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Justus Sustermans, Ritratto di Galileo Galilei

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Justus Sustermans, Ritratto di Galileo Galilei

Galileo, oltre un milione all’asta per la prima edizione del «Dialogo»: è record da Christie’s

Stampato nel 1605 sotto lo pseudonimo di Cecco di Ronchitti da Bruzene, il volume è considerato il primo libro pubblicato dal celebre scienziato

Riccardo Deni

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Una pietra miliare nella storia dell'astronomia (ma anche della comunicazione scientifica) ha conquistato il mercato internazionale. Il 9 luglio, a Londra, Christie’s ha venduto per 1.12 milioni di sterline una delle sole sette copie complete note della prima edizione del «Dialogo in perpuosito de la stella nuova», firmato sotto pseudonimo da Galileo Galilei. Si tratta di un nuovo record mondiale d’asta per qualsiasi opera del grande scienziato toscano.

Stampato nel 1605 sotto lo pseudonimo di Cecco di Ronchitti da Bruzene, il «Dialogo» è considerato il primo libro pubblicato da Galileo, ed è un’opera cruciale non solo per il suo contenuto, ma per l’approccio innovativo alla divulgazione scientifica. Il testo si presenta infatti come una conversazione in dialetto padovano tra due contadini, Matteo e Natale, che discutono dell’apparizione della supernova del 1604. Un evento astronomico straordinario osservato anche da Johannes Kepler, che ne trasse ispirazione per il celebre «De Stella Nova» (1606).

Il «Dialogo» fu una risposta satirica alle tesi dell’aristotelico Cesare Cremonini, che interpretava la nova come fenomeno atmosferico e non celeste. Galileo, opponendosi alla tradizione aristotelica e alla sua concezione dell’immutabilità dei cieli, utilizza la voce dei due contadini per smontare con ironia e rigore logico le contraddizioni del pensiero scolastico. L’opera promuove con forza l’uso della misurazione e dell’osservazione diretta come fondamento della ricerca scientifica.

Galileo Galilei e Girolamo Spinelli, «Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la stella nuova». Padua: Pietro Paulo Tozzi, 1605.

La pubblicazione, anonima e in volgare, permise a Galileo di introdurre idee potenzialmente pericolose in modo accessibile, anticipando le strategie comunicative che avrebbe poi adottato nel «Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo» (1632). La seconda edizione del «Dialogo», pubblicata a Verona sempre nel 1605, venne però modificata per attenuare riferimenti copernicani e critiche ad Aristotele, segno del clima di crescente cautela nei confronti della libertà scientifica.

L’attribuzione dell’opera a Galileo è oggi ampiamente riconosciuta. Già inserita nell’edizione nazionale delle «Opere» curata da Antonio Favaro (1891), è stata poi difesa da Stillman Drake nel 1976 e più recentemente confermata da Alessandro De Angelis e Giulio Peruzzi dell’Università di Padova, i quali indicano anche la collaborazione di Girolamo Spinelli, giovane monaco benedettino vicino a Galileo.

La copia passata in asta era in condizioni bibliografiche eccellenti, rilegata in carta decorata del XIX secolo, e accompagnata da una provenienza prestigiosa, tra cui il nome del celebre bibliofilo (e controverso collezionista) Guglielmo Libri e quello del politico e bibliografo Giacomo Maria Manzoni. Offerta con una stima iniziale di 500-700 mila sterline, la vendita ha ampiamente superato le aspettative, riflettendo l’importanza storica dell’opera e la crescente attenzione del mercato verso i grandi testi fondativi della scienza moderna. Con soli sette esemplari completi noti - nessuno dei quali in mani private fino ad oggi - il «Dialogo in perpuosito de la stella nuova» è ora il libro di Galileo più costoso mai venduto all’asta.

Riccardo Deni, 10 luglio 2025 | © Riproduzione riservata

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