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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliÈ terminato il restauro di «The migrant child», l’opera realizzata dallo street artist britannico Banksy nel mese di maggio del 2019 e rimossa da Banca Ifis per restaurarla nel luglio 2025. L’intervento è stato realizzato dallo specialista Federico Borgogni, già noto per aver eseguito lavori analoghi su altre opere dell’artista.
«The migrant child», che raffigura un piccolo migrante (o una piccola migrante), con un giubbotto di salvataggio e un braccio alzato con in mano una torcia sprigionante una nuvola di fumo rosa, ora si trova al sicuro in un luogo segreto. Pare che potrebbe di nuovo tornare fruibile al pubblico, protetta dal logorio dell’acqua, del sale e del vento.
Il restauro è stato promosso dallo Studio Zaha Hadid, che è stato incaricato di ristrutturare Palazzo San Pantalon, futuro centro dedicato alla street art. Recentemente poi è comparso un altro murale, questa volta adiacente al ponte San Pantalon, realizzato dallo street artist siciliano Crazyone, un pioniere della tecnica stencil. All’angolo dell’omonimo edificio è apparso il volto di un bambino con tratti orientali che scruta i passanti.
«L’ho realizzato dopo alcuni giorni trascorsi a Venezia dove ad aprile farò una mostra allo Spazio Thetis, ha dichiarato alla stampa l’artista urbano, classe 1990. Ho usato la stessa tecnica di Banksy, lo stencil, e anch’io ho raffigurato il volto di un bambino, ma con tratti orientali. Girando per la città mi sono accorto che i cinesi stanno comprando mezza Venezia. Anche in questo caso è un messaggio di immigrazione, ma all’inverso. Non l’immigrazione di chi arriva nei barconi, ma di chi arriva e si compra la città».
Sul destino dell’opera nessuno si è ancora pronunciato, ma per Crazyone questo non è un problema. Chi fa street art accetta a priori di lavorare con l’effimero. Nel caso di Banksy, però, e con un forte sostegno da parte dell’opinione pubblica, la tecnologia cerca di rendere permanente il transitorio.
L’intervento, che era stato caldeggiato da Vittorio Sgarbi, all’epoca sottosegretario alla Cultura, venne promosso anche dal sindaco Luigi Brugnaro e da Luca Zaia, allora presidente della Regione Veneto. L’appello venne raccolto da Banca Ifis che acquistò palazzo San Pantalon, commissionando il restauro allo Studio Zaha Hadid di Londra con il supporto dello Studio Th&Ma fondato da Clemente e Giacomo di Thiene e Silvia Magro, il cui progetto è stato autorizzato dalla Sovrintendenza.
Logorato dal moto ondoso e dalla salsedine, «The Migrant Child» si stava infatti scolorendo sempre di più. A lungo la città si è domandata se era giusto lasciarlo sparire, magari come avrebbe voluto l’autore, o se si doveva conservare, in onore della scelta di Banksy di aver lasciato un suo segno a Venezia. Infine si è scelta la soluzione conservativa.
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