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I restauri in corso a San Lorenzo in Lucina, oltre l’angelo meloniano

Il ripristino dei capolavori esterni e interni della Basilica, dovrebbe terminare nella primavera 2026; resta l’anomalia della cappella del Crocifisso, di origine antica, dove si evidenziano trasformazioni contemporanee incontrollate

 

Letizia Riccio

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In una Roma affollata di turisti anche in pieno inverno, la Basilica di San Lorenzo in Lucina è un gioiello quasi dimenticato, tra la Fontana di Trevi e il Pantheon. Non durante questo fine settimana, però: nonostante le impalcature, dentro e fuori, e i teli che impediscono la vista dei capolavori, la chiesa è meta di un singolare pellegrinaggio. Una volta entrati, romani e turisti si dirigono con sicurezza (gli stranieri un po’ più ignari, ma seguono il flusso) verso l’ultima cappella in fondo a destra, glissando con indifferenza l’unico capolavoro ancora visibile e già restaurato, ovvero il Cristo Crocifisso (1637-38) di Guido Reni che sovrasta l’altare centrale. La meta della veloce visita è l’affresco contemporaneo (l’originale risale al 2000) che reca due angeli muscolosi, l’uno di fronte all’altro, a vegliare il busto di Umberto II di Savoia (1983, opera dello scultore bulgaro Kiril Todorov), la cui tomba si trova, però, in Francia, in quanto l’ultimo re d’Italia morì in esilio e suo figlio, Vittorio Emanuele, chiese di dedicargli uno spazio alla memoria nella capitale. L’interesse odierno del pubblico è, come noto, catturato dall’angelo di destra, molto somigliante all’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il restauro degli affreschi si era reso necessario a causa dell’umidità che ne aveva cancellato i tratti principali. Nel 2025, a quanto risulta da un cartiglio affisso sulla colonna sinistra della cappella, è stato terminato il restauro (ad opera del sacrestano ottantatreenne Bruno Valentinetti, come riportato dalle cronache, o di Stefano Zucchini, come scritto nel cartiglio della cappella, poco importa) di quello che ormai potremmo definire un affresco pop, collocato all’interno di uno dei siti storico-artistici più antichi e importanti della cristianità. Una coppia di volontari dei Cavalieri di Malta sorveglia i visitatori mentre inquadrano ripetutamente l’angelo di destra, poiché l’ambiente non è ben illuminato e le foto vengono sfuocate.

Molti altri restauri, all’interno e sulla facciata della Basilica di San Lorenzo in Lucina, sono ancora in atto; il termine previsto dei lavori dovrebbe essere in primavera, in aprile probabilmente, in coincidenza con le feste pasquali e con la maggiore affluenza di turisti. Al momento non è visibile la facciata della chiesa, composta da sei colonne in granito che fungono da ingresso al grande portico (anch’esso in buona parte coperto da teli e impalcature), tipico di tante chiese romane di origine protocristiana. All’interno, tutte le cappelle di sinistra sono interdette e coperte alla vista. In quest’area, sono presenti il Battistero settecentesco di Giuseppe Sardi, e, accanto, nella prima cappella, dedicata a San Carlo Borromeo, si intravede parte della pala d'altare “San Carlo porta in processione il chiodo della croce” (1618) del seguace di Caravaggio, Carlo Saraceni. Fra le cappelle di destra, visibile anche se non sempre ben illuminata, si trova la Cappella Fonseca, disegnata da Gian Lorenzo Bernini, con il busto del committente realizzato dallo stesso scultore. Questi sono alcuni dei capolavori conservati in San Lorenzo in Lucina, mentre si attende che i lavori siano terminati e le aree interdette siano di nuovo fruibili al pubblico.

Il restauro della Basilica è stato affidato all’impresa appaltatrice Fratelli Navarra, che ha condotto i lavori del ripristino, ad esempio, di piazza san Pietro, della Basilica di Sant’Antonio a Padova, del Castello Sforzesco di Milano; un curriculum che fa presumere che la Basilica di San Lorenzo in Lucina sia in ottime mani. Il cartello affisso dal MiC e dalla Soprintendenza Speciale di Roma dentro e fuori dalla chiesa, parla di “Verifica sismica ai fini della definizione degli interventi di miglioramento delle condizioni delle strutture; risanamento; restauro prospetto lato sinistro e ingresso monumentale; adeguamento illuminotecnico; restauro cappelle lato sinistro; restauro pulpito”. L’appuntamento è (si spera) per la primavera 2026, quando, a lavori conclusi, si potrà ammirare l’opera di un’equipe di restauratori professionisti. Resta l’anomalia della cappella del Crocifisso, dove troviamo una statua lignea, di derivazione michelangiolesca e risalente al 1590, accanto a un busto in marmo dell’ultimo re d’Italia inserito negli anni ottanta, il tutto circondato da affreschi realizzati da non professionisti alla fine del XX secolo, con riferimenti a personaggi contemporanei (ad esempio, Elettra Marconi, la figlia ultranovantenne dello scienziato Guglielmo); infine, dopo il restauro del 2025, appare un angelo dalla fisionomia strettamente attuale. Sotto il corpus della Basilica, si estende, invece, ancora tutta da esplorare, una zona molto antica, con resti di alcune insule romane e, probabilmente, anche della dimora di Santa Lucina, la matrona che accolse i primi cristiani. Al momento, l’accesso a queste aree è gestito dalla parrocchia, che le apre su richiesta specifica.

La cappella del Crocifisso nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, Roma

L'affresco con l'angelo che somiglierebbe a Giorgia Meloni, all'interno della Basilica di San Lorenzo in Lucina, Roma

L'altare in restauro della Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma

L'interno della Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, con i visitatori in fila verso la cappella del Crocifisso

La facciata in restauro della Basilica di San Lorenzo in Lucina, Roma

Letizia Riccio, 01 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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