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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliSala piena, rilanci rapidi e una sequenza di aggiudicazioni sopra le stime: l’asta di Sotheby’s dedicata all’arte dell’Asia meridionale del 26 marzo si è trasformata in una «dimostrazione di forza», chiudendo a 22,1 milioni di dollari e mettendo a segno ben dodici record.
A guidare la vendita è stato «Second Act» (1958) di Maqbool Fida Husain, battuto per 5,1 milioni di dollari dopo sei minuti di competizione serrata, tra gli applausi. Opera tra le più esposte e pubblicate dell’artista, fu presentata per la prima volta nel 1958 alla Kumar Gallery di Nuova Delhi, uno dei centri propulsivi dell’avanguardia indiana del dopoguerra. Il dipinto rilegge il tema biblico di Adamo ed Eva al momento dell’espulsione dall’Eden, trasformandolo in una riflessione su esilio, intimità e separazione. Proveniva dalla collezione di Chester e Davida Herwitz ed è stato messo in vendita dalla raccolta di Navin Kumar.
Subito dopo si è fatto sentire il peso di Francis Newton Souza, uno dei membri fondatori del Progressive Artists' Group di Bombay, già protagonista di un record a Londra nel 2025. Il suo «Untitled (Mountain with Houses)», rimasto nella stessa collezione dagli anni Sessanta e mai apparso prima in asta, ha raggiunto 2,3 milioni di dollari, mentre «Houses in Moonlight» (1960) ha toccato 1,7 milioni di dollari, più di tre volte la stima massima. Anche il pittore indiano Jehangir Sabavala ha riscosso risultati tra i più solidi: «And the Paddy Was Not Yet Long» è stato aggiudicato per 896mila dollari. L’opera, proveniente dalla collezione privata di Sir David e Lady Phoebe Orr, era rimasta nella stessa famiglia per oltre quarant’anni prima di arrivare sul mercato.
Francis Newton Souza «Untitled (Mountain with Houses)» è stato battuto a 2,3 milioni di dollari. Courtesy of Sotheby’s
L’asta aveva dato segnali chiari già in apertura, con «Her Daughter» del pittore e regista Maqbool Fida Husain capace di salire fino a 1 milione di dollari, cinque volte la stima massima di 200mila dollari. Sempre dell’artista, «Untitled (Figures)», al debutto in asta, ha raggiunto 832mila dollari, confermando la persistenza dell’interesse per i suoi soggetti femminili. Altro momento chiave è stato il risultato di «Untitled (Words and Symbols)» (1964) di K.C.S. Paniker, venduto per 576mila dollari dopo una gara tra quattro offerenti. Considerato uno dei vertici della celebre serie «Words and Symbols», il dipinto segna una fase cruciale nella ricerca dell’artista verso un linguaggio simbolico e una dimensione più metafisica, poco prima della fondazione del Cholamandal Artists’ Village, la più grande comunità di artisti dell’India, situata sulla East Coast Road a Injambakkam.
In questo contesto si inserisce anche il record di Vivan Sundaram: «Inbetweenness», stimato tra 80mila e 120mila dollari, è stato aggiudicato per 896mila dollari, oltre sette volte la stima massima. Realizzato a metà anni Sessanta durante il soggiorno londinese, appartiene a una fase iniziale ma decisiva del percorso dell'artista, quando assimilava il linguaggio della Pop Art britannica mantenendo al contempo i riferimenti del modernismo di Baroda e l’insegnamento di K.G. Subramanyan.
A completare il quadro, la distribuzione dei record - dodici in totale - evidenzia un mercato sempre meno concentrato: cinque di questi riguardano artisti del Bangladesh (Shamsul Islam Nizami, Shahabuddin Ahmed, Sheikh Mohammed Sultan, Rashid Choudhury, Aminul Islam) tra cui quello per il più grande arazzo mai apparso in asta firmato da Rashid Choudhury e nomi di autori indiani.
Nel complesso, la vendita restituisce l’immagine di un settore in piena espansione, sostenuto da una domanda internazionale sempre più ampia e da una competizione ormai strutturata anche sui nomi meno storicizzati.
Vivan Sundaram, «Inbetweenness» è stato battuto a 896mila dollari. Courtesy of Sotheby’s
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