Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Vincent van Gogh, «Autoritratto con orecchio bendato», 1889, Londra, Courtauld Gallery (particolare)

Courtesy of Courtauld Institute of Art

Image

Vincent van Gogh, «Autoritratto con orecchio bendato», 1889, Londra, Courtauld Gallery (particolare)

Courtesy of Courtauld Institute of Art

Guardare un vero Van Gogh è come fare esercizio fisico o meditare

Il nuovo studio del King’s College di Londra, in collaborazione con il Courtauld Institute of Art evidenzia, la differenza tra osservare opere d’arte originali e riproduzioni, constatando che nel primo caso i benefici sul sistema nervoso sono nettamente superiori

Cecilia Paccagnella

Leggi i suoi articoli

Non è una novità il fatto che visitare un museo o contemplare un’opera d’arte procuri benefici all’osservatore, soprattutto di fronte a condizioni di forte stress e ansia.

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Psicologica del King’s College di Londra, sull’onda del crescente interesse nei confronti di queste tematiche, ha studiato le reazioni di cinquanta adulti (di età compresa tra i 18 e i 40 anni) posti di fronte a opere d’arte originali o a riproduzioni delle stesse.

«The Physiological Impact of Viewing Original Artworks vs. Reprints: A Comparative Study» è stato condotto da Courtney Worrell, Madeline Kirkpatrick, Camila Ribeiro Perez, Pierette Fortuna, Leyla Bumbra, Lucy Bradnock e Anthony J. Woods in collaborazione con il Courtauld Institute of Art, ed è stato presentato lo scorso ottobre, ma il primo documento ufficiale, ancora in fase di ultima bozza, è stato diffuso online oggi, 8 gennaio. «Riconoscendo nella fruizione dell’arte uno strumento naturale per migliorare il tono vagale e ridurre il carico infiammatorio, questo studio identifica musei e gallerie come luoghi accessibili e non clinici per la promozione preventiva della salute», si legge.

I partecipanti alla ricerca sono stati divisi in due gruppi e invitati a guardare per 20 minuti rispettivamente cinque dipinti autentici con le relative didascalie e altrettante riproduzioni in alta qualità degli stessi. Nel mentre, si sono monitorati la loro frequenza cardiaca e la temperatura cutanea, oltre all’analisi di campioni di saliva prelevati prima e dopo. Dalla collezione del Courtauld sono stati selezionati «Jane Avril all’ingresso del Moulin Rouge» (1892 ca) di Henri de Toulouse-Lautrec, «Il bar delle Folies-Bergère» (1881-82) e «Le rive della Senna ad Argenteuil» (1874) di Édouard Manet, «Autoritratto con orecchio bendato» (1889) di Vincent van Gogh e «Te Rerioa (Il sogno)» (1897) di Paul Gauguin.

Con il 22% in meno del livello di cortisolo e un calo in due delle quattro proteine infiammatorie registrate, nelle persone che hanno potuto ammirare gli originali i dati evidenziano modelli di variabilità della frequenza cardiaca più alti rispetto al resto del gruppo, contribuendo a un sistema nervoso più «responsive» e adattabile.

«Considerati nel loro insieme, i risultati delineano un modello in cui esperienze artistiche autentiche determinano un’attivazione concomitante dei sistemi nervoso autonomo, endocrino e immunitario, con effetti favorevoli sul benessere: stimolanti ma ristorative, eccitanti ma al tempo stesso calmanti, conclude il documento. Tale profilo di risposta duale è analogo ai pattern fisiologici riscontrabili in altri comportamenti adattivi, quali l’esercizio fisico moderato o la respirazione meditativa. La convergenza dei processi di regolazione autonomica e immunitaria indica un possibile percorso biologico attraverso cui il coinvolgimento culturale contribuisce alla salute nel lungo periodo».

Édouard Manet, «Il bar delle Folies-Bergère», Londra, Courtauld Gallery

Cecilia Paccagnella, 08 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Per l’occasione saranno inaugurate dieci mostre, che celebrano sia la collaborazione tra il museo belga e l’istituzione parigina sia l’intento di dare spazio alla pluralità della scena artistica di Bruxelles e del Belgio, mantenendo un forte respiro internazionale

Risalirebbero a circa 430mila anni fa, datazione che contraddistingue il sito di Marathousa 1 dove sono stati trovati. Includono un tronco di ontano lavorato, un piccolo oggetto in salice/pioppo e un ulteriore frammento di ontano

Giovedì 29 e venerdì 30 gennaio il Centro Italiano per la Fotografia di Torino accoglie addetti ai lavori e chiunque sia interessato per parlare della gestione delle immagini oggi, dalle implicazioni legali e il diritto d’autore alle responsabilità di istituzioni e archivi

Il nucleo comprende lavori di 31 artisti realizzati in un arco temporale che va dal 1963 a oggi, a testimonianza del «modo in cui l’istituzione guarda con attenzione alle sue radici e al suo impegno verso forme sperimentali e approcci transnazionali, pur rimanendo lungimirante nell’ampliare le possibilità narrative»

Guardare un vero Van Gogh è come fare esercizio fisico o meditare | Cecilia Paccagnella

Guardare un vero Van Gogh è come fare esercizio fisico o meditare | Cecilia Paccagnella