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Johannes Bosisio, «Micro Series», 2024

Foto: Luca Meneghel. Courtesy dell’artista e Galleria Doris Ghetta

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Johannes Bosisio, «Micro Series», 2024

Foto: Luca Meneghel. Courtesy dell’artista e Galleria Doris Ghetta

Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese come spazio relazionale

Tre mostre, da metà aprile a dicembre, con opere di Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Dimitri Morandini prima, Marinella Senatore a seguire, Erik Saglia e infine Jacopo Dimastrogiovanni

Alessia De Michelis

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Ad aprire la nuova stagione del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese (Tn) è «Performa Cavalese» (15 aprile-3 maggio), progetto che trasforma il museo in uno spazio dinamico di sperimentazione e incontro. Ispirato alla biennale newyorkese «Performa», il format prevede la partecipazione di tre artisti trentini, Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Dimitri Morandini, chiamati a presentare opere e attivazioni partecipative tra workshop, talk e performance, con il sabato come momento di confronto diretto con il pubblico.

L’intero programma, curato dalla direttrice Elsa Barbieri, si fonda sull’idea di museo come spazio relazionale, capace di generare legami tra artisti, territorio e comunità. Un’impostazione che prosegue idealmente il percorso avviato con la mostra di Marinella Senatore, «There is so much we can learn from the sun» (fino al 6 aprile), e che punta a consolidare Cavalese come laboratorio attivo di pratiche contemporanee, dove partecipazione e identità locale diventano strumenti di ricerca condivisa.

Sarà poi la personale «Fly-by» di Erik Saglia (20 giugno-18 ottobre) a indagare lo spazio come campo di attraversamento. Ispirandosi al lessico dell’astronautica, Saglia rielabora la griglia modernista trasformandola in un dispositivo immersivo e instabile, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza percettiva stratificata. Le opere, realizzate interamente a mano e integrate da interventi site specific, attivano l’architettura del museo come parte integrante del lavoro.

Con «Festina lente», in programma dal 5 dicembre, Jacopo Dimastrogiovanni chiude l’anno espositivo con un progetto che intreccia memoria e responsabilità. Partendo da una pala seicentesca attribuita a Pietro Ricchi, a lungo marginalizzata, l’artista sviluppa una riflessione sul destino del patrimonio culturale, proseguendo la serie «Iniuria»: la pittura diventa così strumento di riattivazione critica e simbolica.

Jacopo Dimastrogiovanni, «Sono qua (Tribute to Guercino)», 2020

Erik Saglia, «Ljiraq, manifesti satellite», 2025. Courtesy dell’artista e Thomas Brambilla Gallery

Alessia De Michelis, 23 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese come spazio relazionale | Alessia De Michelis

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