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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliIn Lombardia sono stati ricomposti due gruppi di frammenti d’affresco datati tra il XIV e il XV secolo, che verranno presentati al pubblico, o saranno oggetto di visite guidate, nel mese di febbraio. Si parte dalla Chiesa di Santa Maria della Sassella a Sondrio. Il progetto «Fragmenta picta», dedicato allo studio, alla ricomposizione e alla valorizzazione dei lacerti di intonaco dipinto, verrà presentato il 2 febbraio, alle ore 17.30, a Palazzo Sassi de’ Lavizzari a Sondrio, sede del Museo Valtellinese di Storia e Arte (Mvsa).
I pezzi erano stati rinvenuti alla fine degli anni Novanta, nel corso dello scavo archeologico condotto sotto il pavimento della chiesa, in occasione di alcuni lavori di restauro. La complessa stratigrafia del sito, che vede sovrapporsi almeno cinque fasi d’uso dell’edificio, ha visto riemergere un numero significativo di frammenti riferibili alla precedente chiesa quattrocentesca, sepolti contestualmente alla ricostruzione dell’attuale edificio rinascimentale.
Lo studio analitico dei materiali e il lungo e paziente lavoro di ricomposizione, eseguiti nel 2013 a cura di Silvia Paola Amarillis Papetti, di Veronica Dell’Agostino e della Direzione del Mvsa, hanno consentito di individuare circa venti gruppi di frammenti, riferibili a una decorazione parietale di carattere devozionale. Tra le raffigurazioni identificabili figurano due Madonne del Latte, una rappresentazione trinitaria («Thronum Gratiae»), immagini della Vergine con il Bambino e figure di santi, talvolta riconoscibili grazie ai resti dei «tituli» dipinti. Una data graffita, il 1462, riportata in un frammento pertinente al «Thronum Gratiae», fornisce un importante «terminus ante quem» per l’esecuzione di questo nucleo di pitture murali, attribuibili a una maestranza attiva in ambito lombardo.
Per la prima volta, i frammenti vengono ora presentati al pubblico all’interno della sezione di Arte Sacra del Museo Valtellinese di Storia e Arte, in un allestimento appositamente concepito, dedicato alle opere provenienti dalla chiesa di Santa Maria della Sassella, da sempre considerata la chiesa più cara ai sondriesi. L’esposizione restituisce visibilità a un capitolo poco noto ma di grande interesse della storia artistica e devozionale del territorio.
Sulla sponda orientale (quella lombarda) del Lago Maggiore, a Leggiuno (Va), apre invece al pubblico il sacello dell’Eremo di S. Caterina del Sasso, a partire da venerdì 6 febbraio e per tutti i venerdì del mese. Sono previsti percorsi guidati che permetteranno di entrare nel piccolo edificio sacro, per approfondire la conoscenza dei frammenti di affreschi conservati al suo interno e attualmente datati al XIII secolo.
«Nel mese di gennaio abbiamo svolto i primi sopralluoghi con docenti e ricercatori che condurranno gli studi, ha dichiarato Elena Castiglioni di Archeologistics, l’associazione di archeologhe, antropologhe e storiche dell’arte che organizza queste visite. In un’ottica di condivisione con il pubblico, l’apertura del sacello vuole essere l’occasione proprio per raccontare come stiamo lavorando e quali sono gli obiettivi di questo lavoro. Naturalmente sarà anche il momento per osservare insieme i tanti frammenti della parete est del sacello, alcuni pienamente leggibili ed altri meno, ma in tutti di grande interesse per la storia del’Eremo».
Il percorso di visita comprenderà la storia dell’eremita dal cui esempio nacque la comunità monastica, la visione ravvicinata degli affreschi antichi (ad oggi datati al XIII secolo) e di quelli seicenteschi e i rilievi documentali della vita dell’Eremo. Il percorso è possibile solo in alcuni momenti, per garantire la tutela degli spazi, e comporta alcune limitazioni: sono previsti piccoli gruppi composti da un massimo di 12 persone per volta, mentre l’ingresso nel sacello vero e proprio si svolgerà con 2 persone a turno.
«È importante segnalare che per le sue caratteristiche architettoniche, il sacello non è accessibile a persone in carrozzina, ma che la visita guidata è comunque possibile e la visione degli affreschi sarà garantita da riproduzioni digitali di alta qualità fruibili negli spazi immediatamente esterni al sacello», dicono gli organizzatori.
Il lavoro di ricerca è coordinato per Archeologistics da Lorenza Giacardi, e coinvolge per la parte relativa al XIII secolo Saverio Lomartire, professore associato del Dipartimento di Scienze Umane e dell’Innovazione per il territorio presso l’Università dell’Insubria, mentre per i cicli di XVI e XVII secolo Stefano Bruzzese e Mauro Pavesi, entrambi docenti presso l’Università Cattolica di Milano.
Le attività rientrano tra quelle finanziate dal Progetto Varese Cultura 2030, di cui è capofila la Provincia di Varese, che è anche ente proprietario dell’Eremo di S. Caterina del Sasso, grazie a un bando provinciale di Fondazione Cariplo. Le visite straordinarie si svolgono nel mese di febbraio 2026, nei pomeriggi del venerdì con inizio alle ore 14.30.
Il sacello dell’Eremo di S. Caterina del Sasso, a Leggiuno (Va)
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