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Giorgia Aprosio
Leggi i suoi articoliArte Fiera 2026 ha confermato Bologna come una piazza in cui moderno e post-war restano centrali. Ma le novità non sono mancate. In un quadro ormai consolidato, la sezione “Prospettiva”, curata da Michele D’Aurizio, ha puntato sulle nuove generazioni con presentazioni monografiche che hanno spinto le gallerie a concentrarsi su un solo artista. Ne è nata una sfilata di stand costruiti come veri progetti espositivi, capaci di rendere più leggibili ricerche che in fiera, di solito, faticano a emergere.
Nonostante l’apertura e la presenza di gallerie estere, anche nel contemporaneo la componente italiana resta dominante, sia tra gli espositori sia tra gli artisti.
Da qui nasce la nostra selezione di sette under 35 (o quasi) emersi in questa edizione, da continuare a seguire nei prossimi mesi: giovani, sì, ma con percorsi già avviati tra mostre istituzionali e aperture internazionali.
L’età non è un criterio di valore, ma uno strumento per leggere le dinamiche generazionali e la velocità con cui queste pratiche si stanno posizionando sul mercato.
Nessuna classifica, nessun premio: piuttosto un punto di partenza per continuare a seguirne i percorsi anche oltre i padiglioni.
Giuditta Branconi, Maledette malelingue, 2025. Courtesy l’artista e LUPO - Lorenzelli Projects
Giuditta Branconi (1998)
Galleria: LUPO – Lorenzelli Projects
La pittura di Giuditta Branconi procede per accumulo. Figure umane e animali emergono da paesaggi densi, quasi saturi, dove luce e ombra convivono nella stessa superficie. In questi boschi immagini e personaggi non seguono una trama precisa: affiorano, si intrecciano, scompaiono. L’horror vacui diventa un dispositivo che mette in tensione spazio e sguardo.
Ad Arte Fiera presenta un’opera lavorata fronte e retro, con la superficie completamente occupata fino a far perdere alla tela la sua dimensione tradizionale e trasformarla in un oggetto quasi scultoreo.
Nel 2025 ha tenuto la sua prima personale da Victoria Miro a Venezia e ha rafforzato la collaborazione con LUPO – Lorenzelli Projects. La prima mostra istituzionale è in programma alla Collezione Maramotti dall’8 marzo al 26 luglio 2026.
Luca Campestri, Trapped, 2023. Courtesy l’artista e Capsule Shanghai.
Luca Campestri (1999)
Galleria: Capsule Shanghai
Il lavoro di Luca Campestri ruota attorno ai temi della domesticità e della memoria. Tra fotografia, scultura e installazione costruisce immagini in cui la presenza è sempre instabile, come qualcosa che resta per un attimo e poi si attenua, che è appena accaduto o sta per accadere. Le sue opere si soffermano su questo momento di passaggio, quando l’immagine cambia stato e sembra sul punto di dissolversi.
Ad Arte Fiera presenta un progetto installativo in cui una fotografia della serie diventa moquette e dialoga con altre immagini stampate su tessuto. Il riferimento è a un passaggio dei fratelli Grimm — la trasformazione del fratello in capriolo — e introduce una dimensione sospesa tra perdita e metamorfosi.
La personale Watering the Plants è in corso nella sede di Capsule Shanghai, mentre in Italia è presente fino al 28 marzo nella collettiva NEVEr Alone a Casa Testori, a Novate Milanese.
Barbara De Vivi, Controfigura, 2024. Courtesy l’artista e Galleria Poggiali.
Barbara De Vivi (1992)
Galleria: Galleria Poggiali
La ricerca di Barbara De Vivi indaga i processi di trasformazione e ibridazione dell’immagine nel tempo, intrecciando iconografie della storia dell’arte, frame cinematografici ed elementi autobiografici. Le sue opere mettono in tensione soggetto e oggetto dello sguardo. Tra i temi ricorrenti emerge il doppio, inteso sia come relazione tra artista e modello sia come condizione strutturale dell’identità, insieme vulnerabilità e dato costitutivo dell’essere.
Ha esposto in Italia e all’estero, ottenendo riconoscimenti come il Combat Prize e l’Euromobil Under 30 Prize. Nel 2023 ha presentato la sua prima personale istituzionale al Mom Art Center di Amburgo; nel 2025 una personale alla Galleria Civica del MART di Trento. Il suo lavoro è parte della collezione della Fondazione CRC ed è stato presentato al Castello di Rivoli.
Jingge Dong, So Close So Far #4, 2023. Courtesy l’artista e Galleria L’ARIETE
Jingge Dong (1989)
Galleria: L’ARIETE artecontemporanea
Formatosi tra Cina e Italia, Jingge Dong lavora sul paesaggio come spazio di attraversamento tra tradizione guohua e pittura veneziana. Le sue immagini nascono da velature e stratificazioni cromatiche che ne attenuano i contorni, portandole verso un equilibrio sottile tra figurazione e astrazione. Il risultato è una pittura sospesa, in cui la luce e il colore diventano il luogo in cui si incontrano — e si ridefiniscono — Oriente e Occidente.
Le sue opere sono presenti nelle collezioni della Chinese National Academy of Arts di Pechino e di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia. Nel 2024 ha presentato una personale con König Galerie. Tra le altre ha di recente esposto presso Lo Studiolo (Udine), L’Ariete Arte Contemporanea (Bologna) e Triangle Gallery (Mosca).
Ismaele Nones, Grand Confort, 2025. Courtesy l’artista e Lunetta11
Ismaele Nones (1992)
Galleria: Lunetta 11
Ismaele Nones utilizza la storia dell’arte per interrogare il presente. Dai riferimenti bizantini all’Arte Povera fino alla Pop Art britannica, mette in relazione tempi e iconografie diverse nello stesso spazio pittorico. I suoi personaggi si muovono in ambienti ambigui, costruiti su prospettive instabili, dove simboli religiosi e immagini canoniche tornano a essere vive, capaci di generare nuovi significati.
Nel 2024 ha partecipato a una mostra collettiva alle Gallerie d’Italia di Milano; nel 2023 è stato tra i protagonisti di Pittura italiana oggi alla Triennale di Milano. Oltre alla collaborazione con Lunetta11, lavora con la Galleria Tommaso Calabro, nella cui sede di Venezia presenterà la personale What We Hold, What We Lose (14 febbraio – 4 aprile 2026). È inoltre tra i due artisti scelti per realizzare il drappellone del doppio Palio di Siena dell’estate 2026.
Giacomo Serpani, Barene, 2025. Courtesy l’artista e Zazà.
Giacomo Serpani (1996)
Galleria: Zazà
La pittura di Giacomo Serpani parte dall’osservazione della provincia veneta come paesaggio sociale. Nei suoi quadri figure isolate e gesti ripetuti costruiscono un clima diffuso più che una narrazione specifica. L’attenzione si concentra sui comportamenti e sulle tensioni latenti che attraversano i contesti quotidiani, più che sulla biografia dei singoli.
Il colore diventa un elemento di frizione: tonalità acide, pigmenti metallici e campiture più cupe registrano le contraddizioni di un presente in cui desiderio, consumo e stasi si sovrappongono.
Serpani si è formato allo IUAV di Venezia e alla Universidad de Bellas Artes di Granada. Ha esposto tra Venezia e Milano ed è co-fondatore della Milliony Arlekina Gallery. Nel 2025 è stato finalista al Prisma Art Prize.
Justin Weiler, Projection, 2025. Courtesy l’artista e Galerie Romero Paprocki.
Justin Weiler (1990)
Galleria: Galerie Romero Paprocki
Il lavoro di Justin Weiler nasce dall’osservazione di vetrine, serrande e facciate oscurate, superfici urbane che segnano un confine tra interno ed esterno. Non sono solo elementi architettonici, ma soglie cariche di significato. Attraverso stratificazioni successive di inchiostro, l’artista costruisce immagini attraversate da neri profondi e variazioni di luce. La superficie diventa così un campo di tensione in cui il visibile si confronta continuamente con ciò che resta nascosto.
Nel 2023 è stato tra i vincitori del 1% artistique per il Ministero dell’Interno francese e ha realizzato le vetrine per Yves Saint Laurent in diverse città internazionali, tra cui Hong Kong, New York, Milano e Parigi. Nello stesso anno ha ricevuto una commissione dal Mobilier National per il Palais de l’Élysée e le sue opere sono entrate nella collezione del Musée d’Arts de Nantes. Nel 2024 ha esposto in contesti internazionali tra Toronto, Lisbona e Parigi. Nel 2025 ha presentato una mostra personale alla Galerie Romero Paprocki di Parigi.
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