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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliIl Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto in un comunicato parla di «uno sguardo inedito sulla “storia sociale ed economica dell’Egitto nel corso dei secoli”», congratulandosi con un’équipe di ricercatori tedesco-egiziani che il 12 marzo ha annunciato il ritrovamento, nel sito di Atribi (il nome greco dell’antica città egizia di Tenth, situata nel Delta del Nilo, presso l’odierno centro di Benha), di 13mila nuovi ostraka, i frammenti di coccio utilizzati per la scrittura.
«Abbiamo trovato elenchi relativi alle tasse e alle consegne, brevi appunti sulle attività quotidiane, esercizi scolastici, testi religiosi e certificati sacerdotali che attestano la qualità degli animali da sacrificio. È proprio questo mix a rendere la scoperta così preziosa», afferma il professor Christian Leitz, dell’Università di Tubinga, condirettore della missione insieme a Mohamed Abdelbadia, del Consiglio Supremo delle Antichità egiziane. Dal 2003 gli specialisti stanno studiando analiticamente la straordinaria collezione custodita in questo antico sito dell’Alto Egitto.
Gli ostraca sono scritti in demotico (scrittura semplificata spesso utilizzata dall’amministrazione), ma anche in greco, arabo o copto, a seconda dell’epoca. I documenti più antichi identificati finora sono ricevute fiscali, stese in lingua demotica e risalenti al III secolo a.C. I più recenti sono invece etichette di contenitori redatte in lingua araba, databili tra il IX e l’XI secolo d.C. Tra le curiosità, un ostrakon riporta una conversazione scolastica in greco la cui traduzione potrebbe essere la seguente: «Ti ho scritto. Tu non mi hai scritto. Te l’ho detto. Tu non me l’hai detto (...)».
L’Università di Tubinga rileva inoltre la presenza di una sorta di oroscopi, ovvero previsioni di nascita basate sull’astronomia e sull’astrologia antiche. Secondo la rivista specializzata «Sciences et Avenir», alcuni frammenti descrivono anche attività quotidiane come «andare a prendere pietre per lo scriba» o «fare offerte al dio».
«Il numero elevato e in costante aumento di reperti è incoraggiante, ma ci pone anche delle sfide», ha dichiarato agli organi di stampa Christian Leitz, riferendosi al lento processo di digitalizzazione dei circa 43mila frammenti, un dato che secondo gli esperti costituisce un numero record di ostraka per un singolo sito archeologico. Il suo team non ha ancora finito il lavoro. Né ha esaurito le sorprese. «Ci attendiamo di trovare molti altri ostraca», assicura il professore. Situata a 200 chilometri da Luxor e a una decina dal Nilo, Athribis ospita i resti di uno dei più grandi templi egizi dell’epoca tolemaica.
Un ostrakon di Atribi con una conversazione scolastica in greco: «Ti ho scritto. Tu non mi hai scritto. Te l’ho detto. Tu non me l’hai detto. Perché non sei venuto? (...)». Foto: Tübingen Athribis Project
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