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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliNon è una novità il fatto che visitare un museo o contemplare un’opera d’arte procuri benefici all’osservatore, soprattutto di fronte a condizioni di forte stress e ansia.
Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Psicologica del King’s College di Londra, sull’onda del crescente interesse nei confronti di queste tematiche, ha studiato le reazioni di cinquanta adulti (di età compresa tra i 18 e i 40 anni) posti di fronte a opere d’arte originali o a riproduzioni delle stesse.
«The Physiological Impact of Viewing Original Artworks vs. Reprints: A Comparative Study» è stato condotto da Courtney Worrell, Madeline Kirkpatrick, Camila Ribeiro Perez, Pierette Fortuna, Leyla Bumbra, Lucy Bradnock e Anthony J. Woods in collaborazione con il Courtauld Institute of Art, ed è stato presentato lo scorso ottobre, ma il primo documento ufficiale, ancora in fase di ultima bozza, è stato diffuso online oggi, 8 gennaio. «Riconoscendo nella fruizione dell’arte uno strumento naturale per migliorare il tono vagale e ridurre il carico infiammatorio, questo studio identifica musei e gallerie come luoghi accessibili e non clinici per la promozione preventiva della salute», si legge.
I partecipanti alla ricerca sono stati divisi in due gruppi e invitati a guardare per 20 minuti rispettivamente cinque dipinti autentici con le relative didascalie e altrettante riproduzioni in alta qualità degli stessi. Nel mentre, si sono monitorati la loro frequenza cardiaca e la temperatura cutanea, oltre all’analisi di campioni di saliva prelevati prima e dopo. Dalla collezione del Courtauld sono stati selezionati «Jane Avril all’ingresso del Moulin Rouge» (1892 ca) di Henri de Toulouse-Lautrec, «Il bar delle Folies-Bergère» (1881-82) e «Le rive della Senna ad Argenteuil» (1874) di Édouard Manet, «Autoritratto con orecchio bendato» (1889) di Vincent van Gogh e «Te Rerioa (Il sogno)» (1897) di Paul Gauguin.
Con il 22% in meno del livello di cortisolo e un calo in due delle quattro proteine infiammatorie registrate, nelle persone che hanno potuto ammirare gli originali i dati evidenziano modelli di variabilità della frequenza cardiaca più alti rispetto al resto del gruppo, contribuendo a un sistema nervoso più «responsive» e adattabile.
«Considerati nel loro insieme, i risultati delineano un modello in cui esperienze artistiche autentiche determinano un’attivazione concomitante dei sistemi nervoso autonomo, endocrino e immunitario, con effetti favorevoli sul benessere: stimolanti ma ristorative, eccitanti ma al tempo stesso calmanti, conclude il documento. Tale profilo di risposta duale è analogo ai pattern fisiologici riscontrabili in altri comportamenti adattivi, quali l’esercizio fisico moderato o la respirazione meditativa. La convergenza dei processi di regolazione autonomica e immunitaria indica un possibile percorso biologico attraverso cui il coinvolgimento culturale contribuisce alla salute nel lungo periodo».
Édouard Manet, «Il bar delle Folies-Bergère», Londra, Courtauld Gallery
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