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Fino al 27 marzo Fabio Marullo presenta «YELLOWSAKE – giallocanarino» alla ArtNoble Gallery di Milano. Un’indagine sulla materia come campo attivo tra energia primordiale, trasformazione e rischio, con testo critico di Elio Grazioli.
- Redazione GdA
- 22 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Installation view « Fabio Marullo. YELLOWSAKE – giallocanarino», ArtNoble Gallery Milano.
Courtesy ArtNoble Gallery Milano.
Fabio Marullo, un canarino e una riflessione sul rapporto con la Terra
Fino al 27 marzo Fabio Marullo presenta «YELLOWSAKE – giallocanarino» alla ArtNoble Gallery di Milano. Un’indagine sulla materia come campo attivo tra energia primordiale, trasformazione e rischio, con testo critico di Elio Grazioli.
- Redazione GdA
- 22 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliAlla ArtNoble Gallery di Milano, la materia non è un fondale immobile ma un sistema in trasformazione. Con «YELLOWSAKE – giallocanarino», Fabio Marullo porta in mostra fino al 27 marzo 2026 un’indagine che attraversa fisica, chimica e immaginazione, accompagnata da un testo critico di Elio Grazioli.
Il progetto raccoglie alcuni esiti di una ricerca estesa sui processi di trasformazione della materia in relazione alle dinamiche spazio-temporali della realtà fisica e psichica. Marullo osserva fenomeni naturali e ne traduce l’energia interna, invisibile, in immagini metamorfiche che rendono percepibile ciò che normalmente resta latente.
Al centro del percorso espositivo si trova l’uranio, elemento ambivalente, al tempo stesso benefico e pericoloso. Materia primordiale generata da esplosioni cosmiche e incorporata nei minerali che hanno dato origine alla Terra, l’uranio viene qui sottratto alla sola associazione con l’arma nucleare. L’artista ne riattiva la dimensione originaria, riconnettendolo alla nebulosa di gas, liquidi e polveri da cui il pianeta ha preso forma.
La mostra si articola in quattro stanze, concepite come tappe di un’immersione progressiva: dall’orogenesi e dall’origine cosmica alle acque primordiali, fino alle atmosfere gassose e ai loro effetti percettivi sull’essere umano. Il percorso costruisce una riflessione sul rapporto con la Terra, intesa come campo attivo attraversato da processi di latenza, accumulo e trasformazione.
Accanto ai dipinti compare un canarino, richiamo alla storia delle miniere dove questi uccelli segnalavano la presenza di gas tossici. La sua presenza introduce una soglia tra controllo e rischio, diventando indicatore sensibile di un equilibrio instabile. Nell’ultima sala emerge il «yellowcake», replica simbolica del processo di lavorazione e ossidazione della materia uranifera. Un termine tecnico che, nel contesto della mostra, assume risonanze legate alla trasformazione e alla purificazione, chiudendo il percorso con un’immagine che concentra materia, energia e processo.