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A Bergamo il progetto si sviluppa verticalmente: al piano terra, è allestito il video «Nascita aperta», ai livelli superiori, «Respiro sole» e «Studio mani», mentre nel cimitero sotterraneo, l’installazione site specific «Morti soli»
- Alessia De Michelis
- 30 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Uno still dal video «Studio di mani» di Emma Ciceri
Emma Ciceri costruisce nell’oratorio di San Lupo un itinerario immersivo
A Bergamo il progetto si sviluppa verticalmente: al piano terra, è allestito il video «Nascita aperta», ai livelli superiori, «Respiro sole» e «Studio mani», mentre nel cimitero sotterraneo, l’installazione site specific «Morti soli»
- Alessia De Michelis
- 30 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliL’oratorio di San Lupo, a Bergamo, torna a essere luogo di sperimentazione grazie alla nuova mostra personale di Emma Ciceri (fino al 31 maggio). L’iniziativa conferma la vocazione della Fondazione Adriano Bernareggi come museo diffuso, articolato tra Palazzo Vescovile, antica Cattedrale paleocristiana, Battistero e lo stesso oratorio, che negli anni ha accolto artisti come Maurizio Cattelan e Jannis Kounellis.
Curata da Giuliano Zanchi e Giuseppe Frangi, la mostra segna un passaggio significativo nel percorso dell’istituzione: «Il lavoro di Ciceri, caratterizzato da rigore riflessivo e profondità poetica, si inserisce con particolare intensità in questa prospettiva», sottolinea Zanchi. L’esposizione è accompagnata da un catalogo con un testo di Felice Cimatti e un dialogo con l’artista.
Il progetto si sviluppa verticalmente negli spazi dell’oratorio, costruendo un itinerario immersivo attraverso opere video. Al piano terra, «Nascita aperta» mette in relazione un gesto quotidiano di cura con la monumentalità della «Pietà Rondanini» di Michelangelo. Ai livelli superiori, «Respiro sole» e «Studio mani» indagano luce e gesto come forze generative, capaci di ridefinire la percezione dello spazio. Nel cimitero sotterraneo, l’installazione site specific «Morti soli» costruisce un ambiente sensibile attraverso materiali fragili e dispositivi luminosi.
L’intervento si lega idealmente alla recente installazione al neon ispirata a Etty Hillesum, visibile sulla facciata dell’Accademia Carrara, proseguendo una ricerca che intreccia memoria, spiritualità e linguaggi contemporanei.