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Inès Longevial, Pétales, gouttes de lait (detail), 2026. Olio su tela di lino - 140 x 100 x 3,5 cm; 55 x 39 1/2 in.

Per gentile concessione dell’artista e di Almine Rech. Foto: Nicolas Brasseur

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Inès Longevial, Pétales, gouttes de lait (detail), 2026. Olio su tela di lino - 140 x 100 x 3,5 cm; 55 x 39 1/2 in.

Per gentile concessione dell’artista e di Almine Rech. Foto: Nicolas Brasseur

Gli artisti under 35 (o quasi) da continuare a seguire dopo Art Paris 2026

In una fiera dal profilo molto francese, abbiamo selezionato cinque artisti già presenti, o pronti a entrare, nel panorama internazionale

Giorgia Aprosio

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Con l’edizione 2026, Art Paris ha confermato la propria natura di fiera profondamente francese. Lo si legge nella composizione degli espositori, con il 60% delle gallerie di provenienza francese, ma anche nel tono complessivo dell’offerta, più a suo agio quando guarda al contesto nazionale che quando prova a misurarsi su scala internazionale. Il confronto con Art Basel Paris è inevitabile, e rende questo aspetto ancora più evidente, non solo perché le due fiere si svolgono nella stessa città, ma anche perché condividono la sede del Grand Palais, pur in momenti diversi del calendario cittadino.

Per gli artisti giovani, e per i collezionisti che li seguono da vicino, Promises si è confermata la sezione più viva della fiera. È qui che le gallerie hanno portato artisti davvero agli inizi del loro percorso, con una proposta ancora seminale sotto molti aspetti, ma già capace di far intravedere alcuni nomi su cui varrà la pena tornare. Nel 2026 la sezione ha riunito 27 gallerie con meno di dieci anni di attività, dodici delle quali alla prima partecipazione, confermando la capacità della fiera di offrire una visibilità ancora capace di tradursi in attenzione, relazioni e farsi fucina di occasioni. 

Nella sezione generale, invece, si è avvertita l’assenza di quegli artisti giovani che già da tempo hanno cominciato ad affermarsi su scala globale. 

La selezione che segue raccoglie alcuni di questi nomi incontrati tra gli stand. Come sempre, l’età non va intesa come criterio di merito, ma come uno strumento per osservare come certe ricerche si siano posizionate, precocemente e con decisione, nel panorama internazionale. Più che una classifica, questa lista prova a restituire una mappa di traiettorie di cui vale la pena seguire i prossimi passi.

Veduta dello stand Dina Vierny. Opere di Marcel·la Barceló. Art Paris 2026, Paris.

Marcel·la Barceló (1992)

Galleria: Dina Vierny

La pittura di Marcel·la Barceló si muove in un territorio fluido, sospeso, dove paesaggio e stato mentale tendono a coincidere. Acqua, isole sommerse, foreste acquatiche e presenze femminili diafane compongono un immaginario in metamorfosi continua, costruito con un linguaggio gestuale e organico che guarda più all’evocazione che alla descrizione. Tra memoria mediterranea, folklore giapponese e una visione della natura insieme arcaica e inquieta, Barceló mette a punto un lessico pittorico in cui fragilità e tensione convivono. A sostenerne il profilo è anche un percorso espositivo che negli ultimi anni l’ha vista esporre tra Parigi, Pechino, Londra e Tokyo, con personali da Dina Vierny, HDM Gallery, Terrada Art Complex e Forma, mentre le sue opere sono già presenti in collezioni come Fondation LVMH, Fondation Guerlain, Fonds de dotation Emerige, Xiao Museum e Musée d’art contemporain d’Ibiza.

Johanna Mirabel, One can never leave home, 2024. Olio su tela, 210 x 170 x 2,5 cm (82 5/8 x 66 7/8 x 0 15/16 pollici) ©Bertrand Huet. Per gentile concessione dell'artista e della Galerie Nathalie Obadia, Parigi/Bruxelles

Johanna Mirabel (1991)

Galleria: Galerie Nathalie Obadia

La pittura di Johanna Mirabel mette in scena figure raccolte in interni domestici aperti su un esterno insieme vegetale e mentale, dove memoria, esperienza vissuta e costruzione immaginaria convivono sulla stessa superficie. Il suo lavoro insiste sulla porosità tra corpo e ambiente, interno ed esterno, facendo della casa un luogo di stratificazione tra ricordi della Guyana, suggestioni della Harlem Renaissance e una tavolozza di ocra, rossi e bruni che tiene insieme figure, muri, pavimenti e vegetazione. A sostenerne il profilo ci sono già alcune tappe importanti: il diploma ai Beaux-Arts de Paris nel 2019, la vittoria della Bourse Révélations Emerige, la residenza e mostra alla Fondation H nel 2023 e, nel 2025, la personale al Frac Auvergne. Le sue opere sono inoltre entrate in collezioni come Fondation H, Museum of African Art di Marrakech, X Museum, Green Family Art Foundation e Weissmann Family Collection.

Inès Longevial, Pétales, gouttes de lait, 2026. Olio su tela di lino - 140 x 100 x 3,5 cm; 55 x 39 1/2 in. Per gentile concessione dell’artista e di Almine Rech. Foto: Nicolas Brasseur.

Inès Longevial (1990)

Galleria: Almine Rech

Il ritratto è da tempo il terreno principale della ricerca di Inès Longevial, che costruisce figure femminili sospese, malinconiche e raccolte, affidando a colore, luce e incarnato gran parte della tensione emotiva dell’immagine. I suoi volti e i suoi corpi, mai davvero descrittivi, funzionano come superfici di proiezione sensibile, in cui la dimensione intima si intreccia a una riflessione sul corpo e sulla femminilità. È una pittura riconoscibile, misurata e seduttiva, che negli anni ha consolidato un lessico molto preciso e una presenza ormai ben avviata anche fuori dal contesto francese. A confermarlo non sono soltanto le mostre con Almine Rech, ma anche personali e progetti espositivi in sedi come Van de Weghe e The Journal Gallery a New York, Ketabi Bourdet a Parigi e il Musée des Beaux-Arts d’Agen, oltre alla presenza in collettive istituzionali come quelle al Nassau County Museum of Art, a Les Abattoirs di Tolosa e a Château La Coste.

Pieter Jennes, I giorni passano, non possono restare 2026. Olio su tela. 170 × 150 cm / 66  15/16  x 59  1/16  pollici. Crediti: © Aurélien Mole. Per gentile concessione di Semiose, Parigi.

Pieter Jennes (1990)

Galleria: Semiose

La pittura di Pieter Jennes ha un impianto narrativo molto marcato, ma evita sempre di chiudersi in una vera e propria illustrazione. Figure umane e animali, paesaggi ridotti a pattern e texture, scene sospese tra quotidiano e slittamento onirico costruiscono un mondo in cui desiderio, malinconia, paura e contatto fisico diventano i veri motori dell’immagine. A rendere interessante il suo lavoro è proprio questo equilibrio tra densità decorativa e intensità emotiva, sostenuto da riferimenti che vanno dalle miniature islamiche alla satira della Weimar di Georg Grosz fino a una certa frontalità teatrale. Il suo percorso espositivo si è già mosso tra Anversa, Londra, Shanghai, Seoul, New York e Los Angeles, e nel 2025 Semiose gli ha dedicato la sua prima mostra personale in Francia, seguita nel 2026 da un focus per Drawing Now.

Giovanni Leonardo Bassan, MOON, 2026. Olio e glitter su tela di lino, 115 x 180 cm. Courtesy l’artista e Galerie Les filles du calvaire.

Giovanni Leonardo Bassan (1989)

Galleria: Galerie Les filles du calvaire

La pratica di Giovanni Leonardo Bassan tiene insieme pittura, scultura, ceramica e design, ma è soprattutto nella pittura che prende forma il nucleo più convincente della sua ricerca: un linguaggio figurativo stratificato, frammentato, spesso vicino a un’espressività nervosa e sensuale, in cui la scena urbana e notturna di Parigi diventa materia di osservazione e di attraversamento diretto. Nei suoi lavori convivono una sensibilità per la storia della pittura europea e un interesse più contemporaneo per l’instabilità dell’immagine, per il dettaglio tagliato, per la figura interrotta o spinta ai margini. A sostenerne il profilo c’è un percorso espositivo internazionale, con personali tra Parigi, Lugano, Singapore e Dubai e presenze collettive tra Londra, New York, Los Angeles, Seoul, Miami e Venezia, spesso in dialogo con contesti che intrecciano arte, moda e performance.

Giorgia Aprosio, 14 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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