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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliIl Westminster Palace non è così vecchio come sembra, perché lo stile gotico con cui troneggia sulla riva sinistra del Tamigi è stato scelto nel 1840 dall’architetto vittoriano Charles Berry per ricavare dall’unione di tre edifici medievali già esistenti un unico fabbricato volto a ospitare le Houses of Parliament del Governo britannico. La Westminster Hall, per esempio, risale a 929 anni fa, mentre da recenti scavi archeologici sono emerse tracce di attività umana di 6mila anni fa.
Il sito sorge su terreno bonificato e, nonostante le indagini non abbiano rilevato alcun segnale di cedimento, la struttura è al centro di una campagna di Restoration & Renewal (R&R) per fare fronte al problema del suo deterioramento. «Abbiamo il dovere collettivo, in quanto custodi di questo edificio storico, di proteggerlo per le generazioni future, ha affermato la commissione parlamentare dietro R&R. Riteniamo che le raccomandazioni contenute in questo rapporto ci consentiranno di adempiere a tali responsabilità e di salvaguardare il Westminster Palace come sede del Parlamento britannico, come bene nazionale e simbolo duraturo della democrazia, per il futuro».
A inizio febbraio la commissione ha raccomandato alla Camera dei Lord e alla Camera dei Comuni «di concordare i lavori della fase iniziale, da realizzarsi nell’arco di sette anni, con un tetto massimo di 3 miliardi di sterline. Tali lavori avrebbero inizio quest’anno e comprenderebbero la costruzione di aule e spazi per uffici temporanei a supporto dei futuri trasferimenti, i preparativi per il restauro del Cloister Court medievale, la ristrutturazione interna della Victoria Tower, l’avvio dei lavori di costruzione sotterranei e la realizzazione di un molo fluviale per le forniture di cantiere, il tutto al fine di creare slancio e fornire una solida base per le fasi successive del Programma».
Contestualmente sono state presentate due proposte per «portare» il Palazzo nel XXI secolo, da valutare entro il 2030: da un lato, «Full Decant», suggerisce di sgomberare completamente l’edificio (con un costo tra 8.4-11.5 miliardi di sterline per 19-24 anni) e trasferire temporaneamente le due Camere altrove (con la conseguente necessità di capire dove); dall’altro, con il piano «Enhanced Maintenance and Improvement Plus» si prevede di spostare solo la Camera dei Lord e avviare il cantiere senza interrompere il lavoro degli altri parlamentari, richiedendo però delle tempistiche più dilatate (si parla di 38-61 anni per 11.8-18.7 miliardi di sterline).
In un incontro sul tema all’Institute for Government tenutosi l’11 maggio, però, il presidente del consiglio di amministrazione del Royal Institute of British Architects, Jack Pringle, ha sottolineato l’urgenza di prendere una decisione a riguardo, per provvedere a cominciare la ristrutturazione il prima possibile. Come riportato da «The Art Newspaper», Pringle sostiene che: «Il trasferimento consente di risparmiare tra i 10 e i 24 miliardi di sterline e 30 anni. Ritengo ovvio che sia necessario un trasferimento completo. Non credo sia soddisfacente prendere quella decisione nel 2030, perché ciò di cui tutti i progetti hanno bisogno è la certezza».
Negli anni si è cercato di tamponare alle esigenze di Westminster Palace con lavori che gli hanno permesso di adattarsi alle novità tecnologiche e legislative (attualmente l’edificio ha un certificato di sicurezza per le persone, ma non per sé stesso) senza stravolgerne la struttura: attualmente non è considerato in rovina, ma, a lungo andare, senza le necessarie precauzioni, si potrebbe andare incontro a conseguenze disastrose.
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