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Cover Image «Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich .Sospeso nel moto con addebito di vuoto», San Carlo, Cremona.

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Cover Image «Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich .Sospeso nel moto con addebito di vuoto», San Carlo, Cremona.

Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich sospesi nel moto e nel vuoto

Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich trasformano pittura e spazio in un’esperienza immersiva, dove corpi sospesi, architetture leggere e scenografie integrano movimento, gesto e narrazione. La mostra «Sospeso nel moto con addebito di vuoto» a Cremona offre un percorso attraversabile in cui immagini, suoni e performance creano un ambiente dinamico e coinvolgente

Lavinia Trivulzio

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C’è una tensione tra movimento, spazio e immagine che definisce la ricerca di Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich, dove l’arte non è confinata a un oggetto da osservare, ma diventa esperienza immersiva. «Sospeso nel moto con addebito di vuoto, avanzo di niente, sostegno di poco[...] Non c’è caduta che non vada per gradi, il dubbio insegna meglio dei padri»

La filastrocca di Castelli, che apre «Sospeso nel moto con addebito di vuoto», mostra ospitata nella Chiesa di San Carlo a Cremona fino a giugno 2026, anticipa già le principali linee del progetto: sospensione, caduta, incertezza e la possibilità che anche l’errore trovi una sua forma definita. In questi versi, il vuoto non è assenza, ma condizione da attraversare, e il tentativo stesso di definire lo spazio diventa gesto creativo.

L’esposizione offre un percorso in cui pittura, immagine e movimento si combinano in un ambiente integrato. Lo spazio non funge da cornice passiva, ma si configura come condizione attiva, definita da ciò che lo attraversa. Al centro della scena si trova un grande limbo, una superficie che si solleva dal pavimento e si sviluppa fino a diventare un fondale continuo, suggerendo corpi in caduta e orientando lo sguardo dello spettatore. Sopra questo orizzonte si collocano cieli mobili, teli e quinte che richiamano dispositivi scenici del teatro barocco: elementi leggeri che indicano profondità e trasformazione senza costruire illusioni prospettiche, mantenendo una forte relazione con la storia visiva della caduta dei giganti.

La pittura di Castelli dialoga con lo spazio e diventa parte integrante della scena. Le figure fragili e sospese – corpi, frammenti e presenze allusive – emergono e si dissolvono nello spazio pittorico, evocando corpi che precipitano o scivolano, in equilibrio tra fragilità e movimento. Cherstich integra l’opera con architetture e scenografie leggere, creando un equilibrio tra immagine, spazio e movimento, in cui lo spettatore può percorrere, attraversare e scoprire la composizione.

La giornata inaugurale, il 21 marzo, è stata arricchita da un intervento performativo affidato a un terzetto d’archi e a un coro di performer. I partecipanti hanno abitano lo spazio come presenze sonore e corporee e il canto si è mosso muove dalla tradizione del madrigale verso frammenti più rarefatti, aprendo un dialogo ideale con la musica contemporanea, fino a riferimenti a John Cage. Oltre alla performance, l’opera vive come installazione attraversabile. Il pubblico può muoversi liberamente tra le immagini, le architetture e le sagome sospese, sperimentando la scena non più come spazio frontale da osservare, ma come ambiente da percorrere, dove immagine, suono e movimento concorrono a creare un’esperienza integrata e immersiva.

 

Lavinia Trivulzio, 26 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich sospesi nel moto e nel vuoto | Lavinia Trivulzio

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