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I rappresentanti delle sei gallerie fondatrici di The Campus: Bortolami, James Cohan, kaufmann repetto, Anton Kern, Andrew Kreps e kurimanzutto

Courtesy The Campus

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I rappresentanti delle sei gallerie fondatrici di The Campus: Bortolami, James Cohan, kaufmann repetto, Anton Kern, Andrew Kreps e kurimanzutto

Courtesy The Campus

Grazie a 6, illuminate, gallerie l’arte è tornata sui banchi di scuola

I dealer sono riusciti a trasformare un’ex scuola della Hudson Valley in un laboratorio condiviso per l’arte contemporanea

Beatrice Caprioli

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A circa due ore da Manhattan, nella Hudson Valley, una scuola pubblica abbandonata è diventata il centro di uno dei più insoliti esperimenti collaborativi degli ultimi anni nel sistema dell'arte contemporanea. Aule, laboratori scientifici, corridoi, spogliatoi e una palestra rimasti sostanzialmente intatti ospitano oggi The Campus, un’iniziativa nata dall'alleanza tra sei gallerie con sede a New York, Bortolami, James Cohan, kaufmann repetto, Anton Kern, Andrew Kreps e kurimanzutto, che nel 2021 hanno acquisito congiuntamente l'ex Ockawamick School di Claverack, nella contea di Columbia.

Giunto alla sua terza edizione, il progetto torna ad animare gli spazi dell'edificio dal 27 giugno al 1° novembre e accoglie per la prima volta otto gallerie londinesi - Thomas Dane Gallery, Emalin, Herald St & Gordon Robichaux, Hollybush Gardens, Lisson Gallery, Pippy Houldsworth Gallery, Modern Art e Vigo Gallery - che si affiancheranno ai sei partner fondatori, estendendo per la prima volta la rete di collaborazioni oltre il contesto statunitense.

L'idea di acquistare l'edificio risale ai mesi della pandemia, quando Andrew Kreps, fondatore dell'omonima galleria, si imbatté nell'ex Ockawamick School mentre era alla ricerca di nuovi spazi di deposito. «Durante il lockdown Andrew trovò questa scuola modernista a Claverack», racconta Chiara Repetto, sua compagna di vita e cofondatrice di kaufmann repetto. «Aveva la visione, apparentemente folle, di acquistarla, ma era un progetto troppo ambizioso per due sole gallerie. Così abbiamo coinvolto altri amici e colleghi e deciso di rilevare la proprietà insieme». Fin dall'inizio apparve evidente che limitare un edificio di oltre 7mila metri quadrati alla sola funzione di deposito avrebbe significato rinunciare a gran parte del suo potenziale. La decisione di destinare una parte consistente della struttura a un programma espositivo condiviso arrivò quasi naturalmente.

Ciò che distingue The Campus è la forma di collaborazione che ne anima l'attività. In un settore tradizionalmente fondato sulla competizione e sulla distinzione dei programmi espositivi, le sei gallerie hanno scelto di costruire un contesto comune di lavoro, mettendo in relazione artisti, reti, risorse e progettualità differenti. Una scelta tanto più insolita, se si considera come il sistema delle gallerie continui a essere largamente organizzato attorno a identità fortemente autonome e a rapporti di rappresentanza esclusiva.

 

La palestra dell'ex Ockawamick School, riconvertita in spazio espositivo nell'ambito di The Campus. Courtesy The Campus

Veduta esterna dell'ex Ockawamick School di Claverack, sede di The Campus. Courtesy The Campus

A tre anni dall'apertura, i partner descrivono The Campus come un progetto in continua evoluzione. Per Repetto, uno dei risultati più significativi è stato proprio il confronto costante tra le gallerie coinvolte. «Immaginare strategie condivise che superano i limiti delle singole realtà è stato probabilmente il risultato più importante raggiunto finora», osserva. José Kuri, cofondatore di kurimanzutto, individua nello spirito di collaborazione uno degli elementi fondativi dell'iniziativa. «Fin dall'inizio ho amato l'idea di lavorare insieme ad altre gallerie. È qualcosa di cui questo settore ha bisogno», osserva. L'esperienza, aggiunge, ha contribuito a costruire una comunità fondata sulla fiducia e su valori condivisi. Come osserva Jessilee Shipman, direttrice di kaufmann repetto, il progetto consente inoltre a ciascuna realtà di ampliare il proprio raggio d'azione oltre New York City, creando nuove occasioni di incontro tra artisti, istituzioni e pubblici diversi.

La novità dell'edizione 2026 è l'ingresso delle otto gallerie londinesi. «Con gli altri partner ci siamo chiesti come rendere la mostra diversa dagli anni precedenti», osserva Stefania Bortolami, fondatrice nel 2005 della galleria Bortolami. «Londra è stata una scelta naturale, perché molti di noi collaborano da tempo con gallerie della città». L'apertura a una rete internazionale di interlocutori non modifica tuttavia l'impostazione complessiva della manifestazione, che continua a privilegiare gli artisti rispetto alle appartenenze istituzionali. «Quando si visita The Campus non si trovano i nomi delle gallerie», sottolinea Bortolami. «Le didascalie riportano soltanto il nome dell'artista e le informazioni relative all'opera».

Tra gli interventi più attesi figura quello allestito nella palestra dell'ex scuola, da sempre uno degli ambienti più riconoscibili del complesso. «La palestra è sempre stata il cuore di The Campus», osserva David Norr di James Cohan. Salon 94 presenterà un progetto di Max Lamb composto da 169 sedute disposte a griglia sul pavimento, mentre sul palcoscenico troverà posto «Anchorbat» (1992) di Pat Oleszko, artista recentemente inclusa nella Whitney Biennial 2026

Beatrice Caprioli, 15 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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