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Promossa da Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e Mah-Musée d’art e d’histoire di Ginevra, l’esposizione costruisce un dialogo reperti archeologici e le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali, tra cui Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari
- Alessia De Michelis
- 20 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Khalil Rabah, «Abaout the Museum», 2004-11
Courtesy dell’artista
Gaza come crocevia tra Africa, Asia e Mediterraneo e nodo di scambi commerciali, religiosi e culturali fin dall’antichità
Promossa da Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e Mah-Musée d’art e d’histoire di Ginevra, l’esposizione costruisce un dialogo reperti archeologici e le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali, tra cui Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari
- Alessia De Michelis
- 20 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliÈ a partire da una riflessione urgente sulla fragilità del patrimonio culturale nei contesti di conflitto che prende forma «Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo», una mostra che affronta senza retorica la complessità della storia palestinese, intrecciando memoria e contemporaneità. Il progetto sottolinea come la distruzione non riguardi soltanto siti e oggetti, ma anche le comunità che li hanno abitati, celebrati e riconosciuti come parte della propria identità.
Promossa da Fondazione Merz (da cui è ospitata dal 21 aprile al 27 settembre), Museo Egizio di Torino e Mah-Musée d’art e d’histoire di Ginevra, l’esposizione costruisce un dialogo serrato tra circa ottanta reperti archeologici, dall’Età del Bronzo al periodo ottomano, e le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali, tra cui Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari. Il percorso è arricchito da fotografie provenienti dall’archivio dell’Unrwa.
I reperti esposti provengono da una collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente a Ginevra per conto dello Stato di Palestina, inizialmente destinati a un museo archeologico mai realizzato a causa dei conflitti. La loro presenza in mostra diventa così testimonianza tangibile di una storia sospesa e di una memoria da preservare.
Il dialogo con le collezioni torinesi amplia lo sguardo, restituendo Gaza come crocevia millenario tra Africa, Asia e Mediterraneo, nodo di scambi commerciali, religiosi e culturali fin dall’antichità. Questa stratificazione storica emerge come elemento centrale, sottraendo il territorio a una lettura esclusivamente contemporanea.
Parallelamente un fitto calendario di incontri, workshop e performance coinvolge istituzioni e spazi cittadini, rafforzando una rete culturale internazionale che si fa carico, anche simbolicamente, di un gesto di vicinanza e responsabilità condivisa. In questo contesto, il patrimonio diventa non solo eredità da custodire, ma strumento critico per immaginare il futuro.