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Una veduta della mostra «Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale», Roma, Galleria Borghese

Photo: A. Benedetti. © Galleria Borghese

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Una veduta della mostra «Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale», Roma, Galleria Borghese

Photo: A. Benedetti. © Galleria Borghese

Galleria Borghese, l’anno comincia con Zanabazar

La mostra, nel segno del «barocco globale», mette a confronto «Sua Santità l’Illuminato» e Gian Lorenzo Bernini, sorprendentemente affini nello spirito creativo e nella capacità di incidere sul futuro delle arti nei rispettivi quadranti del mondo

Gianfranco Ferroni

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A Roma, nella Galleria Borghese l’anno espositivo comincia con le opere di Öndör Gegeen Zanabazar (1635-1723): nato nel cuore della steppa, in uno dei più vasti imperi mai edificati dall’umanità, apparteneva alla nobile discendenza di Chinggis Khaan e fu un’autorità spirituale di eccezionale carisma per il buddhismo tibetano in Mongolia, oltre che scultore, linguista, matematico, poeta. «Scettro fulminante di saggezza», vuole dire il suo nome: nel salone d’ingresso della villa, per poi proseguire il suo tour italiano al Mao-Museo d’Arte Orientale di Torino, ecco le sue celebri Tara e un autoritratto giovanile, entrambi in bronzo. Il periodo espositivo sarà breve, dal 20 gennaio al 22 febbraio, con il titolo «Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale», nel segno del «barocco globale», perché proprio nel secolo di Gian Lorenzo Bernini in Asia si affermò la figura di Zanabazar, «Sua Santità l’Illuminato», primo Khutuktu Jetsundamba, titolo della massima autorità religiosa della scuola Gelug del buddhismo tibetano in Mongolia, venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha.

Ritenuto un capo spirituale dall’eccezionale carisma, Zanabazar fu anche un linguista e, soprattutto, il più grande scultore mongolo dell’età moderna. A lui e ai suoi discepoli si devono opere profondamente ispirate a viaggi e soggiorni nei monasteri tibetani, venerate come oggetti sacri nei luoghi di culto e nei templi da lui fondati in tutta la Mongolia. Tra queste, le raffigurazioni delle Tara si distinguono per l’altissimo valore estetico: manifestazioni femminili del Buddha, divinità legate alla protezione, alla liberazione e agli stati interiori dell’essere. Zanabazar diffuse il buddhismo in Mongolia, rendendolo accessibile ai fedeli comuni. Il suo intento era quello di creare sculture capaci di parlare direttamente allo sguardo e all’animo: forme naturali, armoniose, «calde alla vista», come le definirebbero i mongoli.

Perché accomunarli? Nel progetto culturale, presentato questo mattina, 19 gennaio, dalla direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, Bernini e Zanabazar «hanno lasciato un’impronta indelebile nelle rispettive culture, l’uno in Europa, l’altro in Asia. Entrambi hanno inaugurato nuovi linguaggi artistici, elaborando visioni innovative e metodi inediti per reinterpretare temi e soggetti tradizionali, dando vita a modelli destinati a influenzare profondamente le generazioni successive. Due mondi lontani, un’unica forza creativa capace di cambiare la storia dell’arte». Le opere in mostra provengono dal Chinggis Khaan National Museum e sono presentate al pubblico in un contesto di dialogo e confronto senza precedenti. Per la prima volta opere di questo artista raggiungono l’Europa e l’Italia. 

Il progetto nasce idealmente dalla mostra «Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini» (4 aprile-13 luglio 2025), realizzata in collaborazione con le Scuderie del Quirinale e curata da Cappelletti e Francesco Freddolini. L’esposizione aveva messo in luce il carattere profondamente transculturale della Roma seicentesca, plasmata da scambi commerciali, relazioni diplomatiche e viaggi di artisti e religiosi, rivelando una fitta rete di connessioni che anticipava la globalizzazione contemporanea. Muovendo da questa intuizione, la Galleria Borghese ha sviluppato un progetto che esplora la complessità delle relazioni tra figure e manufatti apparentemente lontanissimi per contesto storico, geografico e tecnico, ma sorprendentemente affini nello spirito creativo e nella capacità di incidere sul futuro delle arti in questi due remoti quadranti del mondo: anche e soprattutto questo è lo spirito del «barocco globale».

E va ricordato che il 23 gennaio torna «Sguardi oltre il tempo», un’esperienza di visita che unisce arte, storia e tecnologia grazie all’impiego della realtà aumentata. Un percorso pensato per accompagnare il pubblico in un viaggio attraverso i secoli, alla scoperta dell’evoluzione del museo e delle sue collezioni. Grazie a strumenti all’avanguardia, è possibile rivedere opere antiche un tempo appartenenti alla collezione, tra cui il «Gladiatore», oggi conservato al Louvre e reinserito virtualmente nel suo contesto originario per offrire una lettura storica più completa e coinvolgente. Il percorso dura un’ora e mezza e alterna la visita tradizionale ai grandi capolavori della collezione a un’intensa esperienza immersiva in realtà virtuale e aumentata.

Una veduta della mostra «Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale», Roma, Galleria Borghese. Photo: A. Benedetti. © Galleria Borghese

Una veduta della mostra «Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale», Roma, Galleria Borghese. Photo: A. Benedetti. © Galleria Borghese

Gianfranco Ferroni, 19 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Galleria Borghese, l’anno comincia con Zanabazar | Gianfranco Ferroni

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