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Austrian Pavilion, Biennale Arte 2026

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Austrian Pavilion, Biennale Arte 2026

I Padiglioni Nazionali della Biennale Arte 2026 riservano molte sorprese e qualche dejà-vu

Molti dei padiglioni nazionali della 61ma Biennale di Venezia non sono «in tono minore» come il titolo della mostra internazionale, e valgono senz’altro una visita

Ludovico Pratesi

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Una donna nuda trasformata nel batacchio di una campana sospesa in aria, una fila di contenitori per trasportare sperma, una collezione di 50mila cartoline trasformate in una carta da parati «postale», un coro di persone sorde immerse in una piscina che intonano i canti delle balene. I Padiglioni Nazionali della Biennale Arte di Venezia 2026 riservano molte sorprese e qualche dejà-vu, ma il tono generale è alto e ricco di suggestioni e riflessioni interessanti sul nostro presente. 

Sicuramente è destinata a fare scalpore «Seaworld Venice», la proposta dell’artista-regista Florentina Holzinger per l’Austria, dove una serie di performer nudi compiono azioni dissacranti in una sorta di parco acquatico alimentato anche dall’urina dei visitatori, purificata e trasformata in acqua. E l’acqua è l’elemento protagonista di «Liquid Tongues», l’installazione video di Bogna Burska e Daniel Kotowski per la Polonia, che mostra il «Coro in Movimento», composto da persone udenti e sorde, intonare i canti delle balene immerso in una piscina, mentre nel padiglione della Romania Anca Benera e Arnold Estefan raccontano il genius loci del Mar Nero con «Black Seas-Scores for the Sonic Eye», con un’installazione polifonica composta da immagini, sculture, oggetti e suoni. 

La memoria personale, collettiva e sociale è la protagonista di «Through Golgota to Resurrection» dell’artista Predrag Đaković, racconto per immagini raccolte dall’artista nel padiglione Serbia, trasformato per l’occasione in un archivio della storia del XX Secolo. Più giocosa la proposta del Brasile, «Comigo-ninguém-pode», che prende il nome da una pianta ornamentale molto diffusa nel paese e considerata simbolo di protezione spirituale e unisce le opere di due artiste, Rosana Paulino e Adriana Varejão, in una narrazione carica di tensioni ma anche di ironia. La storia e le sue rovine hanno ispirato il padiglione Germania (uno dei più riusciti della Biennale), dove intorno al concetto di rovina hanno dialogato gli artisti Sung Tieu e Henrike Naumann, tra i mosaici della facciata che ripropongono la memoria di un dormitorio per lavoratori vietnamiti a Berlino (Sung Tieu) e gli oggetti scelti da Naumann per evocare una sorta di «archeologia del presente» con dolorosi riferimenti al dopoguerra tedesco. 

Altrettanto inquietante «Thing to come», la doppia installazione proposta da Maja Malou Lyse per il padiglione Danimarca dedicata alle banche dello sperma, che lancia un grido d’allarme sul continuo abbassamento della natalità nei paesi europei. Raffinato e originale il padiglione Francia, dove Yto Barrada propone «Comme Saturne», un racconto ispirato alla figura di Saturno, la divinità degli artisti che divora i propri figli, che l’artista mette in relazione con la tecnica tessile del dévoré, dove la materia viene corrosa. «Los Restos» dell’artista Oriol Vilanova, che da anni acquista cartoline postali nei mercatini di tutto il mondo per poi ordinarle per categorie, occupa tutte le pareti del padiglione Spagna

Poetica e rarefatta la proposta di Chiara Camoni: «Con te con tutto» per il Padiglione Italia, in cui l’artista ha collocato nella prima navata una serie di 24 sculture in ceramica di figure femminili, come divinità arcaiche e primigenie, mentre nella seconda ha costruito un paesaggio diviso tra diverse installazioni, dove la pratica della condivisione appare determinante per una narrazione plurale e cosmogonica. Infine, è difficile comprendere il casus belli legato al padiglione Russia, occupato dalla mostra «The tree is rooted to the sky», una collettiva di 18 artisti legata alla relazione tra musica popolare e silenzio, fiori e profumi, senza nessun riferimento apparente alla situazione internazionale. Per concludere molti dei padiglioni nazionali della 61ma Biennale di Venezia non sono «in tono minore» come il titolo della mostra internazionale, e valgono senz’altro una visita.

Ludovico Pratesi, 05 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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