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Giulia Moscheni
Leggi i suoi articoliCollocato alle pendici del Monte Gonare, Orani è un piccolo paese della Sardegna centrale nel cuore della Barbagia. Fitto di colline dolci e terra rossa, accoglie entro i propri confini la sorgente Su Càntaru. Proprio in questo contesto, nel 1995, ha preso vita il Museo Nivola, dedicato all’opera dello scultore sardo Costantino Nivola, omaggiato attraverso un edificio che unisce la bellezza naturale della campagna sarda con l’arte contemporanea. Il legame che il Museo intrattiene con la scultura è intrinseco alla sua stessa natura, proprio perché radicato nella sua origine: la struttura è stata ricavata dall’antico lavatoio del paese, ricordato come un luogo di socialità, prima ancora che di utilità. Questo lavatoio, con la sua forma, che richiama quella di una chiesa a navata unica, non solo rappresenta una memoria storica ma, nel tempo, si è rivelato un ambiente estremamente duttile e flessibile: ogni mostra è in grado di rivelarne un aspetto nuovo e inaspettato.
Scandito da grandi finestre ad arco che si affacciano sul parco circostante, il lavatoio-museo è protagonista del nuovo ciclo di mostre, a partire da maggio e fino al 2026. La nuova programmazione, curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, segna il 35mo anniversario della Fondazione Nivola e i 30 anni del Museo. «Per festeggiare l’anniversario del museo, dichiarano i curatori, abbiamo scelto di concentrarci su un tema che è al centro della sua mission, quello della scultura, filone operativo cruciale nel percorso di Costantino Nivola, ma anche filo conduttore di esperienze di grande rilievo nello scenario attuale. Con le mostre di Nathalie du Pasquier, Mona Hatoum e Hannah Levy abbiamo scelto di esplorare tre diverse dimensioni della scultura contemporanea, toccando i temi del suo rapporto con la pittura e l’architettura, le sue implicazioni politiche e identitarie, le sue valenze suggestive e simboliche, attraverso il lavoro di tre artiste di primo piano in campo internazionale».
Il programma prende il via il 17 maggio con la mostra «Nathalie Du Pasquier, Volare, Guardare, Costruire» (fino al 15 settembre). Conosciuta a livello internazionale e considerata figura di riferimento del movimento Memphis, con «Volare vedere costruire» Nathalie du Pasquier (Bordeaux, 1954) trasformerà l’ambiente del Museo Nivola ridisegnandolo mediante pareti dipinte e strutture architettoniche in legno, esplorando in questo modo il rapporto tra pittura, architettura e spazio. Il progetto svilupperà tre sezioni tematiche che rifletteranno il suo percorso artistico, omaggiando gli oltre quarant’anni di carriera dell’artista. La mostra presenterà alcuni dei suoi dipinti più significativi, dalle opere neoespressioniste degli anni Ottanta alle enigmatiche figurazioni successive, fino alle geometrie di ispirazione neocostruttivista. Ogni opera sarà in continuo dialogo con lo spazio che si estenderà anche all’esterno, mettendo in comunicazione l’arte con il paesaggio naturale che circonda il museo.
Diverse per background e modalità espressive saranno invece le partecipazioni di Mona Hatoum (Beirut, 1952) e Hannah Levy (New York, 1991). Mona Hatoum, figura di riferimento nel panorama dell’arte contemporanea, è nota per la sua capacità di trasformare oggetti di uso quotidiano in elementi carichi di tensione e significati politici. Le sue opere, spesso caratterizzate da un’ambiguità sottile, giocano sul contrasto tra familiare e minaccioso, evocando un senso di inquietudine e riflessione critica. Il progetto che Nathalie du Pasquier presenterà al Museo Nivola consisterà in un’installazione site specific, concepita durante una residenza a Orani, in cui l’artista ha utilizzato materiali locali e tecniche artigianali sarde. L’opera rifletterà un dialogo tra dimensioni politiche e personali, intrecciandosi profondamente con il contesto culturale e geografico del luogo. Questi progetti non solo riflettono la grande scultura contemporanea ma ribadiscono anche l’impegno del Museo nel creare un dialogo tra la Sardegna e la scena internazionale.

Mona Hatoum, «Cage for One», 2022. © Mona Hatoum. Foto © White Cube (Theo Christelis)

Hannah Levy, «Untitled», 2024. Courtesy of Massimo De Carlo. Foto: Robert Glowacki