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Il progetto «Una Boccata d’Arte», lanciato da Fondazione Elpis di Marina Nissim nel 2020, in tempi di reclusione collettiva da Covid-19 per regalare all’arte contemporanea la possibilità di attivarsi in tutt’Italia all’aperto e in stretta relazione con le comunità ospitanti, era troppo ricco di semi per non germogliare in nuove realtà. Prima solo nomade, diffuso in 20 diversi borghi italiani e con 20 diversi artisti ogni anno, ha poi «trovato casa» a Milano, nella sede espositiva stabile aperta in quella che era stata la lavanderia di un’ex casa di riposo trasformata in un complesso residenziale, a Porta Romana, nel cuore della città. E sempre qui, dall’anno scorso, Fondazione Elpis ha aperto nell’edificio denominato Villa nuovi spazi dedicati all’esposizione, alla residenza (Atelier Elpis) e alla sperimentazione laboratoriale, pensati per accompagnare il lavoro degli artisti lungo il loro processo creativo.
Proprio nella Villa (via Orti 25), la Fondazione Elpis, diretta dal primo aprile scorso da Marcella Ferrari, presenta ora, dal 15 maggio al 14 giugno, la doppia personale «Gabriele Ermini, Caterina Morigi. Di pietra e di cielo», a cura di Sofia Schubert, nella seconda edizione del ciclo di residenze di Atelier Elpis, che ha permesso ai due artisti di porsi in ascolto della città di Milano entrando in consonanza (in questo caso) con il suo passato archeologico, non altrettanto evidente nel tessuto urbano quanto in altre città d’Italia, ma tutt’altro che modesto, com’è testimoniato dalle collezioni archeologiche dei musei della città.
Dopo essere entrati in contatto con il Museo Archeologico di Milano, con il Dipartimento di Archeologia dell’Università Cattolica e con la Fondazione Luigi Rovati, che intorno ai suoi reperti etruschi ha creato un ampio sapere sulla trasmissione del patrimonio culturale, i due artisti hanno riattualizzato nei loro percorsi di ricerca quelle memorie, riportandole per così dire «in vita». Per farlo, Caterina Morigi (formata allo Iuav di Venezia e a Paris 8-Saint Denis, ora docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze; ha partecipato a «Una Boccata d’Arte 2024» a San Ginesio, Macerata) ha riflettuto sulla gigantesca perdita di testimonianze prodotta dai millenni, concentrandosi sulla «maggioranza assente» di quel mosaico di cultura materiale che, andando perduto, ha inevitabilmente alterato la nostra percezione del quadro complessivo. Ha scelto di lavorare sui corredi funebri femminili e ha realizzato lavori in materiali spesso preziosi, evocando soprattutto i monili e gli ornamenti che accompagnavano la defunta. Ponendosi però domande sulla correttezza della nostra lettura, mutilata dalla mancanza di tante porzioni di quel mondo. Gabriele Ermini (Figline Valdarno, Firenze, 1996; formato nelle Accademie di Belle Arti di Firenze e di Bologna, vive e lavora a Bruxelles, dove frequenta il Master in Pittura presso Ensav-La Cambre; ha partecipato a «Una Boccata d’Arte 2025» a Oriolo Romano, Viterbo) ha invece optato per interventi scultorei e pittorici in cui esplorare le persistenze dell’antico attraverso le valenze simboliche ed emotive dei reperti archeologici, muovendo dalla fascinazione che sanno esercitare sulle categorie più diverse di persone, come se emanassero vibrazioni cui non è possibile sottrarsi.
Caterina Morigi, «Making Special (Collane)», 2022. Foto Lorenzo Mariotti