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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliSessant’anni non sono solo un traguardo cronologico ma la misura di una continuità rara nel panorama dell’arte contemporanea. Questo febbraio Gemini G.E.L., storica stamperia, casa editrice e galleria fondata a Los Angeles nel 1966, celebra il proprio anniversario con un doppio appuntamento che ribadisce il ruolo centrale dell’istituzione nella ridefinizione del linguaggio della grafica d’arte: la mostra «Impressions of Los Angeles: 60 Years of Printmaking at Gemini G.E.L.», in galleria dal 23 febbraio al 1° maggio, e una presentazione speciale a Frieze Los Angeles (26 febbraio–1° marzo).
Curata da Susan Dackerman, studiosa di primo piano nel campo della cultura della stampa occidentale, «Impressions of Los Angeles» propone una lettura tematica e inedita della produzione Gemini, mettendo al centro il rapporto tra gli artisti e la città che da sempre funge da laboratorio visivo e concettuale, un racconto stratificato che intreccia storia dell’arte, geografia urbana e sperimentazione tecnica.
Il percorso espositivo si articola in due nuclei principali: l’atmosfera di Los Angeles e la vita delle sue strade. Nel primo, la luce – elemento identitario per eccellenza della città – diventa materia di stampa. Emblematico è il confronto tra la «Weather Series» di David Hockney (1973), con le sue variazioni di nebbia, sole e pioggia, e le più recenti litografie di Tacita Dean, «LA Exuberance» (2016) e «LA Magic Hour» (2021), in cui il cielo californiano si fa soggetto poetico e temporale. Accanto a queste, emergono icone del paesaggio urbano e naturale: le palme di Claes Oldenburg, l’oceano di Vija Celmins, la spiaggia filtrata dal linguaggio pop di Roy Lichtenstein.
Il secondo nucleo, ospitato nello storico edificio progettato da Frank Gehry tra il 1976 e il 1979, sposta l’attenzione sulla città costruita e vissuta. Qui la grafica si confronta con l’architettura, la segnaletica e l’immaginario urbano: dall’incrocio di «Pico and Sepulveda» di Ed Ruscha (2001) alla visione caleidoscopica di Los Angeles nella serie «LA Uncovered» di Robert Rauschenberg. Non manca il dialogo autoriflessivo con Gehry stesso, presente con due «House Studies» (2016), né l’energia cromatica e tridimensionale delle opere di Elizabeth Murray, che traducono la città in forme espanse e instabili.
Come sottolinea la curatrice, molte delle opere in mostra non venivano esposte da decenni e non erano mai state accostate in questa chiave, offrendo così una nuova prospettiva sulla storia di Gemini come luogo di collaborazione intensa e duratura. Una storia fatta di inviti selettivi, di ritorni nel tempo, di processi condivisi che hanno consentito agli artisti di spingersi oltre i confini tradizionali della stampa. Questo stesso spirito anima la presenza di Gemini a Frieze Los Angeles, dove una selezione di lavori – da Hockney a Johns, da Kelly a Lichtenstein – restituisce sei decenni di ricerca e innovazione. Accanto ai maestri storici, particolare attenzione è riservata alle artiste, con nuove e imminenti produzioni di Tacita Dean, Analia Saban e Julie Mehretu, a conferma di un impegno che guarda al futuro senza rinnegare il proprio passato.
Fondata da Sidney B. Felsen e Stanley Grinstein, oggi guidata dalle rispettive famiglie, Gemini G.E.L. continua a incarnare un modello quasi artigianale di produzione artistica, in cui la tecnica non è mai neutra ma parte integrante del pensiero dell’opera. A sessant’anni dalla nascita, l’istituzione riafferma il valore della stampa come campo di sperimentazione, capace di raccontare – e imprimere – lo spirito di una città e del suo tempo.
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