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Luca Giordano (1634 - 1705), Alessandro Magno e Diogene, olio su tela, 152x207 cm, lotto 57 - Stima: € 50.000 - 80.000

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Luca Giordano (1634 - 1705), Alessandro Magno e Diogene, olio su tela, 152x207 cm, lotto 57 - Stima: € 50.000 - 80.000

Elisabetta Sirani e Luca Giordano, destini incrociati in asta da Capitolium Art

Sono le loro opere i vertici intorno a cui ruotano le aste di arte antica e del XIX secolo che la maison ha in programma a Brescia, a Palazzo Cigola Fenaroli Valotti, il 9 e 10 giugno

Davide Landoni

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Due destini incrociati nella Bologna e nella Napoli del Seicento, uniti dalla precocità del genio e da una creatività fuori dal comune, ma divisi dalle vicende della vita. Da un lato Elisabetta Sirani, l’«enfant prodige» che in soli undici anni di carriera folgorante, prima che la morte la colpisse a ventisette anni, seppe imporsi in un contesto rigidamente maschile firmando le sue tele e fondando la prima scuola di pittura per donne. Dall’altro Luca Giordano, il camaleonte della pittura barocca, instancabile viaggiatore capace di attraversare l’Europa e di mutare pelle stilistica a ogni tappa. Sono le loro opere i vertici intorno a cui ruotano le aste di arte antica e del XIX secolo che Capitolium Art ha in programma a Brescia, a Palazzo Cigola Fenaroli Valotti, il 9 e 10 giugno 2026.

L'attenzione dei collezionisti sarà puntata sulla raffigurazione di Maria Vergine (stima 20-30 mila euro) riconosciuta come autografa di Elisabetta Sirani dalla specialista Adelina Modesti. Si tratta di un delicato dipinto devozionale eseguito ad appena quindici anni, quando la giovane artista si muoveva ancora con diligente precisione sui passi del maestro ideale Guido Reni. Il «quadretto da letto» testimonia la prima maturità di una pittrice determinata a fare dell'arte la propria professione autonoma, al punto da prendere in mano le sorti della bottega paterna e declinare al femminile i soggetti storici, biblici e letterari. Una determinazione lodata dagli intellettuali del tempo per la sua forza espressiva «virile» e che l'avrebbe resa, nonostante la scomparsa prematura nel 1665, una figura cardine della scuola bolognese, capace di dipingere oltre duecento tele rifiutando il ruolo di semplice comprimaria.

Luca Giordano (1634 - 1705), Alessandro Magno e Diogene, olio su tela, 152x207 cm, lotto 57. Stima: € 50.000 - 80.000

Elisabetta Sirani (1638 - 1665), Maria Vergine olio su tela, 65 x 50 cm Lotto 50. Stima: € 20.000 - 30.000

Se la Sirani scelse una dimensione stanziale legata alla sua città, Luca Giordano costruì la propria fama sul nomadismo stilistico e geografico, muovendosi tra Napoli, Roma, Firenze, Venezia e Madrid. La maestosa tela dell'«Alessandro Magno e Diogene» (stima 50-80 mila euro) documenta un passaggio nodale in questa lunghissima produzione, collocabile tra il sesto e il settimo decennio del secolo, proprio negli anni in cui la Sirani usciva di scena. Il grande dipinto segna il momento in cui Giordano, superato il crudo naturalismo di matrice riberesca degli esordi, si apre allo scintillio cromatico e atmosferico del neovenetismo, assimilato grazie allo studio diretto dei capolavori di Tiziano e Veronese. La rapidità esecutiva che gli valse il soprannome di «Luca Fa Presto» si traduce qui in una materia pittorica vibrante e in un sapiente gioco di luci, intercettando un soggetto storicamente molto apprezzato dai committenti dell'epoca e testimoniando l'inizio delle sue celebri metamorfosi artistiche.

La prima giornata d'asta raccoglie intorno a questi due grnadi dipinti una serie di importanti testimonianze della pittura italiana, con opere di Bernardo Cavallino, Giovanni Romanelli, Onorio Marinari, Francesco De Mura, Gianantonio Guardi e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto. Il catalogo della sessione si completa con una selezione di antiquariato dove spicca un raro piano in legno ebanizzato e avorio del 1593 che incide la mappa del Regno di Napoli sotto il segno di Filippo II, un oggetto di alta manifattura destinato a stimolare l'interesse del collezionismo più colto.

Il passaggio all'Ottocento e ai primi fremiti del Novecento si compie il giorno successivo, il 10 giugno, con una sessione che spazia dal paesaggismo romantico alle inquietudini moderne. La pittura di veduta trova i suoi vertici in un notturno con il Vesuvio in eruzione dell'austriaco Josef Rebell e nel virtuosismo veneziano di Rubens Santoro che ritrae il Rio dei Mendicanti presso la Scuola Grande di San Marco. Accanto a loro, il catalogo riserva spazio a curiosità storiche e deviazioni della sensibilità novecentesca, come con l'acquarello ticinese di Hermann Hesse e del bronzo del 1912 «Come potete divorarmi?» di Paul Troubetzkoy, un agnello che con estrema delicatezza formale anticipa temi e riflessioni propri della moderna cultura animalista.

Hermann Hesse (1877 - 1962), Sentiero in Ticino acquarello su carta, 14.5 x 22.3 cm Lotto 179. Stima: € 8000,00 - 12.000,00

Paul Troubetzkoy (1866 - 1938), Come potete divorarmi? (Agnello), 1912 Bronzo 52.0 x 42.0 x 23.0 cm Lotto 305. Stima: € 2000,00 - 3000,00

Davide Landoni, 06 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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