con 270 opere ebbe un tale successo da dover essere prolungata di un mese. Trattandosi di un artista in grado di parlare anche alla nostra epoca, era opportuno riproporne la produzione al pubblico della capitale austriaca, chiosa ancora Gleis: «Il nostro intento è quello di presentare un artista in grado di penetrare i meccanismi della comunicazione politica con un acume capace di irritare anche oggi». Fra le opere esposte spiccano diversi autoritratti, le litografie «Gargantua», «Passato, presente e futuro» e «Il ventre legislativo»; un gran numero di bronzi raffiguranti personalità del tempo di Daumier, che colpiscono per l’eccellenza dei tratti; e numerosi dipinti, fra cui esempi dalla serie su Don Chisciotte, e alcune tavole dalla Commedia umana di Balzac. 

Honoré Daumier, «Il Ventre Legislativo», 1834, Vienna, Albertina

Flavia Foradini, 04 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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