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Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince

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Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince

Venezia oltre la Biennale: il Grand Tour delle mostre collaterali

Una selezione critica delle esposizioni più - e meno - riuscite tra fondazioni, musei e spazi storici veneziani

Ludovico Pratesi

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Ogni Biennale è il fulcro di una costellazione di mostre collaterali, a volte ospitate in luoghi e spazi mai aperti al pubblico. È il caso dell’Archivio di Stato di Venezia, dove l’artista indiana Dayanita Singh presenta «ARCHIVIO», una personale rigorosa e poetica curata da Andrea Anastasio, che riunisce una serie di fotografie in bianco e nero, scattate in Italia dalla fine degli anni Novanta. Un itinerario tra archivi, ambienti domestici, scorci di luoghi e persone legate all’artista, che concepisce l’archivio come una forma di catalogazione della memoria. Un pensiero simile alla pratica dell’iraniana Shirin Neshat, che presenta nelle sale di Palazzo Marin il progetto «Do U Dare!», sostenuto dalla galleria Lia Rumma e curato da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, che riunisce una trilogia di video recenti, girati tra i diversi ambienti delle comunità di immigrati di New York, attraversate da Nasim, una giovane donna iraniana. L’opera di Neshat è un viaggio attraverso le contraddizioni delle identità e le loro mercificazioni, con un linguaggio rigoroso e poetico.

Tra gli spazi monumentali dove l’antico dialoga con il contemporaneo spicca la Scuola Grande di San Rocco, che vede protagonista l’artista belga Jan Fabre, in dialogo con il ciclo di opere di Jacopo Tintoretto. La mostra «The Quiet Place», curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina, comprende tre sculture in bronzo dorato: «The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father)», «The Artist as a Stray Dog in His Basket» e «The Man Who Cuts the Grass», che si confrontano con la dimensione teatrale dei capolavori di Tintoretto. In due sale della Biblioteca Marciana le artiste italiane Monia Ben Hamouda e Lara Favaretto dialogano con il mondo del libro e della scrittura con due suggestive installazioni, «Fragments of Fire Worship» e «Momentary Monument – The Library», promosse dalla Fondazione Bulgari. Ben Hamouda presenta due sculture in neon rosso, ispirate all’idea di un alfabeto impossibile ma anche all’incendio che devastò la biblioteca nel 1532. Favaretto ha collocato una scaffalatura in acciaio che contiene una serie di libri, consultabili dai visitatori, dove l’artista ha inserito immagini tratte dal suo archivio personale, per riflettere sulla dimensione della lettura come momento condiviso.

Jan Fabre, The Man Who Cuts the Grass, 2026 Silicon bronze 60 x 140 x 70 cm (h x l x w); Photograph Andrea Rossetti

Palazzo Contarini Polignac ospita la collettiva di artisti internazionali «Still Joy - From Ukraine into the World», promossa dalla Victor Pinchuk Foundation, che riunisce opere di 22 artisti delle ultime generazioni, con diversi lavori site-specific di notevole interesse, tra i quali spicca l’opera dell’ucraina Zhanna Kadyrova - un’installazione di light boxes e piante - e il video dell’inglese Tacita Dean, dedicato all’artista ucraino Boris Mikhailov, filmato insieme alla moglie Vita nella sua casa. Da non perdere «Helter Skelter» alla Fondazione Prada, che mette a confronto le opere di due giganti dell’arte americana, Richard Prince e Arthur Jafa, in un dialogo serrato dai forti risvolti sociopolitici curato da Nancy Spector. Cinquanta opere che riflettono sulla storia e l’identità degli Stati Uniti, osservata «attraverso le lenti rifrangenti delle pratiche di appropriazione di Jafa e Prince» per dare vita ad «un’implacabile denuncia dell’America», sottolinea la curatrice.

Un’altra mostra impeccabile nella sua costruzione è la retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti, curata da Elena Geuna con il sostegno di Ben Brown Fine Arts allo SMAC Venice. Ottanta opere, suddivise in otto sezioni, raccontano tappa per tappa l’evoluzione del pensiero dell’artista «sciamano» attraverso diverse tipologie di opere, tra cui alcune molto rare, come «Corrimano» (1966), oltre a un’ottima selezione di opere realizzate con l’aiuto di ricamatrici afgane a partire dal 1971, come le «Mappe». Interessante anche la mostra dell’artista coreano Lee Ufan, curata da Jessica Morgan allo SMAC, che riunisce diversi dipinti, caratterizzati da un’estetica minimalista e rigorosa, e alcune installazioni, tra cui un’opera collocata sulla terrazza esterna, particolarmente efficace. Al terzo piano vale la pena dare un’occhiata anche alla sala di Marinella Senatore, «We Rise by Lifting Others», risultato di un workshop realizzato dall’artista con famiglie vulnerabili di Varsavia, Mestre e Palermo. A pochi passi dallo SMAC si trova il negozio Olivetti che ospita la mostra «Hybrids» di Leandro Erlich, curata da Marcello Dantes in collaborazione con il FAI e il sostegno di Galleria Continua, che riunisce venti sculture ibride - memorabili quelle ispirate alla Lettera 32 della Olivetti - collocate nello spazio progettato da Carlo Scarpa nel 1957 e gestito dal FAI.

Marina Abramović, «Transforming Energy», Gallerie dell'Accademia di Venezia

Il Museo Correr propone due progetti di arte contemporanea: il primo è «Spiral Economy: Charrière and Canova», curata da Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto, che mette in dialogo in maniera originale e suggestiva alcune sculture di Canova con installazioni multimediali dell’artista svizzero Julian Charrière, mentre l’installazione «Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico» di Bizhan Bassiri, curata da Chiara Squarcina e Bruno Corà, appare un filo troppo magniloquente e troppo vicina alle opere di Gino De Dominicis. Molto buona la selezione delle opere dell’artista inglese Jenny Saville a Ca’ Pesaro, curata da Elisabetta Barisoni con il sostegno di Gagosian, con un interessante ciclo di nuove opere realizzate per l’occasione. Meno convincente la personale di Marina Abramović, «Transforming Energy», curata da Shai Baitel alle Gallerie dell’Accademia, dove ad alcune opere storiche - «Imponderabilia» (1977), «Rhythm 0» (1974), «Light/Dark» (1977), «Balkan Baroque» (1997) e «Pietà (with Ulay)» (1983), collocata in dialogo con la Pietà di Tiziano (1575-76) - sono state accostate alcune installazioni interattive, decisamente meno significative.

Merita una visita anche «Waves», la collettiva curata da Sergio Risaliti e Cristiano Seganfreddo alla Casa Sanlorenzo, costruita come un dialogo tra maestri come Lucio Fontana, Alexander Calder e Fausto Melotti con sculture e disegni di Tony Cragg, in una riflessione sul significato delle onde sia in termini artistici che scientifici, grazie alla lettura di Ersilia Vaudo Scarpetta. I Magazzini del Sale ospitano le personali di due artisti di rilievo come il portoghese Pedro Cabrita Reis e l’indiana Nalini Malani, entrambe deludenti per ragioni diverse. Il primo presenta «XIV Steps», 14 grandi dipinti astratti legati al concetto di Via Crucis, che non hanno però la stessa forza di installazioni come «Field», realizzata nella chiesa di San Fantin nel 2022. La seconda propone «Of Woman Born», una «camera immersiva» realizzata con il sostegno del Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi, all’interno di un unico ambiente. L’opera appare dispersiva e poco comprensibile, a causa del ritmo troppo rapido di successione delle immagini sulle cortine in mattoni della Reale Società Canottieri Bucintoro.

Ludovico Pratesi, 09 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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