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La facciata del British Museum

Foto: British Museum

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La facciata del British Museum

Foto: British Museum

Il British Museum toglie il termine «palestinese» da alcune mostre sul Medioriente

Nello scorso fine settimana «The Telegraph» aveva riferito che l’ente Uk Lawyers for Israel aveva scritto una lettera al direttore Nicholas Cullinan chiedendo la rimozione del termine

Roberto Mercuzio

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Dopo la richiesta di un gruppo filoisraeliano, a Londra il British Museum ha rimosso il termine «palestinese» da alcune delle sue mostre sul Medio Oriente, affermando che il termine era usato in modo impreciso e non è più storicamente neutro. Il quotidiano online «The Telegraph» (versione web del cartaceo «The Daily Telegraph») aveva riferito nel fine settimana che l’organizzazione Uk Lawyers for Israel (Uklfi), un gruppo di avvocati paladino dei diritti di Israele, aveva scritto una lettera a Nicholas Cullinan, direttore del museo, chiedendo la rimozione del termine, in particolare nei testi che si riferivano a determinati popoli come «di origine palestinese».

«L’uso retroattivo di un unico nome (Palestina) per l'intera regione per un periodo di migliaia di anni cancella i cambiamenti storici e trasmette una falsa impressione di continuità», ha scritto il gruppo, secondo quanto riportato. «Ciò ha l’effetto aggiuntivo di cancellare i regni di Israele e Giudea, emersi intorno al 1000 a.C., e di rappresentare falsamente le origini degli Israeliti e del popolo ebraico come provenienti dalla Palestina. La terminologia scelta nei punti sopra descritti implica l’esistenza di una regione antica e continua chiamata Palestina».

Già altre volte in passato il gruppo Uklfi è stato accusato di aver intrapreso azioni contro individui e istituzioni che avevano espresso sostegno alla Palestina. Nell’agosto dello scorso anno una denuncia legale contro il gruppo ha rimarcato «un apparente schema di corrispondenza vessatoria e giuridicamente infondata volta a mettere a tacere e intimidire gli sforzi di solidarietà con la Palestina».

In un’altra occasione l’attività di «advocacy» del gruppo aveva preso di mira un museo specifico. Dopo che la Whitworth Art Gallery di Manchester, in Inghilterra, aveva esposto un’opera del gruppo di ricerca Forensic Architecture accompagnata da una dichiarazione di solidarietà a sostegno della Palestina, l’Uklfi aveva chiesto l’espulsione del direttore del museo, Alistair Hudson. Il dirigente era stato quindi invitato ad andarsene e aveva immediatamente lasciato il suo incarico, in quelle che un’ente di addetti ai lavori di settore aveva definito «dimissioni forzate».

La lettera al British Museum sembra aver già portato ad almeno un cambiamento. Il Telegraph ha riferito che tale cambiamento è stato apportato a una mappa del Nuovo Regno che in precedenza descriveva le forze egiziane come «dominanti in Palestina». In un altro esempio, «è stato concordato che il termine “discendenza palestinese” sia stato modificato in “discendenza cananea” nel pannello dedicato agli Hyksos», come si legge nell’articolo di «The Telegraph».

Un portavoce del museo ha dichiarato in un comunicato: «Per le gallerie del Medio Oriente che espongono mappe delle antiche regioni culturali, il termine “cananeo” è pertinente per il Levante meridionale nella seconda metà del secondo millennio a.C. Utilizziamo la terminologia delle Nazioni Unite sulle mappe che mostrano i confini moderni, ad esempio Gaza, Cisgiordania, Israele, Giordania, e ci riferiamo a “palestinese” come identificatore culturale o etnografico, ove appropriato».

Il portavoce del museo ha riferito agli organi di stampa che le modifiche erano state apportate lo scorso anno, prima della lettera dell’Uklfi. L’articolo di «The Telegraph» non precisa quando l’Uklfi abbia inviato la lettera a Cullinan. Sebbene non sia chiaro quante modifiche siano state apportate ai testi esposti nel museo, l’Uklfi ha accolto l’articolo del Telegraph come una vittoria.

«Accogliamo con favore la disponibilità del British Museum a rivedere e modificare la terminologia che oggi è imprecisa o che può trasmettere un significato errato, ha dichiarato l’Uklfi in un comunicato. Il risultato del test condotto sul pubblico, secondo cui il termine “Palestina” in alcune circostanze non è più significativo, è rilevante e dovrebbe essere preso in considerazione da altri musei e istituzioni culturali. I musei svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione pubblica ed è essenziale che le descrizioni riflettano la documentazione storica con precisione e neutralità. Queste modifiche sono un passo importante per garantire che i visitatori ricevano una comprensione accurata dell’antico Vicino Oriente».

Ulteriori cambiamenti sono previsti nell’ambito del programma di ristrutturazione e riorganizzazione a lungo termine del museo, e saranno attuati nei prossimi anni.

Roberto Mercuzio, 16 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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