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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliAda Lovelace torna a guardarci negli occhi. Lo fa attraverso tre piccoli, fragilissimi dagherrotipi, le uniche fotografie mai realizzate della matematica ottocentesca che anticipò l’informatica moderna. La National Portrait Gallery di Londra li ha appena acquisiti tramite Bonhams, portando nella sua collezione un tassello fondamentale della storia scientifica e culturale europea. Preziose immagini d’epoca, certo, ma anche un incontro diretto con una figura che per lungo tempo è esistita soprattutto nei testi, nelle lettere e nei ritratti dipinti. Ora, per la prima volta, Ada Lovelace (1815-1852) è presente «dal vivo» nella più importante collezione britannica di ritratti, fissata da un mezzo - la fotografia - che lei stessa considerava decisivo per il progresso della conoscenza umana.
L’operazione è avvenuta tramite vendita privata, una modalità sempre più centrale per i musei. Louise Williamson, consulente fiscale e patrimoniale di Bonhams, ha sottolineato come lo strumento consenta alle istituzioni pubbliche di acquisire opere di eccezionale valore grazie a un incentivo fiscale condiviso con i proprietari. Un equilibrio virtuoso tra interesse pubblico e patrimonio privato che, in questo caso, ha restituito alla collettività un’eredità unica. Due dei dagherrotipi sono attribuiti ad Antoine Claudet e risalgono al 1843, un anno cruciale nella vita di Lovelace. È proprio allora che pubblica il celebre articolo sull’Analytical Engine di Charles Babbage, corredato da tabelle che descrivono l’uso delle schede perforate per il calcolo dei numeri di Bernoulli, quello che oggi viene spesso definito il primo programma per computer. Nelle stesse pagine, Ada scrive che la macchina «non ha alcuna pretesa di creare qualcosa», una riflessione sorprendentemente moderna, letta da molti come un’anticipazione dei dibattiti sull’intelligenza artificiale.
Uno dei dagherrotipi di Antoine Claudet raffiguranti Ada Lovelace che la National Portrait Gallery ha acquistato in asta da Bonhams
Il dagherrotipo di Henry Wyndham Phillips raffigurante Ada Lovelace che la National Portrait Gallery ha acquistato in asta da Bonhams
Claudet, allievo diretto di Louis Daguerre, aveva aperto il suo primo studio londinese nel 1841, a pochi passi da St Martin-in-the-Fields. Era il fotografo prediletto di scienziati e inventori: da Babbage a Faraday, fino a Wheatstone. Non è difficile immaginare che sia stato proprio uno di loro a suggerire ad Ada di affidarsi al nuovo, rivoluzionario mezzo fotografico. Il terzo dagherrotipo racconta invece un momento molto diverso. È la riproduzione fotografica di un dipinto realizzato da Henry Wyndham Phillips nell’agosto del 1852, pochi mesi prima della morte di Lovelace. In quell’immagine, Ada appare seduta al pianoforte, visibilmente provata da una malattia che non le avrebbe lasciato scampo. Il volto è scavato, lo sguardo assente. Il marito William annotò nel diario che il dolore era tale da renderle difficile persino restare immobile, eppure rimase seduta affinché l’artista potesse ritrarle le mani.
La National Portrait Gallery ha definito l’acquisizione «un’occasione unica» per celebrare una visionaria del XIX secolo e ispirare le generazioni future. Un obiettivo reso possibile anche dal sostegno di Tim Lindholm e Lucy Gaylord Lindholm, attraverso gli American Friends of the National Portrait Gallery.
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