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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliNel 2028 Il Metropolitan Museum of Art di New York assumerà la proprietà e la gestione della Neue Galerie, il museo di arte moderna tedesca e austriaca sulla Fifth Avenue, poco distante dal Met, fondato nel 2001 dal miliardario imprenditore della cosmesi Ronald Lauder. La notizia arriva due settimane prima della chiusura della Neue Galerie, prevista il 27 maggio, per lavori di ristrutturazione. Riaprirà in autunno, in tempo per festeggiare, a novembre, i 25 anni. Per guidare la fusione i due musei istituiranno un comitato consultivo congiunto, di cui Lauder assumerà inizialmente la presidenza. L’imprenditore e la figlia Aerin Lauder Zinterhofer sosterranno inoltre un fondo per finanziare la cura e la conservazione a lungo termine della Neue Galerie.
Il museo, che occupa i sei piani della William Starr Miller House, un edificio in stile Beaux-Arts all’angolo tra la Fifth Avenue e l’86ma Strada, avrà un nuovo nome, diventando la Met Ronald S. Lauder Neue Galerie, ma la collezione composta da circa seicento opere, valutata dal «Wall Street Journal» intorno al miliardo e mezzo di dollari rimarrà in situ, arricchendosi del dono di altri 13 lavori di Otto Dix, George Grosz, Christian Schad e Gustav Klimt («Il cappello di piume nero», 1910) di Gustav Klimt provenienti dalle collezioni private di Ronald e Aerin Lauder. La nuova Neue proseguirà la sua consueta programmazione e verrà mantenuto anche il ristorante in stile viennese, il Café Sabarsky intitolato al mercante d’arte con cui Lauder aveva ideato la Neue Galerie, scomparso cinque anni prima della sua inaugurazione.
La fusione con la Neue Galerie amplierà dunque notevolmente il patrimonio del Metropolitan di arte austriaca e tedesca dei primi del ’900, portando nella sua collezione permanente l’eccezionale serie di opere di Klimt, tra cui lo scintillante «Ritratto di Adele Bloch-Bauer I» (1907), Egon Schiele, Gabriele Münter, Oskar Kokoschka, Ernst Ludwig Kirchner, Max Beckmann, Josef Hoffmann e altri.«La Neue Galerie è una delle icone della storia dell’arte, siamo incredibilmente entusiasti», è il commento a caldo di Max Hollein, direttore e ceo del Met, austriaco di nascita e con un passato ventennale di amministratore proprio della Neue. La donazione, ha sottolineato Hollein, colma un’enorme lacuna nelle collezioni del Met relative a quest’epoca: «Se nel 1900 si andava a Vienna o nel 1920 a Berlino, ci si trovava nell’epicentro degli sviluppi dell’arte moderna, e Ronald lo aveva compreso profondamente. È un dono di enorme generosità».
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