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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliDiversi fattori suggerivano che Art Basel Qatar sarebbe stata del tutto diversa dalle altre fiere del marchio. La location inedita, un mercato da testare a questi livelli, il format sperimentale. Per partire senza fuochi d'artificio, ma con stile, la fiera ha scelto deliberatamente una scala ridotta. Meno gallerie, presentazioni monografiche e un allestimento pensato per favorire una fruizione lenta e riflessiva. Una decisione che, tra operatori e visitatori, è stata accolta con entusiasmo, con gli stand che effettivamente godono di più aria rispetto a quanto accade a Basilea, Parigi, Hong Kong o Miami Beach. Nel complesso, l'ambizione è stata dunque calmierata dalla prudenza, a sua volta dettata dal timore che il risultato commerciale non sarebbe stato immediatamente all'altezza delle altre edizioni. Difatti, più che una corsa alle vendite, le prime giornate sono state vissute da molti galleristi e collezionisti come un momento di osservazione, posizionamento e scoperta. Le prime ore di Art Basel Qatar non hanno quindi schiantato il mercato, ma vi si sono introdotte gradualmente, annunciando con discrezione il proprio arrivo.
In condivisione d'intenti tra organizzatori e partecipanti, questa prima edizione a Doha si è da subito prefissata come obiettivo quello di acclimatarsi e acclimatare. Per esempio, molti dei collezionisti del Golfo presenti non avevano mai partecipato prima d'ora ad una fiera d'arte. Dall'altra parte nemmeno le gallerie internazionali avevano fatto esperienza così diretta del mercato locale, mentre i collezionisti occidentali si sono trovati per la prima volta a diretto contatto con la proposta artistica della Regione, con quegli autori dal Medio Oriente e dal Nord Africa meno presenti nei circuiti internazionali tradizionali.
Vincenzo de Bellis, Global Director of Art Basel Fairs, ha ribadito più volte che l’aspetto commerciale resta centrale, ma che i parametri di valutazione dell'evento includono anche la creazione di nuove relazioni, il coinvolgimento dei player della Regione e la crescita a lungo termine del collezionismo. Il formato monografico degli stand, apparentemente più rischioso per le gallerie, è stato pensato proprio per rallentare la visione e favorire un rapporto più profondo con le opere. De Bellis ha inoltre chiarito che il modello potrà evolversi nel tempo, sottolineando che l’impegno su Doha è di lungo periodo.
Sprüth Magers Installation view of Light Ballet by Otto Piene in Sprüth Magers in Berlin in 2017. © Otto Piene Estate / VG Bild-Kunst, Bonn 2025. Courtesy of Sprüth Magers. Photograoh by Timo Ohler.
Presupposti stimolanti, ma che difficilmente avrebbero potuto portare subito a vendite stratosferiche. Difatti, gli affari durante l'opening di ieri non sono stati molti. Alcuni espositori hanno raccontato di aver bloccato diverse opere in seguito alla visita privata riservata ai membri della famiglia reale qatariota, ai quali è stato concesso il diritto di prelazione. Le gallerie - tra cui Sadie Coles, ATHR, Almine Rech, Gladstone, Pace, Lisson, Lehmann Maupin e Gray - attendono di sapere nei prossimi giorni se queste riserve si tradurranno in acquisti effettivi.
Tra dealer e advisor, le aspettative a breve termine erano contenute anche alla vigilia. Per esempio, non è facile sbrogliare la questione della definizione dei prezzi, che sulla carta potrebbero stare in linea con quelli di una fiera internazionale, ma questo potrebbe alterare gli equilibri dei mercati locali. Più semplice immaginare come Art Basel possa invece rappresentare fin da subito un salto significativo per artisti la cui carriera è ancora fortemente radicata nel contesto nazionale, qui posti su un palcoscenico d'eccezione.
Guardando al futuro, la prima edizione di Art Basel Qatar potrebbe essere ricordata più come un investimento iniziale che come un’immediata opportunità commerciale. Iwan Wirth di Hauser & Wirth ha definito la fiera solida e credibile, pur riconoscendo che le vendite non sono state fulminee. Molti visitatori, ha osservato, si confrontavano per la prima volta con l’idea stessa di acquistare arte in una fiera. «Doha ha però il potenziale per diventare un punto di riferimento per la Regione», ha aggiunto.
Inoltre, la presenza di realtà museali e l’interesse del mondo istituzionale sono stati indicati da più voci come segnali incoraggianti, pur nella consapevolezza che sia ancora presto per trarre conclusioni definitive. La vera sfida sarà capire se Art Basel e il Qatar riusciranno a costruire un mercato introducendo una grande fiera internazionale prima dell’esistenza di una rete commerciale locale consolidata. Il successo dipenderà meno dalle vendite della prima settimana e più dalla capacità di attrarre nuovamente gallerie e collezionisti negli anni a venire.
Per ora, Art Basel Doha sembra però aver centrato il proprio obiettivo iniziale: incuriosire, coinvolgere, seminare.
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