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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliImportanti istituzioni culturali della Gran Bretagna, tra cui il Victoria and Albert Museum, il National Trust e la Tate hanno espresso forti preoccupazioni riguardo all’impatto potenzialmente destabilizzante del Digital Markets, Competition and Consumers Act (Dmcca), una legge approvata dal precedente Governo britannico, conservatore, il 24 maggio 2024 e che entrerà in vigore il prossimo anno.
Al centro della polemica vi è l’introduzione di un «periodo di ripensamento» di due settimane, durante il quale gli abbonati potranno recedere dall’adesione a enti e organizzazioni ricevendo un rimborso completo. Sebbene pensato per tutelare gli utenti da abbonamenti poco trasparenti, il provvedimento rischia, secondo i vertici delle istituzioni, di minare alle fondamenta uno dei modelli economici più consolidati del settore: l’iscrizione come forma di supporto volontario e continuativo.
In una lettera inviata al primo ministro Keir Starmer, i rappresentanti delle maggiori realtà museali e culturali britanniche evidenziano come la nuova normativa rischi di compromettere la possibilità di accedere al «gift aid», fondamentale incentivo fiscale per il non profit, e di introdurre oneri amministrativi e finanziari gravosi. «Si mette a rischio un meccanismo che ogni anno genera centinaia di milioni di sterline per il settore culturale britannico», vi si legge.
Frances Morris, ex direttrice della Tate Modern, ha sottolineato l’importanza del modello: «I programmi di adesione, pur avendo una componente transazionale, si fondano su un legame affettivo e fiduciario. Alla Tate rappresentano la principale fonte di introiti al di fuori dei finanziamenti pubblici».
Secondo il National Trust, che conta oltre 5,3 milioni di membri attivi, questa riforma rischia di equiparare le organizzazioni benefiche alle aziende commerciali, ignorando la specificità del loro ruolo sociale e culturale: «In un periodo di crescenti difficoltà economiche, ha dichiarato un portavoce, imporre nuove restrizioni potrebbe costringerci a ridurre servizi essenziali, tradendo l’impegno del governo a sostenere il Terzo Settore».
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