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Cecilia Paccagnella
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Come ormai ampiamente risaputo il Padiglione del Sudafrica, solitamente allestito in uno spazio dedicato all’Arsenale, rimarrà vuoto. La decisione di ritirare la partecipazione del Paese dalla 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è stata confermata il 21 febbraio e fa seguito all’opinione del ministro dello Sport, delle Arti e della Cultura, Gayton McKenzie, secondo cui l’opera selezionata farebbe riferimento al conflitto internazionale attualmente in corso a Gaza.
Ciononostante, l’elegia di Gabrielle Goliath a Venezia ci è arrivata comunque e ha trovato asilo tra le pareti della Chiesa di Sant’Antonin, nel sestiere di Castello: un edificio attualmente di proprietà del patriarcato della città chiuso al culto, dove sacro e laico si intersecano, si incontrano e si rispettano.
Sugli schermi neri che abitano lo spazio prendono voce i respiri e i canti delle interpreti in memoria di alcune donne vittime di ingiustizie, dagli stupri e femminicidi in Sudafrica ai genocidi degli Ovaherero e dei Nama in Namibia, fino al genocidio attualmente in corso a Gaza.
Nella letteratura greca e latina l’elegia si riferiva a un componimento poetico in distici, che nei secoli ha assunto sempre più i toni meditativi e malinconici, talvolta riconosciuto come «lamento funebre». «Elegy» di Goliath racconta da più di dieci anni queste storie al mondo ponendosi come un compianto condiviso al quale lo spettatore non solo assiste, ma partecipa attraverso la vista e l’udito, oltre che emotivamente. L’ambientazione del «Not the South Africa Pavilion» amplifica la dimensione sacra e allo stesso tempo commemorativa dell’installazione: «In questa mostra si dà forma a uno spazio di incontro, una camera sacra in cui far risuonare un’opera riparativa fatta di amore e desiderio, dichiarava a fine marzo l’artista. Manteniamo una nota (un coro di donne nere) e, di fronte alla cancellazione, alla minaccia e a perdite incommensurabili, osiamo pensare e sognare il mondo in modo diverso». La melodia, inoltre, beneficia dell’acustica tipica di un luogo ecclesiastico, in cui si perde, si espande e trova il modo per riverberarsi nelle cellule dei corpi che incontra, entrando sotto pelle.
Se il momento espositivo rimarrà visitabile fino al 31 luglio, Elegy Reader, un volume che raccoglie cinquanta tra testi e poesie edito da Ibraaz Publishing, permetterà al pubblico di far continuare a far vivere le storie raccolte da Goliath anche oltre la Biennale, oltre Venezia, oltre il tempo e lo spazio. Ma soprattutto, si sa, «verba volant, scripta manent».