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Ida Barbarigo

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Ida Barbarigo

Ida Barbarigo, il ritorno della figura, da Richard Saltoun

La Richard Saltoun Gallery di Roma dedica una mostra a Ida Barbarigo, pittrice veneziana tra le voci più singolari della pittura italiana del Novecento. In Beyond the Figure sono riunite opere dagli anni Settanta ai primi Novanta, quando l’artista torna alla figura umana intrecciando autoritratto e mito classico in una pittura densa e visionaria.

David Landau

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La Richard Saltoun Gallery di Roma presenta Beyond the Figure, una mostra dedicata a Ida Barbarigo (Venezia, 1925 – 2018), figura appartata ma di grande intensità nel panorama della pittura italiana del secondo Novecento. L’esposizione, aperta dal 19 marzo al 12 maggio, si concentra su un nucleo di dipinti realizzati tra gli anni Settanta e i primi Novanta, periodo in cui la presenza della figura umana torna con forza al centro della sua ricerca.

La carriera di Barbarigo attraversa oltre mezzo secolo di storia artistica italiana e internazionale. Artista precoce, partecipò giovanissima alla Biennale di Venezia del 1942 e tornò a esporre nella manifestazione lagunare nel 1975, 1978 e 1995, testimonianza di una presenza intermittente ma costante nel dibattito artistico del tempo. Il periodo al centro della mostra romana coincide con una fase particolarmente intensa della sua pittura. Dopo anni di ricerca più sperimentale, Barbarigo reintroduce la figura come luogo di indagine psicologica e simbolica. Nei dipinti di questi anni compaiono autoritratti e soggetti mitologici ispirati all’immaginario greco-romano, ma lontani da qualsiasi dimensione narrativa o illustrativa.

Le figure emergono da fondi scuri e profondi, quasi come apparizioni. La materia pittorica, densa e stratificata, costruisce corpi che sembrano affiorare lentamente dalla superficie del quadro. È una pittura che lavora sulla soglia tra presenza e dissoluzione, tra identità e metamorfosi.

Lo storico dell’arte Jean Clair aveva individuato proprio in questa stagione uno dei momenti più significativi del lavoro dell’artista, includendo Barbarigo nell’edizione del centenario della Biennale di Venezia. In quei dipinti la figura non è più un semplice soggetto ma un dispositivo pittorico: un luogo in cui la memoria del mito e l’esperienza autobiografica si sovrappongono. La dimensione autobiografica attraversa in particolare gli autoritratti, che nella pittura di Barbarigo assumono una qualità quasi archetipica. Il volto dell’artista si trasforma progressivamente in una presenza simbolica, sospesa tra introspezione e allegoria.

Nel contesto della pittura italiana del secondo Novecento, la sua ricerca appare difficilmente classificabile. Lontana sia dalle tendenze concettuali sia dalle correnti neo-espressioniste degli anni Ottanta, Barbarigo sviluppa un linguaggio autonomo, costruito su un dialogo continuo con la tradizione pittorica europea e con la dimensione mitologica della cultura mediterranea.

La mostra romana si inserisce in un percorso di rinnovata attenzione istituzionale verso l’artista. Negli ultimi anni le sue opere sono state al centro di alcune esposizioni museali significative, tra cui quella al Museo Eremitani di Padova nel 2025 e la mostra a Palazzo Fortuny a Venezia nel 2016. Beyond the Figure offre quindi l’occasione di rileggere una fase cruciale della sua produzione, mettendo in luce una pittura che non si limita a rappresentare la figura ma la utilizza come campo di tensione tra memoria, identità e mito. In Barbarigo il corpo non è mai soltanto presenza: è una forma in continua trasformazione, capace di attraversare il tempo e la storia della pittura.

David Landau, 15 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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