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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliIn Italia è vuota circa una casa su tre. Secondo gli ultimi dati Istat, le abitazioni non occupate sono 9,58 milioni su un patrimonio di 35,3 milioni di unità. Eppure la casa è tornata al centro del dibattito europeo con i nuovi Piani Casa, la crisi degli affitti e la crescente difficoltà di accesso all’abitare. Un apparente paradosso da cui prende avvio il Festival di Architettura Torino, in programma dal 7 al 9 luglio all’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo, costruito attorno a una domanda semplice e radicale: chi abiterà le case vuote? L’interrogativo ispirato a una riflessione di Ettore Sottsass non riguarda soltanto il riuso di un patrimonio edilizio inutilizzato, ma le trasformazioni profonde della società europea. Perché il problema dell’abitare oggi non è la mancanza di case in senso assoluto, ma il crescente disallineamento tra il patrimonio esistente e le nuove forme della domanda: nuclei familiari più piccoli, invecchiamento della popolazione, mobilità lavorativa, studenti e persone che vivono sole. Torino rappresenta un laboratorio particolarmente significativo. Tra il 2019 e il 2024 la città ha perso 4.714 abitanti, ma nello stesso periodo ha guadagnato 13.590 famiglie. Nei prossimi dieci anni, secondo le previsioni del CRESME, il capoluogo piemontese potrebbe perdere altri 12.209 residenti e contemporaneamente crescere di oltre 21.300 nuclei familiari. Meno persone, dunque, ma più domanda di case. A rendere ancora più evidente il paradosso sono i dati dell’edilizia pubblica: al bando per gli alloggi popolari del 2023 hanno partecipato 7.366 famiglie, mentre nel 2024 la città è riuscita ad assegnare soltanto 387 abitazioni. Numeri che raccontano una crescente difficoltà nel dare risposta a nuove povertà abitative e bisogni sempre più diversificati.
Per tre giorni l’Ex Mercato Ittico diventerà così un osservatorio sull’abitare contemporaneo attraverso talk, installazioni, mostre, laboratori e proiezioni. L’apertura del 7 luglio è affidata al direttore del CRESME Lorenzo Bellicini con il talk «Quante case servono? Quali case servono?», seguito dal keynote dell’architetto francese Umberto Napolitano, cofondatore di LAN (Local Architecture Network). La serata si conclude con una rassegna cinematografica dedicata al tema della casa, con film e documentari provenienti da Italia, Estonia, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito. L’8 luglio il Festival si sposta sul rapporto tra abitare e innovazione con il talk «Progetto dell’abitare e intelligenza artificiale», che mette a confronto Barbara Caputo, direttrice dell’Hub sull’Intelligenza Artificiale del Politecnico di Torino, Agostino Nickl della TU Delft e Andrea D’Antrassi di MAD Architects. A chiudere la giornata sarà il keynote di Raul Forsoni di UNStudio e la proiezione di Copan, il film dedicato all’iconico edificio residenziale progettato da Oscar Niemeyer a San Paolo. La giornata conclusiva del 9 luglio allargherà lo sguardo alle politiche europee dell’abitare. Sul palco si confronteranno Ezio Micelli, membro dell’Housing Advisory Board dell’Unione Europea, Michael Obrist del Politecnico di Vienna e Joan Cambronero Fernández, responsabile dell’area Urbanistica e Abitazione del Comune di Barcellona. L’ultimo keynote è affidato all’architetta catalana Anna Puigjaner, tra le voci più interessanti della riflessione contemporanea sulle nuove forme della vita domestica. Accanto agli incontri, il Festival propone la mostra dei progetti vincitori della call internazionale Future Homes Europe dedicata ai progettisti under 35, l’installazione partecipativa di Raffaele Salvoldi La fragilità della bellezza genera responsabilità, la mostra fotografica Costruire case, fare città, i fotoromanzi radicali del Gruppo Strum esposti al MoMA nel 1972 e una video installazione che prende come caso studio la città taiwanese di Taichung. L’appuntamento torinese si presenta come un laboratorio sulle trasformazioni sociali affrontando una questione destinata a ridisegnare le città europee dei prossimi decenni: quali forme di abitare, quali politiche e quali architetture saranno capaci di rispondere a una società che cambia più rapidamente delle case che ha costruito.
Jenny Dogliani
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