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Il governo Meloni si può criticare su tutto, dalle pensioni al decreto sicurezza. Tuttavia, gli va riconosciuto il merito di riformare come mai prima d'ora il farraginoso sistema burocratico che orbita intorno al mercato dell'arte. Dopo aver abbassato l'Iva sugli acquisti al 5%, la più bassa d'Europa, lo Stato ha sorpreso tutti acquistando per 14,9 milioni di dollari «Ecce Homo», la sola opera di Antonello da Messina (sono appena 40 quelle attribuite con certezza all'artista siciliano) ancora in mano di privati. Forse è la prima volta dopo decenni che il Ministero della Cultura fa un'azione concreta sul mercato senza limitarsi a porre vincoli o a notificare beni di privati. Questa volta ha riacciuffato un capolavoro di Antonello (una piccola tavola dipinta sui due lati di 19,5x14,3 centimetri) destinato probabilmente a essere perso definitivamente, riportandolo a casa.
L'opera infatti era il top lot dell'asta di Master Paintings and Works of Art proposta il 5 febbraio da Sotheby's a New York (proveniva da un collezionista cileno) dove aveva una una valutazione di 10-15 milioni di dollari. Ma è stata ritirata prima della vendita e acquistata dal MiC attraverso la Direzione Generale dei Musei guidata da Massimo Osanna con un'azione da 007 degna dei Paesi che tanto ammiriamo come Francia e Inghilterra. La cifra ha sicuramente soddisfatto Sotheby's ma nello stesso tempo ha dimostrato una reattività da parte dello Stato piuttosto sorprendente rispetto a un sistema burocratizzato e polveroso dove ogni azione appare estremamente difficile da compiere con le sovrintendenze che vanno in ordine sparso.
La verità se l'è lasciato scappare Costantino D'Orazio direttore della Galleria Nazionale dell'Umbria, in un post su Facebook poi rimosso in cui afferma: «Chi lavora al MiC sa quanto sia complicato per lo Stato Italiano partecipare a un’asta, ma questa volta il Ministero ha giocato d’anticipo assicurandosi un vero capolavoro in trattativa privata». Non c'è dubbio che questa azione dimostri una differente consapevolezza da parte dal Ministero con un gesto non solo importante di per se stesso ma fortemente simbolico dove si riduce la distanza con il mondo reale del mercato con cui è necessario interagire. Certamente è un passo importante per un riassestamento complessivo dove lo Stato può diventare un partner privilegiato in grado di dare il proprio contributo per incrementare le collezioni. A esprimere il suo entusiasmo è il Presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone che afferma come l'acquisto dell'opera di Antonello da Messina «sia il miglior viatico verso l'approvazione della riforma Italia in scena (è la legge quadro che attende solo l'ok del Senato per diventare operativa) che introdurrà innovazioni legislative radicali per la circolazione dei beni d'arte, superando i limiti del passato per creare un modello in grado di coniugare la protezione del patrimonio con una nuova dinamicità degli scambi». L'opera, attribuita a Antonello da Messina da Federico Zeri nel 1981 (è stata proprio la Fondazione Zeri a comunicare in anteprima l'acquisto), è stata esposta in diverse mostre, da Palazzo Reale di Milano nel 2019 alle Scuderie del Quirinale a Roma nel 2006 e ancora al Metropolitan Museum di New York nel 2005.
Quanto alla provenienza, «Ecce Homo» è appartenuta a una collezione privata spagnola. Successivamente è stata acquistata da Wildenstein & Co., nel 1967 e poi da Fabrizio Moretti tramite una vendita privata. A complimentarsi con il ministro Giuli per l'acquisto è anche Claudia Dwek vicepresidente di Sotheby's Europa, in passato assai critica nei confronti dello Stato per la sua politica di ostacolo al mercato. In questo caso riconosce il cambio di passo e afferma: «Sono felice che Sotheby's abbia avuto un ruolo importante nel riportare un capolavoro di Antonello da Messina in Italia e nello stesso tempo non posso che essere orgogliosa di uno Stato che si è impegnato per riportare un'opera così significativa all'interno del proprio patrimonio». Ora non rimane che collocare «Ecce Homo» in una sede prestigiosa e sono molti i candidati che si sono fatti avanti da Palazzo Abatellis di Palermo a Palazzo Madama di Torino sino alla Pinacoteca di Brera a Milano. Ma in pole position sembra esserci il Museo Capodimonte di Napoli. Per ritrovare in asta un altro dipinto importante di Antonello bisogna risalire al 21 aprile 1989 quando Christie's a Londra propose «Cristo alla Colonna». In quell'occasione rimase invenduta ma tre anni dopo venne acquistato dal Louvre.
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